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Trattamento dei dati personali – informativa ex art.13 DLgs. 196/2003

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Trattamento dei dati personali – Consenso ex artt. 23,24,25 DLgs. 196/2003

Il sottoscritto, dato atto di avere ricevuto l'informativa prevista all'art. 13 del DLgs. 196/2003 in materia di tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali, espressamente garantisce il suo consenso ai sensi degli articoli 23, 24, 25 del summenzionato decreto (inclusivo di raccolta, registrazione, organizzazione, conservazione, elaborazione, modificazione, selezione, estrazione, raffronto, utilizzo, interconnessione, blocco, comunicazione, diffusione, cancellazione, distruzione) secondo i termini della summenzionata informativa e nei limiti ivi indicati, dei propri dati personali acquisiti o che saranno acquisiti in futuro dall'UNI.

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La X Commissione della Camera dei Deputati ha approvato oggi in sede legislativa la proposta di legge “Disposizioni in materia di professioni non organizzate” (già A.C. 1934-B) definendo quindi la disciplina delle professioni non organizzate in ordini o collegi, cioè di tutte quelle attività economiche volte alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitate abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, con esclusione delle attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell’articolo 2229 del Codice Civile, delle professioni sanitarie e delle attività e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinati da specifiche normative.

La nuova legge promuove l’autoregolamentazione volontaria e la qualificazione dell’attività dei soggetti che esercitano le professioni di cui sopra anche indipendentemente dall’adesione ad un’associazione. Stabilisce infatti che l’esercizio della professione è libero e fondato sull’autonomia, sulle competenze e sull’indipendenza di giudizio intellettuale e tecnica, nel rispetto dei principi di buona fede, dell’affidamento del pubblico e della clientela, della correttezza, dell’ampliamento e della specializzazione dell’offerta dei servizi, della responsabilità del professionista.

L’articolo 6 “Autoregolamentazione volontaria” dà piena applicazione al principio di sinergia tra legislazione e normazione tecnica, affermando che la qualificazione della prestazione professionale si basa sulla conformità a norme tecniche UNI. Sebbene la legge non renda obbligatorio il rispetto delle norme UNI, i requisiti, le competenze, le modalità di esercizio dell’attività e le modalità di comunicazione verso l’utente individuate dalle stesse costituiscono principi e criteri generali che disciplinano l’esercizio autoregolamentato della singola attività professionale e ne assicurano la qualificazione.

L’articolo 9 “Certificazione di conformità a norme tecniche UNI” - infine – stabilisce il principio (del tutto coerente con quelli sui quali si basa la normazione volontaria) che le associazioni professionali e le loro forme aggregative collaborino all’elaborazione delle norme UNI relative alle singole attività professionali, partecipando ai lavori degli organi tecnici o inviando all’UNI i propri contributi nella fase dell’inchiesta pubblica, al fine di garantire la massima consensualità, democraticità e trasparenza.

Per Piero Torretta, Presidente UNI: “Fare trasparenza e collaborare alla definizione di un quadro disciplinare semplice e adeguato è lo scopo principale della normazione tecnica volontaria. La funzione della norma tecnica infatti, nello specifico campo delle professioni, è quello di definire in modo chiaro, univoco, misurabile i requisiti e le caratteristiche (conoscenza, abilità, competenza, aggiornamento) che un professionista deve avere e garantire di mantenere per poter svolgere bene il proprio lavoro, a tutela sia della sua professionalità e riconoscibilità, ma soprattutto a garanzia e tutela dell’utente consumatore per l’utilità ed il vantaggio che da tale professionalità potrà ricavare”.

La qualificazione delle professioni è da anni al centro delle attenzioni del sistema economico, politico e sociale dell’Italia e dell’Unione Europea, ma anche degli enti di normazione. L’evoluzione delle attività economiche, il trasferimento delle conoscenze e delle competenze all’interno del mercato unico europeo, in assenza di strumenti terminologici che consentano di caratterizzare in modo univoco le molteplici attività professionali, pongono il problema del “mutuo riconoscimento” e, prima ancora, della “riconoscibilità” delle professioni, a vantaggio dell’evoluzione della società dei servizi, del trasferimento delle competenze, della tutela dei lavoratori. Negli ultimi anni - infatti - in ISO, CEN e UNI sono nate numerose iniziative di qualificazione di attività professionali (alcune direttamente collegate ad aspetti tecnologici, altre relative a professioni per nuovi bisogni) che hanno portato alla definizione di un consistente pacchetto di norme UNI già esistenti e di altre in lavorazione.

Conclude Torretta: “Sono diverse centinaia le professioni non riconosciute in Italia. Per tutti però si può applicare il medesimo modello di definizione dei requisiti, delle competenze, delle modalità di esercizio dell’attività, delle modalità di comunicazione verso l’utente, dell’obbligo dell’aggiornamento e della formazione continua e infine della certificazione da parte di un ente terzo accreditato. Per molte, si può immaginare che il “riconoscimento” possa passare da un modello di autoregolamentazione volontaria di libera iniziativa del mercato”.

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