Il cuore del sistema: la gestione del consenso
L’approvazione consensuale di progetto prevede diverse forme di regolamentazione per assicurare che la norma finale corrisponda alle aspettative condivise del mercato. Spieghiamo in queste pagine perché l’approvazione non può essere a maggioranza semplice e come, in certi casi, deve essere di almeno 65-70% delle parti interessate che esprimono la propria posizione. Ma si spera sempre di raggiungere il 100% perché la normazione non è una democrazia parlamentare ma vuole tendere alla democrazia assoluta. Come si ricorderà, nel primo articolo di questa rubrica si introduceva la norma tecnica quale frutto del consenso di coloro che partecipano ai lavori, ovvero di tutte le parti economico/sociali interessate, secondo un iter di approvazione noto. La consensualità è la modalità di approvazione dei contenuti tecnici delle norme, da parte delle parti coinvolte, nelle diverse fasi che costituiscono il processo di elaborazione dei progetti di norma. È un concetto che si avvicina alla maggioranza assoluta, frutto della mediazione e della dimostrazione tecnico-scientifica della validità degli argomenti sostenuti in discussione.Si affermava che la capacità di ricerca del consenso è la professionalità che maggiormente qualifica gli Enti di Normazione, ma è anche il compito più difficile, ovvero quello che richiede più tempo e spesso causa ritardi nell’emanazione delle norme. Infatti, finché non si trova il consenso delle parti, la norma non può essere finalizzata. Si ricordava che la consensualità della normazione si applica in tutte le fasi del processo, coinvolgendo dimensioni diverse, valide per tutti i livelli nazionale (UNI), europeo (CEN) ed internazionale (ISO): - la programmazione dei lavori;
- l’elaborazione dei contenuti;
- la verifica della bontà dei progetti di norma e la raccolta di contributi esterni al sistema di normazione per mezzo del meccanismo dell’inchiesta pubblica;
- la ratifica finale dei progetti di norma per la pubblicazione.
Ciò giustifica l’arduo lavoro degli Enti di Normazione, che riescono a trovare il punto di equilibrio nell’accordo fra le parti e procedere passo-passo alla stesura finale della norma. E’ inevitabile che questo processo costi fatica e tempo, proprio per garantire che il documento immesso sul mercato rappresenti lo stato dell’arte da tutti i punti di vista, e che possa costituire un documento di riferimento universalmente riconosciuto. Ma concretamente, quali modelli di consenso vengono applicati in UNI, CEN e ISO? Che cosa dicono i regolamenti ufficiali in materia? Dal punto di vista teorico, è chiaro che il consenso è un concetto che si avvicina molto di più alla maggioranza assoluta, rispetto ad una maggioranza semplice; quindi, numericamente parlando, ci si aspetta più un’approvazione di oltre il 75% piuttosto che un 50%+1 dei presenti. Inoltre, spesso si parla di maggioranza "qualificata", ovvero lavorando in un mondo basato sulle rappresentanze, appare chiaramente che l’introduzione di valori di importanza diversi a chi esprime un proprio parere possa risultare necessario. Per esempio, una singola azienda dovrebbe avere un peso diverso di un’associazione di categoria, o nella dimensione internazionale, un Paese grande dovrebbe "contare" di più di un Paese piccolo. Bisogna poi considerare che le valutazioni vanno contestualizzate; a seconda dell’argomento potrebbe essere necessario porre delle condizioni alle fasi di approvazione, assicurando il consenso assoluto delle parti principali costituenti la filiera produttiva. Il regolamento delle Commissioni Tecniche UNI (file: pdf; size: 418 Kb) recita che "le decisioni prese in riunione devono essere il risultato del consenso dei componenti. (…) nell’impossibilità di raggiungere un ampia maggioranza, le decisioni vengono assunte dall’Organo Tecnico superiore. (…) Nei resoconti di riunione devono essere indicate con chiarezza le decisioni prese e gli esiti delle votazioni, riportando gli eventuali motivi di disapprovazione da parte dei dissenzienti". Al pari, il regolamento della Commissione Centrale Tecnica UNI dice che "il Presidente deve fare tutto il possibile per arrivare a decisioni unanimi. Se l’unanimità su un argomento non può essere raggiunta, il Presidente deve tentare di ottenere il consenso più ampio possibile". È chiaro quindi che a livello nazionale si è scelto di avvicinarsi il più possibile alla maggioranza assoluta. A livello CEN e a livello ISO la cose funzionano in modo un po’ diverso in quanto, oltre a richiedere un elevato livello di approvazione nelle fasi di elaborazione negli Organi Tecnici, e quindi principalmente in riunioni dove partecipano rappresentanti delle parti interessate, è necessario anche ricevere l’approvazione da parte dei Membri, ovvero degli Organismi di Normazione che rappresentano i diversi Paesi. In particolare, in ambito europeo, per la fase finale di approvazione, costituita dal cosiddetto "voto formale", si ricorre ad un modello matematico di consenso abbastanza complesso. In quel momento infatti, tutti i 28 Membri CEN hanno l’obbligo di esprimere il proprio voto (Approvazione, Disapprovazione, Astensione). Il conteggio avviene per mezzo di una somma ponderata, dove i Paesi più grandi contano di più, sulla base dei parametri del Trattato di Nizza: Francia, Germania, Italia e Regno Unito valgono 29, Spagna e Polonia 27, e poi si scende subito a 12 con i Paesi Bassi, fino ad arrivare a 3 con Malta. L’influenza di 6 Membri CEN è quindi molto importante e l’Italia ha un peso in Europa che impone agli altri "grandi" di considerarci con rispetto. Il progetto di norma viene approvato se il conteggio ponderato dei SI raggiunge il 71% o più del totale. Questo è quindi il modello di consenso in Europa. In ambito internazionale non esiste il concetto di voto ponderato, quindi la Cina o gli Stati Uniti contano quanto l’Italia o la Colombia, però è stato introdotto il concetto di Membro P (Partecipante) che è il Membro che ha il diritto e l’obbligo di voto. Questa dichiarazione di partecipazione da parte degli oltre 100 Organismi di normazione membri ISO deve essere fatta per ogni singolo Comitato Tecnico, ovvero per ogni argomento di interesse, per cui i Paesi più grandi, che hanno un’economia più differenziata e che dispongono di maggiori risorse, generalmente hanno la possibilità di partecipare in un alto numero di Comitati Tecnici. Con questo approccio, risultano più coinvolti in ISO gli Stati Uniti, la Germania, la Francia, il Regno Unito, il Giappone e, subito dopo, l’Italia. Nella fase di "voto formale", il progetto di norma viene approvato se il conteggio dei SI raggiunge il 66,6% del totale (2/3) e se il conteggio dei NO non supera il 25% del totale (1/4), tenendo in considerazione che possono esprimersi sono i Membri P, e che tra questi eventuali estensioni vengono scartate. Questo è quindi il modello di consenso a livello internazionale. |