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ABC della Normazione

Le diverse forme di pubblicazione normativa

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza tra le diverse forme di pubblicazioni normative che l’UNI è in grado di offrire al mercato nazionale dall’inizio del 2004. Ma non era forse più semplice quando c’erano solo le norme, invece di introdurre specifiche tecniche e rapporti tecnici? E le linee guida dove si pongono? Per non parlare dei Workshop... Cominciamo a dare alcune risposte.

Come già ampiamente descritto in questa rubrica, con il termine “norma tecnica” si individua un documento che specifica caratteristiche di prodotti e di servizi, redatto su base consensuale di parti interessate ad applicarlo volontariamente. Nel corso degli ultimi anni, inizialmente in sede internazionale ISO ed europea CEN, e all’inizio del
2004 anche in UNI, si sono delineate delle nuove forme di pubblicazioni normative, con l’obiettivo di rispondere alle esigenze del mercato.
Mettendo inizialmente da parte le singole definizioni delle nuove forme introdotte, si possono individuare genericamente i seguenti elementi che caratterizzano le norme.
Principalmente, il contenuto, frutto della conoscenza fornita dagli esperti dei Comitati Tecnici che, con il proprio supporto volontario, definiscono la rappresentazione dello stato dell’arte. Il contenuto è caratterizzato generalmente da un parte descrittiva in forma testuale, ma si ricorre spesso a formule, prospetti e figure, e talvolta anche a fotografie.
Poi vengono gli aspetti formali, conseguenti all’applicazione delle regole della normazione da parte delle segreterie tecniche, checaratterizzano il valore aggiunto dagli enti di normazione. Oltre a dare una struttura all’espressione del contenuto, per esempio mediante il ricorso ad un’articolazione in capitoli ed appendici, ci si preoccupa di realizzare
le copertine, le premesse ed i riferimenti normativi.
Fondamentale risulta il processo di elaborazione, evidenziato dal grado di consensualità raggiunta, in termini di allargamento della base di confronto e delle regole utilizzate per l’approvazione. Così si possono avere fasi successive di approvazione, da un Gruppo ristretto di esperti ad una Commissione di delegati in rappresentanza delle parti del mercato, da inchieste allargate al pubblico esterno a voto formale da parte di Stati membri, che interpretano il consenso
talvolta quale unanimità, maggioranza assoluta o varie forme percentuali di calcoli semplici o ponderati.
Le norme si possono anche classificare sulla base della caratteristica che viene unificata e si hanno allora norme terminologiche, norme che descrivono processi, metodi di calcolo, metodi di prova, norme che caratterizzano i prodotti su base prestazionale oppure su aspetti dimensionali. E così si potrebbe “normare” una sedia de-scrivendone
gli elementi che la compongono, oppure illustrandone il processo produttivo, o fornendo le formule di calcolo per
progettarla, o ancora stabilendo le metodologie per sottoporla a verifiche, o infine, più semplicemente, indicandone le misure per realizzarla.
Infine, ma non ultimo, le norme si distinguono per il livello di cogenza che introducono.
Pur rimanendo nella sfera dell’applicazione volontaria, tralasciando quindi i casi in cui norme tecniche costituiscono dei riferimenti per il legislatore, le forme verbali introdotte nei testi delle norme conferiscono diversi livelli di implicazione da parte degli utilizzatori. Non ha ovviamente lo stesso significato una norma che utilizza la forma prescrittiva del “deve” rispetto a quella che impiega la raccomandazione “dovrebbe”; così come non è la stessa cosa fare riferimento specifico ad un’altra norma rispetto a citare la “prassi in uso corrente”. Il contenuto della norma può lasciare più o meno alcuni gradi di variabilità e di discrezionalità da parte di chi la applica; è la differenza che esiste tra affermare che “lo spessore della trave deve essere di 5 mm” o “la trave deve essere in grado di resistere ad un carico di 100 N”, oppure “la trave sotto sforzo, nelle condizioni d’uso previste, deve garantire l’incolumità delle presone”. È così che alcune norme sono
redatte sotto forma di linea guida, e ciò spesso è evidenziato dal titolo che inizia proprio con “Linea guida per...”.
Non esiste una classificazione codificata delle norme secondo gli elementi sopra descritti, anche se, spesso, combinando il titolo, il sommario e la premessa, si riesce ad individuare di che tipologia di norma si tratta e da chi è stata approvata. La forma più chiara dichiarata in fase di approvazione è se si tratta di una norma tecnica, di una specifica tecnica o di un rapporto tecnico, perché queste sono le tre forme di pubblicazione esistenti in ISO, CEN ed UNI. Tutte sono caratterizzate da un’elaborazione condotta nell’ambito delle strutture tecniche tradizionali (Organi Tecnici quali le Commissioni ed i Gruppi di lavoro).

La Norma tecnica nazionale (UNI) è un documento tecnico ad applicazione volontaria:

  • elaborato e pubblicato sulla base di una specifica procedura UNI;
  • messo a punto consensualmente da tutte le parti interessate che svolgono attività a livello nazionale;
  • che rappresenta lo “stato dell’arte” di pro-dotti,
    processi e servizi.

La Specifica tecnica nazionale (UNI/TS) è un documento tecnico ad applicazione volontaria:

  • elaborato e pubblicato sulla base di una specifica procedura UNI;
  • messo a punto consensualmente da parti interessate che svolgono attività a livello nazionale;
  • che rappresenta uno “stato dell’arte” non ancora consolidato di prodotti, processi e servizi;
  • che viene sottoposto ad un periodo di verifica della validità.


Il Rapporto tecnico nazionale (UNI/TR) è un documento tecnico a carattere informativo ad applicazione volontaria:

  • elaborato e pubblicato sulla base di una
    specifica procedura UNI;
  • messo a punto da parti interessate che svolgono attività a livello nazionale;
  • che descrive prodotti, processi e servizi.


È quindi chiaro che l’elemento che differenzia maggiormente le forme di pubblicazione normative sono il livello di consensualità raggiunta da tutte le parti interessate nella definizione condivisa dello stato dell’arte, sulla base delle conoscenze acquisite e dell’esperienza maturata. Si ricorre così alle norme tecniche quando non ci sono difficoltà
di rappresentare all’unanimità ed univocamente lo state dell’arte; si preferirà una specifica tecnica al fine di consentire un periodo di applicazione e di verifica della conoscenza; si dovrà optare per un rapporto tecnico per fare cultura normativa e descrivere diversi approcci e prassi in uso.





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