Se l’ambiente costruito, il modo in cui viene pianificato, progettato e successivamente gestito/mantenuto influenza la condotta, le attitudini e le scelte di chi lo utilizza, l’impatto di questo sulla criminalità, nei sui diversi tipi, e sulla paura del crimine è potenzialmente di grande interesse ai fini della prevenzione. Partendo dalla constatazione che in Europa un sempre maggiore numero di autorità locali o regionali si stanno ponendo il problema e chiedono che vengano adottati principi verificabili di pianificazione e progettazione tali da contribuire a scoraggiare aggressioni, furti, atti di vandalismo o altri crimini, l’ente normatore europeo (CEN) ha creato alcuni anni fa un comitato tecnico con lo specifico compito di redigere delle norme che trattassero questo argomento. Il lavoro sta ora dando i suoi frutti. Una prima norma è stata pubblicata ed altre seguiranno a breve. Fanno tutte parte della serie ENV 14382 sulla prevenzione del crimine tramite la pianificazione urbanistica e la progettazione degli edifici. Dal gennaio 2004 è disponibile la parte 2 sulla “pianificazione urbanistica”; seguiranno la parte 1, dedicata alla “terminologia”, la Parte 3 “residenze” e la parte 4 sugli “uffici e negozi”. La ENV 14382-2 combina prescrizioni relative alle strategie e alle misure che possono essere prese per prevenire e ridurre il crimine in un dato ambiente a prescrizioni di processo, sulle procedure più efficaci ed idonee a consentire alle parti coinvolte di prendere le decisioni in merito. Prima di ogni altra considerazione, la norma suggerisce di effettuare tre valutazioni preliminari: un'identificazione chiara dell’area di intervento; un’identificazione degli specifici problemi legati al crimine o alla paura del crimine (visto come problema sociale, distinto da quello del crimine in sé); un’identificazione delle parti interessate (amministrazione locale, progettisti, costruttori, tutti quelle categorie che investono nell’area, polizia, assicurazioni, servizi, residenti o altri utenti, ecc...) da coinvolgere nel progetto. Per ognuna delle tre valutazioni vengono forniti dei criteri di classificazione in tipi. Combinando i tipi di area di intervento individuati (che comprendono interventi di nuova costruzione o sull’esistente) con i tipi di crimine e di problemi correlati la norma ottiene delle indicazioni sulle strategie adottabili nei tre casi della pianificazione urbanistica, della progettazione urbana e della gestione di un contesto esistente. Riassumendo, al livello della pianificazione urbanistica vengono ritenuti prioritari il rispetto delle strutture sociali e fisiche esistenti, la creazione di un grado accettabile di vivibilità (per esempio assicurando la coesistenza di diverse funzioni e con un attraente layout degli spazi pubblici), la presenza di efficaci interrelazioni tra vari gruppi socio-economici (evitando l’isolamento e la segregazione) e la creazione di un’adeguata densità urbana (favorendo lo stabilirsi di un senso di buon vicinato, di appartenenza, evitando terre di nessuno e aree deserte). Nella fase di progettazione urbana, le strategie suggerite sono riassumibili nei termini “visibilità” (presenza di spazi aperti, libera visuale tra, ad esempio, le abitazioni e gli spazi pubblici, illuminazione adeguata, ecc.), “accessibilità” (presenza di mezzi per orientarsi facilmente, spazi di movimento adeguati, strade alternative, eventuale accesso limitato agli autorizzati), “territorialità” (sistemazioni a scala umana, chiara divisione tra spazi pubblici e privati), “attrattività” (colori, materiali, illuminazione, rumori, arredo urbano, ecc.) e “robustezza” (di porte, finestre, elementi dell’arredo urbano ecc.). Le strategie da adottare, infine, quando si tratta di gestire correttamente un ambiente esistente includono la rimozione di possibili bersagli del crimine o il rinforzo dei mezzi posti a loro difesa, la manutenzione, la sorveglianza (diretta, con telecamere, ecc.), la definizione di regole di condotta per il pubblico negli spazi aperti, l’esistenza di infrastrutture per gruppi particolari (giovani, senza fissa dimora, tossicodipendenti), la comunicazione al pubblico di informazioni preventive. Le prescrizioni relative al processo basano il loro approccio sulla ISO 9001 e suggeriscono un iter in sei passi, a partire dall’identificazione dei problemi e per finire, una volta implementate le misure decise, con gli audit e le eventuali azioni correttive.
UNI, Marco Fossi Comparto Costruzioni e-mail: costruzioni@uni.com
Pubblicato su Edilizia e Territorio n. 12/2004 (29 marzo - 3 aprile 2004) 29/03/2004 |