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Carnevale… al sicuro sotto la maschera

E’ vero che “a carnevale ogni scherzo vale” ma forse non vale la pena di correre rischi inutili. Ad esempio, stiamo molto attenti alla scelta dei costumi e dei travestimenti con i quali intendiamo mascherarci. Le norme tecniche volontarie UNI EN 71-1 e UNI EN 71-2, pubblicate dall'UNI, aiutano proprio ad identificare alcuni possibili rischi e propongono le misure adatte a prevenirli.

Prima di tutto bisogna considerare le maschere e il rischio di soffocamento. Quelle che coprono integralmente il volto devono essere realizzate in materiale impermeabile e per evitare qualunque rischio di soffocamento (soprattutto dei bambini!) devono avere un’apertura di almeno 1300 millimetri quadrati di superficie (per esempio una fessura alta 1 centimetro e larga 13) oppure due fori di superficie equivalente (cioè con un diametro di circa 3 centimetri) distanti l’uno dall’altro almeno 15 centimetri.
Per quanto riguarda il rischio di danneggiamento degli occhi, le maschere non devono avere bordi taglienti, punte acuminate, parti libere. Queste caratteristiche devono permanere anche dopo che la maschera è stata sottoposta alle prove di torsione, trazione, resistenza alla caduta, resistenza all’urto, compressione.

Le prove consistono -rispettivamente- nelle seguenti azioni:

  • torsione: impugnare la maschera tra indice e pollice e torcere di 180°. Mantenere la posizione per 10 secondi, riportare l’oggetto alla forma originaria e ripetere dalla parte opposta
  • trazione: dopo avere fissato la maschera con degli appositi morsetti si applica gradualmente nell’arco di 5 secondi una forza di trazione di 90 newton che viene mantenuta per 10 secondi
  • resistenza alla caduta: orientare la maschera nella posizione che può causare l’impatto più sfavorevole e lasciare cadere da un’altezza di 85 centimetri su una piastra di acciaio. L’operazione viene ripetuta per 5 volte
  • resistenza all’urto: orientare la maschera nella posizione più vulnerabile e posizionarla su una superficie d’acciaio, quindi fare cadere sulla maschera una sfera metallica di 1 chilo da un’altezza di 10 centimetri
  • compressione: la maschera viene compressa da un disco metallico del diametro di 3 centimetri che applica gradualmente nell’arco di 5 secondi una forza di 110 newton che viene mantenuta per 10 secondi.
Infine, su quelle maschere che simulano strumenti di protezione “veri” come i caschi da moto, gli elmi dei vigili del fuoco e gli elmetti da lavoro, per evitare che ne venga fatto un uso improprio da parte dei bambini, deve essere chiaramente riportata (anche sull’imballaggio) l’avvertenza “Attenzione! Questo è un giocattolo. Non fornisce protezione”.

L’altro rischio delle maschere -ma soprattutto dei costumi di carnevale veri e propri, delle parrucche, delle barbe e dei baffi finti- è quello dell’infiammabilità. Le norme UNI vietano l’uso di materiali fortemente infiammabili come la celluloide e i materiali pelosi che -all’avvicinarsi di una fiamma- producono l’effetto fiammata.
Per tutti gli oggetti rivestiti di pelo, capelli, nastri o fili destinati ad essere indossati vengono fatte delle prove di resistenza alla fiamma in funzione della loro sporgenza o lunghezza (più o meno di 5 centimetri).
Nel caso la lunghezza sia maggiore di 5 centimetri, la prova consiste nel prendere un campione dell’elemento peloso, posizionarlo in verticale sopra una fiamma alta 2 centimetri che -per la durata di 2 secondi- viene a contatto con il campione: se l’oggetto si infiamma esso si deve spegnere entro 2 secondi e la lunghezza bruciata non deve superare il 75% della lunghezza totale originaria.
Per le maschere la resistenza al fuoco deve essere maggiore: la prova prevede infatti un contatto con l’oggetto per 5 secondi. Nel caso l’oggetto si incendi l’area bruciata deve estendersi al massimo per 7 centimetri dal bordo dal quale è partita la fiamma.

Per i mantelli, i cappucci e i costumi da maschera, la sicurezza viene provata sottoponendo un campione del tessuto di 6 cm x 1 cm alla seguente prova: per 10 secondi il campione viene tenuto inclinato di 45° sopra una fiamma a una distanza di 3 centimetri da essa. L’ideale è che il campione non prenda fuoco o bruci solo per mezzo centimetro. Se brucia ma si spegne dopo avere bruciato meno di 5 centimetri di stoffa si considera “autoestinguente” e quindi sicuro. Se invece brucia almeno 5 centimetri di stoffa bisogna misurare il tempo impiegato, cioè la cosiddetta “velocità di propagazione della fiamma”: a seconda dell’oggetto (e quindi del tempo necessario a spogliarsi dell’indumento incendiato) è accettabile una velocità compresa tra 1 e 3 centimetri al secondo ma è necessario riportare sull’oggetto e sul suo imballaggio l’avvertenza “Attenzione! Tenere lontano dal fuoco”.




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04/02/2005




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