“Il casco gli ha salvato la vita” così si è espresso il medico del Giro d’Italia dopo la caduta di Alberto Lopez de Munain -ciclista professionista- lo scorso 9 maggio.
Secondo il Regolamento Tecnico della Federazione Ciclistica Italiana “l’uso del casco è obbligatorio in tutte le corse su strada e le caratteristiche del casco devono corrispondere alle norme di sicurezza e di protezione dettate dalle norme in materia vigenti”. Ciò che è obbligatorio per i professionisti delle due ruote è solo una raccomandazione per il grande esercito di utilizzatori della bicicletta in città e per gli appassionati che ne fanno un uso di svago anche in gite in campagna. Ma la raccomandazione di indossare il casco diventa pressante se consideriamo il numero di ciclisti che ogni anno perdono la vita in incidenti stradali. L’Italia purtroppo detiene il triste primato del numero di morti in Europa nel 2003, con 325 vittime, seguita dalla Francia con 249 e dalla tradizionalmente ciclistica Olanda con 199. Ancora più impressionante è il numero dei feriti: ben 10.995 (elaborazioni Il Centauro-ASAPS su dati ISTAT). Quindi, prima di metterci a pedalare ricordiamo di munirci del casco, prezioso ed insostituibile alleato della nostra incolumità. Ma attenzione: affinché il casco da ciclista sia davvero idoneo a proteggerci, deve essere “a norma”. I “caschi sicuri”, per la pratica del ciclismo -per un uso che va dalla semplice gita di piacere al recarsi in ufficio tutti i giorni, al tentare di battere il record dell’ora- sono quelli conformi alla norma tecnica europea UNI EN 1078, che si riconoscono perché sono marcati con l’indicazione EN 1078, oltre che con la sigla CE. Queste le caratteristiche costruttive dei caschi da bicicletta “a norma”: - essere leggeri, ventilati, facili da mettere/togliere, utilizzabili con gli occhiali, rivestiti internamente con materiali non irritanti
- non limitare la capacità uditiva
- l’ampiezza del campo visivo deve essere almeno pari a 105° in orizzontale e 25° verso l’alto nonché 45° verso il basso
- la larghezza del sottogola deve essere almeno di 1,5 cm per evitare il rischio di taglio e di strangolamento
- l’estensione minima della zona cranica coperta dal casco (vd. figura che riporta l’area di prova).

I caschi “a norma” devono superare le seguenti prove: - capacità di assorbimento degli urti fino alla velocità di 19,5 km/h (ridotti a 16,5 km/h nel caso di simulazione di urto contro il bordo del marciapiede)
- capacità di non sfilarsi all’urto (la prova consiste nel verificare che un casco allacciato saldamente non si sfili se sottoposto alla trazione di un peso di 10 kg lasciato cadere da un'altezza di 175 mm)
- facilità di sgancio dopo l’urto.
Il casco conforme alla norma UNI EN 1078 deve riportare anche le seguenti informazioni: - il nome/marchio del fabbricante
- l’indicazione del modello
- l’indicazione “Casco per ciclisti”
- l’indicazione “Questo casco non dovrebbe essere utilizzato da bambini intenti ad arrampicarsi o a svolgere altre attività che comportino il rischio di impiccagione qualora il bambino resti agganciato”
- la taglia (espressa come circonferenza della testa in centimetri)
- il peso del casco
- l’anno e il trimestre di fabbricazione.
Per proteggere realmente chi lo indossa, ricordiamo che il casco deve sempre essere regolato in modo da adattarsi a chi lo indossa, che deve essere indossato propriamente (non spinto indietro sulla nuca, ad esempio) e che deve essere sostituito dopo ogni urto violento.
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