La Direzione Generale per il Commercio, le Assicurazioni e i Servizi del Ministero delle Attività Produttive (MAP) ha realizzato uno studio sulle politiche regionali per la qualità nel settore dei servizi. Il documento, messo a disposizione in formato PDF sul sito web del Ministero, è nato dall'esigenza di conoscere meglio come - e con quali strumenti - le singole Amministrazioni regionali rispondono oggi alla domanda di qualità dei servizi. Partendo da una visione complessiva dell'attuale panorama nazionale diventa poi possibile individuare alcune "buone prassi" da proporre all'attenzione del pubblico.
I dati presentati nella relazione del Ministero si riferiscono a diverse misure messe in atto: bandi di concorso, stanziamenti, incentivi fiscali, ecc. In sintesi tutti quegli strumenti, amministrativi e finanziari, attraverso i quali le iniziative regionali in tema di qualità (e relativa certificazione) possono trovare concreta applicazione. Lo studio del Ministero individua 29 iniziative di sostegno e promozione (erano 30 nella precedente rilevazione), di cui 16 sono misure previste da leggi regionali, 13 invece traggono origine dall'utilizzo dei Fondi Strutturali che godono del cofinanziamento dell'Unione Europea. L'approfondimento su base territoriale rivela però un dato già di per sé significativo: esiste infatti una differenza evidente, in tema di politiche per la qualità dei servizi, tra Regioni del Centro-Nord (riconducibili all'Obiettivo 2 dei Fondi Strutturali) e Regioni meridionali e insulari (riconducibili all'Obiettivo 2). La quasi totalità delle 16 misure previste da leggi regionali, precedentemente citate, sono delle Regioni del Centro-Nord. Delle 13 di "tipo europeo" (cioè previste dai Fondi Strutturali cofinanziati dalla UE), tre sono delle Regioni meridionali-insulari, mentre le restanti dieci sono ancora riconducibili alle Regioni dell'Obiettivo 2. Il nostro Paese sembra dunque continuare a procedere a due velocità, con due modelli di sviluppo marcatamente differenti. Più in particolare, lo studio riflette l'esistenza di modelli economici "maturi", che non hanno più bisogno del sostegno pubblico e che hanno elaborato nel tempo una serie di strumenti di sostegno alla qualità, ed altri - meno sviluppati - che non hanno ancora preso coscienza dell'importanza di sviluppare una politica sistematica in materia. A titolo esemplificativo gli estremi, citati dal documento, sono la Lombardia (che, dal 2000, ha abolito il sostegno alla certificazione avendo di gran lunga il maggior numero di aziende già certificate) e la Calabria (che non ha invece ancora adottato alcuna misura in materia). Aziende certificate, suddivise per regione.  Dati aggiornati al 30/09/2005 (fonte: Ministero delle Attività Produttive) Pur nel quadro delle evidenti differenze da regione a regione, il generale aumento negli ultimi anni delle certificazioni - a prescindere dalla loro tipologia (UNI EN ISO 9001; UNI EN ISO 14001, ecc.) - rappresenta tuttavia un dato comune che va debitamente sottolineato. La certificazione si sta diffondendo e anche a livello europeo il tema della qualità dei servizi si impone sempre più come uno dei grandi temi in agenda. La moderna gestione aziendale non può più prescindere da concetti quali soddisfazione del cliente, sostenibilità ambientale, responsabilità sociale e sicurezza del lavoro. Per tornare al dettaglio delle misure di promozione della qualità adottate dalle regioni, una annotazione generale merita l'entità delle agevolazioni previste: secondo lo studio del Ministero, esse - espresse in percentuale delle spese ammissibili - si attestano mediamente tra il 30 e il 50%. Un esame - per così dire qualitativo - delle spese ammissibili mostra un riconoscimento delle spese per la certificazione vera e propria (previsto invece un rimborso per le spese di consulenza sulle certificazioni stesse). In particolare si registra un incremento per alcune tipologie di certificazione: quella etica (9 casi contro i 5 della precedente rilevazione) e quella ambientale (24 casi contro i 22 precedenti). Per quanto riguarda invece i settori di attività per i quali sono state previste politiche di promozione della qualità, bisogna sottolineare che non è stata rilevata alcuna iniziativa specificamente ed esclusivamente mirata alle imprese di servizi (in questo senso sembra esserci una difficoltà a considerare queste ultime come obiettivo distinto di specifiche politiche di qualità): la maggior parte dei progetti e delle agevolazioni riguardano i settori dell'industria e dell'artigianato, all'interno dei quali a volte ricadono alcune (ma non certo tutte) imprese di servizi. In questo senso lo studio del Ministero rileva che viene tuttora privilegiata una impostazione "industrialista", cioè orientata "alla produzione", a discapito, per esempio, dei servizi alla persona.
05/04/2006
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