Il tema principale che ha animato la cinque giorni di dibattito del World Economic Forum di Davos (24-28 gennaio) è riassunto nel titolo della manifestazione: "shifting power equation", che può essere tradotto in "cambiamento dei rapporti di forza". Questo concetto può essere declinato a vari livelli: da un lato si assiste infatti all’affermazione sul mercato globale delle grandi economie emergenti di Cina e India a scapito delle potenze "tradizionali" (in primis gli Stati Uniti), dall’altro la diffusione delle nuove tecnologie offre nuovi spazi e apre innovativi scenari in cui strumenti e opportunità non sono più appannaggio di pochi, ma reali possibilità di sviluppo anche per coloro che sino a pochi anni orsono ne erano esclusi. Altri grandi cambiamenti si affacciano nel panorama mondiale, tra cui uno dei più significativi è senza dubbio il crescente ruolo svolto dai consumatori/clienti nei confronti della grande impresa. Su questi grandi mutamenti si sono interrogati più di 2.400 partecipanti, fra cui 24 capi di Stato e di Governo, 800 amministratori delegati e altri rappresentanti di istituzioni accademiche e organizzazioni sociali.
Tra le emergenze mondiali individuate come prioritarie, i partecipanti al forum economico mondiale di Davos hanno in gran parte indicato i cambiamenti climatici: nel 55% dei casi questo fattore è sentito come la principale minaccia e la più importante sfida che il mondo dovrà affrontare nei prossimi anni.
Di fronte a questo complesso scenario in cui i principali nodi della globalizzazione rappresentano altrettanti ostacoli da superare, l’ISO (l’Organismo internazionale di normazione), rappresentato dal suo Segretario generale Alan Bryden, si è posto come importante punto di riferimento per affrontare le sfide future. Innanzitutto è la stessa attività dell’ISO a rappresentare quasi una metafora virtuosa dei processi di globalizzazione, in quanto essa scaturisce da un complesso lavoro di creazione e raggiungimento del consenso internazionale attorno a tematiche tecniche e commerciali, che vede uniti nello sforzo istituzioni, organizzazioni sia pubbliche che private e più in generale i portatori di interesse (i cosiddetti stakeholders). Questo collaudato meccanismo è reso possibile da una fitta rete costituita dai membri nazionali, in rappresentanza di 159 paesi, e i loro collegamenti con più di 600 organizzazioni internazionali e locali che collaborano con le oltre 180 commissioni tecniche responsabili della elaborazione delle norme. A testimonianza di una intensa attività normativa, il catalogo ISO conta ad oggi più di 16.500 norme e il ritmo di incremento è di più di 100 norme al mese. Entrando nello specifico dell’attività dell’ISO, numerosi sono i progetti in corso d’opera che hanno trovato spazio nei dibattiti di Davos. Eccone un sintetico resoconto: - Piano d’azione ISO per i Paesi in via di sviluppo (2005-2010). Grazie ad esso si intende coinvolgere sempre più le economie emergenti (Cina, India, Brasile, Sud Africa ecc...) nello sviluppo delle norme internazionali, sempre più intese come fattore di crescita e di sviluppo (ISO Action Plan for developing countries).
- Norme sui sistemi di gestione. La norma ISO 9001:2000 sulla gestione per la qualità ha avuto un notevole impatto nel mondo dell’impresa, aprendo la strada a innumerevoli applicazioni settoriali (ISO/TS 29001 per le industrie del petrolio, della petrolchimica e del gas naturale; ISO/TS 16949 per l’industria automobilistica; ISO 13485 relativa ai dispositivi medici). Alla fine del 2005 le certificazioni di qualità in conformità alla norma ISO 9001:2000 erano 776.608, suddivise in 161 differenti paesi (ISO Survey 2005). Solo in Cina se ne registravano quasi 144.000 e in India 24.660: entrambi questi colossi asiatici sono oggi tra i primi dieci paesi al mondo per numero di certificazioni. Anche per quanto riguarda le norme della famiglia ISO 14000 sui sistemi di gestione ambientale si registrano numeri in costante crescita, tanto nel settore pubblico che in quello privato. Le ultime norme pubblicate in questo ambito sono quelle che hanno per oggetto il controllo dei gas a effetto serra (ISO 14064). Esse affrontano, a livello di normativa tecnica, uno dei grandi temi al centro dei i dibattiti internazionali sul futuro ambientale del nostro pianeta.
- Norme internazionali nel campo dell’Information Technology. Esse rappresentano ormai quasi il 12% della produzione normativa annuale dell’ISO. I più recenti contributi in questo settore sono stati la ISO/IEC 18043 sulla sicurezza dei sistemi informatici, la ISO/IEC 19770 sulla corretta gestione del software (Software Asset Management), la ISO 21188 sulla sicurezza delle transazioni internet e la ISO/IEC 20000 sui servizi di gestione dell’IT.
- Responsabilità sociale. La norma ISO 26000 è in una ben avviata fase di elaborazione e vede la partecipazione attiva di 65 paesi e di 34 organizzazioni. La norma dovrebbe veder la luce nella prima metà del 2009.
Esistono tuttavia anche altri argomenti di rilievo internazionale in merito ai quali l’ISO può dare il proprio contributo. Tra questi non va dimenticato il tema, più che mai attuale, dell’efficienza energetica e delle fonti di energia rinnovabili. A questo proposito l’ISO sta cooperando con la IEA (International Energy Agency) per concentrare la propria attività sulle attuali priorità che vanno verso lo sviluppo e la diffusione di tecnologie "pulite". Tra queste ultime va ricordata la emergente tecnologia dell’idrogeno, che consente di produrre energia senza danni per l’ambiente.
Alan Bryden ha così voluto nuovamente sottolineare l’importanza insita nell’adozione di norme tecniche internazionali: esse sono occasione e strumento di diffusione di buone pratiche. In questo senso "l’ISO è il motore di una globalizzazione positiva, contribuendo a uno sviluppo sostenibile del pianeta".
05/02/2007 |