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Penuria d’acqua, la protezione catodica ci può aiutare

La notevole riduzione delle precipitazioni verificatasi negli ultimi anni nella regione mediterranea ha accresciuto la sensibilità verso i problemi legati alla mancanza d’acqua, fenomeno fino a ieri "limitato" ma oggi notevolmente espanso.
Ci siamo accorti troppo tardi che il pianeta, sotto la spinta della crescita demografica e per effetto dell'inquinamento, è rimasto a "secco"! Le risorse idriche pro capite negli ultimi trent'anni si sono ridotte del 40% per cento. Le soluzioni prospettate finora per far fronte al problema hanno cercato di aumentare l'offerta, piuttosto che di contenere la domanda, rivelandosi però inefficaci.

Dal punto di vista umano la siccità non è semplicemente un fenomeno fisico, ma piuttosto un evento che segna la rottura dell'equilibrio tra la naturale disponibilità d'acqua e il consumo che ne fanno le attività umane. Il significato preciso di siccità è reso complesso da considerazioni di natura politica tanté che nel 1993 l'Assemblea delle Nazioni Unite ha proclamato la giornata mondiale dell’acqua, al fine di sensibilizzare istituzioni e società civile su una emergenza mondiale e sulle possibili soluzioni per fronteggiarla.
Si tenga presente che:

  • solo 16 persone su 100 possono aprire un rubinetto e veder scorrere acqua potabile, priva di agenti patogeni e di sostanze inquinanti, per bere, cucinare e lavarsi;
  • 84 persone su 100, invece, devono cercarla, spesso molto lontano dalle abitazioni, presso fonti dove la disponibilità è scarsa e la qualità scadente
  • il consumo di acqua nei paesi africani varia in media tra 12 e 50 l al giorno per abitante, in quelli europei tra 170 e 250 l (noi italiani siamo ai vertici dei consumi europei, proprio con 250 l) negli Stati Uniti raggiunge i 700 l.

Secondo il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), oltre all'errato utilizzo delle risorse a disposizione, la dispersione della rete idrica è una delle principali cause dell'aggravarsi della siccità nel nostro paese in questi ultimi anni. In media è del 27%, fino a punte del 40%. Una vera e propria rete di acquedotti "colabrodo"!
Una situazione cui contribuisce anche la difficoltà di gestione e di manutenzione dovute all’alto numero di acquedotti e alla frammentazione della rete stessa.

La corrosione esterna, dovuta al terreno, ed interna, dovuta all’acqua trasportata sono senza dubbio le cause più rilevanti di questa situazione ed un aiuto ad un’efficace gestione degli acquedotti ce lo offre quindi la protezione catodica, una tecnologia ben consolidata, in grado di proteggere le strutture metalliche interrate dall’attacco della corrosione, a costi contenuti. Nel campo normativo un valido riferimento per l’applicazione corretta di questa tecnologia è offerto dalla norma UNI EN 12954 "Protezione catodica di strutture metalliche interrate o immerse - Principi generali e applicazione per condotte" che descrive i principi generali per realizzare un sistema di protezione catodica, applicato alle superfici esterne, contro fenomeni corrosivi su strutture metalliche interrate o immerse che siano o no soggette all'influenza di interferenze elettriche esterne. La norma indica le condizioni e i parametri da rispettare per raggiungere un buon livello di protezione catodica nonché le regole e le procedure da seguire per la progettazione, l'installazione, il collaudo e la manutenzione dei sistemi di protezione.

Ad essa si affianca, a livello nazionale, la UNI 11094 "Protezione catodica di strutture metalliche interrate - Criteri generali per l'attuazione, le verifiche e i controlli ad integrazione della UNI EN 12954 anche in presenza di correnti disperse" che integra la UNI EN 12954 sui criteri generali per l'attuazione, le verifiche e i controlli della protezione catodica di strutture metalliche interrate anche in presenza di correnti disperse spesso presenti proprio in quei contesti urbani ove operano le Società di gestione degli acquedotti. La norma definisce le particolari modalità di attuazione della protezione catodica, stabilendo le verifiche e i controlli atti ad accertare se un sistema di protezione mantiene nel tempo la sua efficacia ed efficienza, anche in presenza di correnti disperse da sistemi in corrente continua.

Mentre per quanto riguarda la protezione catodica della superficie interna di strutture metalliche c’è da segnalare la UNI EN 12499 "Protezione catodica interna di strutture metalliche" che specifica le strutture, i metalli e le superfici che possono essere protetti contro la corrosione mediante l'applicazione della protezione catodica interna e fornisce una guida sull'applicazione e il funzionamento di un efficace sistema di protezione.

Aggiungiamo infine che, in questo campo, in Italia opera l’APCE (Associazione per la Protezione dalle Corrosioni Elettrolitiche), un’associazione fra società di gestori di reti di condotte interrate e di reti di trazione elettrica che costituisce il punto di riferimento più autorevole sull’argomento e sviluppa una gamma d’iniziative in questo settore, dalla formazione degli operatori e dei tecnici all’aggiornamento tecnico dei soci, dalla stesura di linee guida alla soluzione di problemi di coordinamento contro le interferenze.

Visti i positivi risultati che l’applicazione della protezione catodica ci offre per le condotte di trasporto del gas, per le quali è obbligatoria, si può ritenere che applicando tale sistema anche alle condotte che trasportano acqua si possa eliminare drasticamente le perdite che ci fanno sprecare considerevolmente questa risorsa sempre più preziosa.


Per informazioni tecniche:

UNI, Roberto Bottio
Divisione Meccanica
e-mail: meccanica@uni.com

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05/07/2007




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