Ad una prima analisi, appare molto ampia la distanza tra il mondo dell’istruzione e quello produttivo, ed ancora maggiore se riferita agli aspetti relativi alla normazione tecnica, di cui si è celebrata lo scorso 14 ottobre la Giornata Mondiale. La riforma del sistema educativo attuata dall’attuale governo mira anche -tra i suoi obbiettivi- a ridurre tale distanza. La legge 53/03, infatti, ponendo al centro del sistema educativo lo studente, ha voluto finalizzare le grandi potenzialità dell’autonomia riconosciuta alle istituzioni scolastiche e formative al servizio dei futuri cittadini, che sono anche i futuri lavoratori. Che questa fosse la direzione auspicata dal nostro contesto socio-economico, ed attesa dal mondo produttivo, trova conferma anche nell’indagine commissionata dall’UNI proprio in occasione della recente Giornata Mondiale circa i fattori necessari all’innovazione ed alla competitività. Due risultati, in particolare, sono rivelatori di questa aspettativa nei confronti dell’istruzione; il primo, riguarda l’importanza attribuita alla “formazione e competenza del personale”, indicata dal campione dell’indagine come il principale fattore interno di innovazione (29,6% delle risposte). Il secondo risultato riguarda invece l’insieme dei fattori esterni di innovazione, in cui sono indicati, tra gli altri, “l’attività di ricerca pubblica” e “l’istruzione”.
Ma nel nostro Paese non è soltanto il mondo della produzione e del lavoro ad aspettarsi maggiori sinergie con il sistema formativo. Anche gli studenti stessi e le loro famiglie segnalano da tempo la necessità che la scuola si apra maggiormente al mondo circostante. I dati sulla dispersione scolastica e formativa, le indagini sui tassi elevatissimi di disaffezione dagli studi già dall’età della prima adolescenza, i tempi eccessivamente lunghi di transizione al lavoro, il fenomeno della incoerenza tra percorso formativo seguito e l’attività lavorativa svolta (job mismatch) tratteggiano un quadro complessivo in cui si evidenziano le distorsioni di un sistema formativo che spesso si è rivelato autoreferenziale. Di fronte a questa situazione, la riforma è intervenuta con numerose innovazioni, sia strutturali-ordinamentali sia di contenuto. Tra quelle più immediatamente connesse al tema di cui ci stiamo occupando, vorrei richiamare la riforma del secondo ciclo di istruzione e di formazione e l’introduzione dell’alternanza scuola-lavoro. Per quanto riguarda il primo punto, la legge 53/03 ha previsto -nell’ambito di un quadro ordinamentale unitario- una reale diversificazione tra percorsi liceali e percorsi di istruzione e di formazione professionale. Il settore educativo che può innovarsi maggiormente è senz’altro quest’ultimo. In un quadro di pluralismo educativo, delle autonomie, dei soggetti, e con il contributo delle realtà territoriali, infatti, il sistema dell’istruzione e della formazione professionale è chiamato a dotarsi di numerosi percorsi formativi, diversificati per durata, modalità di apprendimento, aree professionali di riferimento, modalità di interazione o di integrazione con il sistema dei licei. E’ soprattutto per il sistema dell’istruzione e della formazione professionale che la legge 53/2003 prevede un grande salto di qualità. Crediamo infatti che la mancanza di un organico sistema di formazione professionale abbia privato fino ad oggi moltissimi ragazzi di reali opportunità formative e di inserimento nella società. Troppi giovani abbandonano la scuola senza nessuna qualifica professionale e si inseriscono in modo precario nel mercato del lavoro. L’accentuazione della dimensione scolastica, inoltre, ha privato il nostro Paese di un moderno strumento di politica attiva del lavoro. L’uniformità dell’offerta, prevalentemente se non esclusivamente scolastica, coniugata ad una evidente rigidità organizzativa del sistema non ha saputo rispondere né ad una domanda diffusa e diversificata di formazione espressa dalla popolazione giovanile, né alle esigenze del mondo del lavoro, diversificate e sempre in evoluzione. Un altro importante strumento per incoraggiare l’apertura della scuola al mondo esterno e -nello stesso tempo- per diversificare le modalità di apprendimento consiste nell’alternanza scuola-lavoro. Nel decreto attuativo, in avanzata fase di approvazione, sono contenute le principali caratteristiche di questa nuova modalità di apprendimento, che -come tale- prevede l’inserimento delle esperienze di lavoro all’interno di un ben definito percorso formativo, costantemente valutato dal tutor dell’istituzione scolastica o formativa di riferimento e dal tutor dell’impresa o ente presso il quale si svolgono i periodi di lavoro. Tutte queste innovazioni mirano a ridurre le distanze tra percorsi formativi e mondo del lavoro e della produzione, con la certezza di offrire opportunità di arricchimento reciproco; in questo quadro di raccordo complessivo, potranno trovare spazio e occasioni di studio e conoscenza anche le tematiche care all’UNI sull’importanza della normazione nei processi lavorativi. Valentina Aprea Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca |