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Editoriale

Fare e far sapere

Paolo ScolariDue attività che hanno pari importanza, anzi forse in una visione strategica del futuro della normazione volontaria potrebbe essere più determinante la seconda…
La ricerca che abbiamo commissionato alla fine dell’anno scorso a CIRM World Research ci ha detto chiaramente che la conoscenza spontanea di UNI e della normazione volontaria è ancora su livelli lontani da quella dei Paesi anglosassoni e scandinavi, dove il concetto di “norma” è ben chiaro, con quanto ne consegue in termini di politica industriale e commerciale da parte delle imprese.

Proprio per cercare di colmare questo gap di conoscenza è da un paio di anni che UNI sta destinando specifiche risorse -creando anche una ministruttura- per comunicare al mercato i valori della normazione e, quindi, aumentare la sensibilità ai temi di un consumo “migliore”, più sicuro e responsabile. Ci siamo posti come obiettivo quello di riuscire ad essere presenti con continuità sui mezzi di comunicazione non specializzati, con articoli ed interviste che prendessero spunto dalla cronaca per presentare le soluzioni UNI ai problemi della vita quotidiana, evidenziando il nostro ruolo al di sopra degli interessi di parte.
In questo periodo abbiamo affrontato delle difficoltà difficilmente immaginabili, che ci hanno dimostrato come possa essere difficile la comprensione del nostro ruolo e la natura del nostro apporto, portandoci addirittura ad essere assimilati a realtà puramente commerciali in cerca di “pubblicità occulta” alle quali, quindi, bisogna chiedere compensi…

Nel 2003 tuttavia abbiamo raggiunto un buon livello di presenza -in particolare sui periodici e i quotidiani- arrivando a collezionare circa 200 articoli, realizzati utilizzando materiale stampa UNI o intervistando direttamente il nostro personale più qualificato a seconda delle circostanze. Abbiamo anche concentrato una parte dei nostri sforzi verso la radio e la televisione: con una quindicina di passaggi incentrati proprio sulla garanzia e i vantaggi per i consumatori derivanti dai prodotti e servizi a norma (in particolare nelle aree tematiche collegate all’infanzia, allo sport, alla scuola e alla casa) abbiamo iniziato ad introdurre il concetto che “c’è qualcuno che aiuta il cittadino a vivere meglio” presso una audience di dimensioni impensabili per UNI fino a pochi anni fa. La presenza del Ministro Marzano, di un direttore generale del Ministero delle Attività Produttive e di due sottosegretari del Ministero della Salute alla manifestazione di celebrazione della Giornata Mondiale della Normazione lo scorso 14 ottobre ci ha inoltre aiutato ad ottenere ulteriore visibilità, ma ci rendiamo comunque conto che questo è solo l’inizio e che dovremo insistere in numerose sedi: ad esempio le associazioni di consumatori in primis, le istituzioni, la scuola...

Tornando ai risultati della ricerca CIRM World Research, essi hanno confermato che la qualità (più di prodotto che di sistema), la sicurezza e il rispetto ambientale dei prodotti e dei servizi sono elementi ben presenti nelle scelte di acquisto dei consumatori, che vengono cercati nella comunicazione aziendale, in particolare in quella più direttamente legata all’atto di acquisto: le confezioni stesse dei prodotti. La presenza o meno di queste garanzie permette al consumatore di fare confronti tra offerte alternative, di valutare la rispondenza alle proprie esigenze, di classificare i prodotti e quindi di determinare le scelte di acquisto.
Sempre la ricerca dice che, una volta spiegato cosa sono le norme UNI, chi le fa e che valore hanno, il comportamento futuro dei consumatori viene così influenzato: il 72,1% preferirà in ogni caso comprare un prodotto “a norma” rispetto a uno che non lo sia, il 24,2% preferirà il prodotto “a norma” ma solo se non avrà un prezzo più alto. Il 77,8% dei consumatori ritiene che la presenza di un marchio di qualità, sicurezza e rispetto ambientale basato sulle norme UNI influirà sulle proprie scelte di acquisto.

Per gli imprenditori questi dati dicono due cose molto chiare: i consumatori sono pronti a premiare con il loro acquisto i prodotti “a norma UNI”; realizzare e distribuire prodotti e servizi conformi alle norme UNI può essere un concreto vantaggio competitivo, soprattutto se adeguatamente comunicato (solo per fare qualche esempio, essere “a norma” può fare la differenza nel settore dell’antieffrazione -porte, finestre e vetri blindati-, dello sport/tempo libero -caschi da sci, biciclette-, della puericultura -giocattoli, passeggini, carrozzine-).

UNI si sta impegnando a radicare nel consumatore il concetto che l’esigenza di “buon consumo” può essere soddisfatta dai prodotti e servizi “a norma”; spetta ora alle imprese evidenziare chiaramente, con forza e in modo convinto che i propri prodotti (e sappiamo che sono tanti!) hanno già questo valore.

Paolo Scolari
Presidente UNI




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