L’attività legislativa e quella tecnico/normativa nel settore ambientale, per diversi anni, hanno percorso generalmente “strade parallele” pur contrassegnate da alcuni sporadici contatti, vissuti più come eccezioni che come sperimentazioni in vista di future convergenze ma, attualmente, il ruolo della normazione volontaria, come supporto tecnico alla legislazione ambientale, sta assumendo sempre più importanza.
Sono numerosissime -forse centinaia- le norme UNI che potrebbero integrarsi con grandi sinergie (e innegabile efficienza dal punto di vista dell’utilizzo delle risorse) nel processo di rinnovo dei decreti attuativi delle leggi nazionali - e nella nuova legislazione tout court - in ordine al controllo dell’inquinamento per le diverse matrici ambientali, e le stesse potrebbero concorrere ad uniformare i comportamenti dei vari soggetti che operano presso le aziende e dei soggetti degli enti pubblici di controllo. I metodi di prova definiti dalle norme UNI e soprattutto quelli definiti a livello europeo e confluiti nelle norme EN, sono strumenti importanti per garantire misure comparabili e possono pertanto diventare un riferimento univoco per consentire il corretto controllo del rispetto dei limiti sulle sostanze inquinanti posti dal legislatore nazionale e/o comunitario in tema di emissioni gassose, di inquinamento del suolo, di caratterizzazione dei rifiuti, di controllo analitico sulle acque, ecc…... Altro tema, nell’ambito del quale, la collaborazione tra UNI e Ministero dell’Ambiente può realizzare, in Italia, un quadro di riferimento chiaro ed organico è quello inerente la gestione ambientale volontaria legata a tutti gli strumenti importanti che si vanno diffondendo sul mercato e che trovano nei regolamenti europei EMAS ed ECOLABEL l’élite per le aziende “proattive”. Sarebbe auspicabile che tutti i possibili strumenti del tipo sopra citato avessero un riferimento anche nei principi stabiliti a livello internazionale dall’ISO nelle norme quadro della serie ISO 14000 sui sistemi di gestione ambientale (non a caso buona parte del testo della norma ISO 14001:1996 è ripreso all’interno del Regolamento CE 76/2001 “EMAS II”) e si fondassero tutti sul rispetto della legislazione ambientale come irrinunciabile presupposto comune. Sarebbe poi opportuno che questi sistemi potessero integrarsi tra loro in maniera organica (e non porsi in sovrapposizione o addirittura in competizione) per garantire alle imprese la disponibilità di strumenti diversi con finalità diverse e con un approccio alla tutela ambientale via via crescente. Tale coordinamento integrato tra i vari sistemi avrebbe, tra l’altro, il vantaggio di fornire ai consumatori una chiara individuazione del significato dei marchi, delle dichiarazioni e delle certificazioni, evidenziandone le principali differenze e i diversi valori. In questa ottica anche gli strumenti più avanzati e più completi quali EMAS ed ECOLABEL hanno la possibilità di trovare la loro giusta collocazione ed una maggiore diffusione sul mercato. In conclusione è bene poter disporre di strumenti diversi per rilanciare il binomio impresa-ambiente, purché siano garantite la trasparenza e la credibilità delle procedure e soprattutto a condizione che non si crei confusione sul mercato ma si riesca ad inquadrare le diverse logiche e filosofie di approccio in modo organico e corretto, attribuendo alla normazione tecnica quel ruolo di supporto necessario e imprescindibile all’azione del legislatore. Attilio Fossati Rappresentante del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio nel Consiglio Direttivo UNI
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