
Rischio di credito, rischio di incendio, rischio di alluvione, rischio di tasso di interesse, terrorismo, assicurazione, sabotaggio, rischio di epidemie, reputazione, sommosse popolari, pirateria informatica, catastrofi naturali… La maggior parte delle nostre biblioteche sono oggi ben fornite di libri che descrivono, raggruppano e spiegano tutti questi rischi; nelle nostre università sono presenti corsi specifici per ognuno di loro. Ho volutamente scritto rischio d'impresa e non gestione del rischio, perché l’incompleto elenco di nomi che ho voluto porre all'inizio come introduzione, non identifica una serie di rischi, ma semplicemente il rischio cui ogni impresa è soggetta, il rischio è sinonimo di conseguenza negativa e il suo effetto minaccia la continuazione dell'attività. L'elenco indica le facce del rischio e i modi in cui si presenta, che possono cambiare a seconda dei soggetti e degli ambienti in cui si trova ad operare l'impresa. Queste ragioni devono spingere le imprese verso condizioni mentali e operative diverse da quelle tenute sino ad ora; le imprese devono puntare su persone in grado di lavorare in team e mettere a disposizione il loro sapere in una nuova ottica, la difesa dell'impresa attraverso l'analisi e la misurazione delle correlazioni di impatto: - attraverso i settori di cui si compone;
- verso le linee di produzione o delle aree strategiche d'affari;
- attraverso le funzioni e le operazioni,
con l'intento di riuscire non solo a salvaguardare l'attività ma cercando, ove possibile, di trarne un vantaggio. Tale vantaggio può arrivare solamente attraverso la gestione comune delle minacce e dalla rilevazione delle eventuali correlazioni tra rischio e le collegate opportunità. Ecco che si può leggere tra le righe che la linea di confine tra strategia aziendale e rischio non è più netta come lo era una volta, in cui vi era chi pensava ai profitti che possono derivare da un affare, e chi successivamente poneva in essere le contromisure, nel caso qualcosa non dovesse andare come pianificato in origine. Per questo è necessario che nuove figure professionali prendano piede nell'affiancarsi alla direzione nella gestione delle imprese. Le qualifiche professionali attuali vedono una distinzione tra Risk Manager e Financial Risk Manager, il primo per la gestione dei rischi puri e il secondo per i rischi finanziari, e il raro Enterprise Risk Manager comunemente identificato nel Coordinatore Responsabile della Gestione Rischi d'Impresa, qualifica, oggi spesso, in capo all'Amministratore Delegato o al Presidente. L'Enterprise Risk Manager è colui che riesce a fondere rischio e strategia d'impresa insieme per ottenerne un vantaggio nel raggiungimento degli obiettivi prefissati. Al FERMA Forum, lo scorso ottobre a Roma nella sessione dedicata alla formazione, presieduta da F. Settembrino (Presidente dell'educational di FERMA - Federazione delle Associazioni Europee di Risk-Management) ho avuto la possibilità di confrontarmi con accademici provenienti da tutto il mondo e su questo argomento le idee dei presenti erano tutte concordi nell'affermare che oggi il cambiamento nei modi di condurre un’impresa è necessario, non è più accettabile una gestione separata del rischio, ma occorre un coordinamento nella sua gestione. Le nuove necessità esigono una gestione strategica del rischio, non più gestione degli affari e gestione del rischio finanziario, ma gestione dei rischi nella loro totalità puri e finanziari contemporaneamente; questo permette di avere una visione dei rischi su tutta l'organizzazione d'impresa. È sempre stato chiaro all'impresa che a fronte di una perdita patrimoniale a causa di un terremoto si hanno ripercussioni di carattere economico e finanziarie. Nei vari confronti che nel tempo ho avuto con molti esperti della materia sull'argomento, emerge che gli imprenditori sono convinti che solo le aziende di un certo spessore possono permettersi il lusso di mantenere strutture di questo tipo a causa della loro dimensione. Anche in questo caso come spesso accade l'opinione diffusa vede queste strutture come un obbligo, e quindi un costo, quando invece è la scelta di dotarsi di un vantaggio competitivo nei confronti dei concorrenti che porta le imprese ad investire in tali strutture. Una forma mentis purtroppo di difficile concezione, lo stesso si sente quando si parla di qualità: spesso un’imposizione, un obbligo e non una scelta strategica di investimento. Recenti ricerche, presentano risultati di indagini eseguite tra i maggiori Risk Manager del mondo evidenziando che tutti concordano sul fatto che un efficiente gestione del rischio crea un vantaggio competitivo e aumenta il valore per gli azionisti. Questo ultimo punto rafforza l'idea che anche le piccole e medie imprese debbano dotarsi di strutture atte alla gestione integrata dei rischi: così facendo aumenterebbero sicuramente le probabilità di uscire con successo da situazioni sfavorevoli e spesso difficilmente prevedibili. La fusione tra conoscenze finanziare, giuridiche, assicurative, operative, umanistiche, ... aiuta e supporta l'impresa nel raggiungimento dei propri obiettivi. L'Enterprise Risk Manager deve essere in grado di gestire e coordinare il capitale umano a disposizione, con l'obiettivo di individuare le correlazioni tra le varie sfaccettature che il rischio assume in base alle circostanze operative. Servono corsi e programmi formativi nelle università che preparino le persone a gestire contemporaneamente una molteplicità di situazioni da cui poter trarre vantaggio ma da cui evitare di trarre una conseguenza negativa. Sono necessari corsi strutturati in più fasi e dislocati nel tempo in modo da poter informare e formare manager in grado di porre in essere una serie di efficienti ricettori di informazioni, unico strumento per identificare i segnali rappresentativi di quelle minacce che minerebbero la sopravvivenza dell'impresa. Non mi riferisco a “tuttologi”, ma a persone che hanno come missione quella di capire da dove, come, quando e perché qualcosa potrebbe impattare negativamente destabilizzando quanto costruito negli anni. La gestione integrata dei rischi non è una rivoluzione ma una naturale evoluzione nelle modalità di gestione di una impresa. Gianluigi Lucietto Direttore Comitato Tecnico Scientifico Academic Risk Management Association |