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Dossier

Il futuro delle professioni passa dalle norme UNI?

L’evoluzione del sistema economico nel tempo ha reso centrale il ruolo delle attività di servizio, sia alle imprese sia direttamente rivolte ai consumatori.
In modo particolare, un ruolo di rilievo nelle attività di servizio viene svolto dal nutrito gruppo delle attività professionali, all’interno del quale operano -secondo i dati del CENSIS- oltre 5,5 milioni di professionisti di cui circa 1,7 milioni appartenenti alle 27 organizzazioni storicamente riconosciute e regolamentate (gli ordini professionali definiti per legge) e poco meno di 4 milioni appartenenti alle circa 150 associazioni di professionisti “senza albo”.
Questi ultimi da anni stanno cercando di ottenere un riconoscimento di professionalità e -in un certo qual modo- di “identità”, a livello legislativo nonché la relativa regolamentazione (con numerosi disegni e progetti di legge in discussione fermi oramai da tempo), scontrandosi con le regole europee che non ammettono più riconoscimenti “vecchio stile” ma anzi auspicano un grande mercato unico delle attività di servizio finalizzato alla libera circolazione delle professioni.

La normazione tecnica, sebbene non coinvolta direttamente in questo dibattito, non è rimasta del tutto estranea alla problematica e -seguendo uno sviluppo delle proprie attività parallelo a quello dell’economia nazionale- ha affrontato il tema con la collaborazione di alcuni settori che hanno ritenuto di tutelare la propria professionalità proprio tramite la definizione di norme UNI, sia per quanto riguarda le caratteristiche dei singoli professionisti sia le prestazioni professionali erogate.

Dopo avere fatto qualche esperienza, l’interrogativo è sorto spontaneo: il futuro delle professioni passa dalle norme UNI?
Ritenendo che le esperienze che abbiamo vissuto vadano valorizzate e che -in ogni caso- una discussione sul tema possa portare ad interessanti riflessioni, abbiamo deciso di dedicare al tema un dossier della nostra rivista.

Abbiamo quindi raccolto le testimonianze di alcune professioni che già hanno una norma UNI di riferimento per le caratteristiche del professionista (consulenti per la qualità, esperti di prove non distruttive e di saldatura, addetti alla security, specializzati nella protezione catodica…) e per la prestazione professionale (i consulenti di direzione aziendale), integrandole con gli auspici e i progetti di altre categorie che stanno pensando di “darsi una norma” UNI (ergonomia e logistica).
Le abbiamo corredate con la visione strategica delle problematiche di regolamentazione secondo il punto di vista delle federazioni che rappresentano buona parte delle professioni non regolamentate e -infine- le abbiamo confrontate con i bisogni e i desideri dei clienti di prestazioni professionali business to business -le imprese- per capire da che cosa si sentono realmente garantite (da un “consulente e norma di legge” o dal rispetto di una norma tecnica -magari con tanto di certificato da rinnovare periodicamente-? È meglio la garanzia delle caratteristiche del professionista o della prestazione professionale?).
Il tutto è stato collocato nel contesto delle linee di comportamento che la Commissione Centrale Tecnica UNI si è data nell’emettere norme UNI sul tema nel periodo di attesa della definizione ed entrata in vigore delle regole europee.




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