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La conoscenza: fattore di competitività e di sviluppo sostenibile a lungo termine

La conoscenza è il processo attraverso il quale le imprese generano valore dalle loro risorse intellettuali e dal sapere. La gestione della conoscenza sta generando oramai da tempo una nuova Società del sapere.
Prendiamo in considerazione due delle caratteristiche maggiori di questa Società del sapere:

  • la conoscenza incorporata nei processi, negli strumenti e nelle risorse umane possono diventare un vero fattore acceleratore dello sviluppo e della redditività; l’innovazione quale risultato dello scambio, dello sviluppo delle idee, della sinergia o come la definiscono i francesi della fertilizzazione incrociata, è senza dubbio uno dei maggiori fattori della competitività futura dell’impresa;
  • il carattere sinergico delle organizzazioni basate sul Sapere favorisce l’innovazione si parla, infatti, di imprese allargate, di organizzazioni che apprendono e di organizzazioni in rete, di management partecipativo, di comunità della conoscenza, di comunità di pratica, ecc..
Il sapere, quando condiviso, può diventare il vero motore del capitalismo del sapere e costituisce il fattore di sviluppo al tempo stesso più durevole e più umano della nostra società in continua evoluzione. La gestione della conoscenza, o se si vuole del sapere, fornisce un insieme di strumenti (concettuali, metodologici, tecnologici, comportamentali, economici, ecc.) per guidare l’impresa verso questo nuovo modello economico; ma ben inteso, la posta in gioco è di tipo sociale.

Quale è l’obiettivo di un percorso di gestione della conoscenza per le imprese?
In sintesi si può sostenere che osservando le esperienze sviluppate negli ultimi dieci anni in tutte le tipologie organizzative, si possono classificare le finalità percepite dalle imprese in quattro grandi obiettivi:

  • ottimizzare i processi, la produttività, l’efficacia e l’efficienza globale, migliorare i tempi, la qualità e la riduzione dei costi, riutilizzando meglio la conoscenza esistente nelle organizzazioni. Per questo è necessario capitalizzare meglio le buone pratiche, la riduzione degli errori ripetitivi, ecc.;
  • migliorare il modo di prendere le decisioni attraverso una condivisione e partecipazione multidisciplinare, ascoltando il cliente e anticipando i suoi bisogni;
  • valorizzare meglio il capitale delle competenze, cioè il capitale umano per considerare l’impresa non solamente come sistema di produzione ma come una combinazione di competenze diverse;
  • innovare, essere capaci di seguire le nuove idee fin dalla loro generazione, per poi validarle e trasformarle in nuovi progetti industriali.

Ognuno degli obiettivi, sopra descritti, implica una gestione della conoscenza specifica, con i suoi metodi, i suoi strumenti ed i suoi modi di gestione. Tuttavia, si tratta di ottenere che questi “progetti innovativi” e quindi di sfondamento, s’iscrivano in un percorso globale di cambiamento. Considerando che la marcia della conoscenza, quando messa in atto diventa complessa, perché si va subito incontro a forti resistenze culturali e organizzative, soprattutto a livello di management generale e intermedio. Per questo, i percorsi per mettere in atto la gestione della conoscenza devono ispirarsi ad una filosofia di un modo di pensare globale, agendo però localmente. Da una parte occorre convincere la direzione generale di sponsorizzare ufficialmente la gestione della conoscenza come obiettivo di progresso permanente di tutta l’organizzazione e quindi globale. Dall’altra è necessario appoggiarsi su piccoli progetti concreti per creare la mobilitazione degli attori, la partecipazione, e fare del “marketing virale”.

La Gestione della conoscenza comporta dei cambiamenti importanti nel modo di gestire
In questo nuovo contesto è il management intermedio che si sente più minacciato dal flusso orizzontale delle informazioni. Le comunità di pratica, essendo virtuali e non gerarchiche, sfuggono al suo controllo e al suo potere, i collaboratori, di contro, reclamano un’autonomia ed un’iniziativa maggiore, in quanto essi desiderano essere riconosciuti e apprezzati per le loro competenze. Pertanto è il management intermedio che sarà impegnato a giocare il ruolo maggiore nella Società del sapere. Ma, per questo, è necessario che esso accetti di cambiare il suo stile di gestione; il capo autoritario e gerarchico ha ormai fatto il suo tempo e dovrà invece diventare un animatore e un mobilitatore delle competenze, sarà un coach, un formatore, un comunicatore, un garante della fiducia nel team. È a lui che compete il ruolo di dare un valore all’azione dentro l’organizzazione.

I principali freni alla messa in opera di un percorso di Gestione della conoscenza nelle imprese
Nella mia esperienza di sondaggi condotti presso le persone delle organizzazioni è emerso, oltre al concetto ancora radicato e duro da abbandonare, che l’informazione è potere, che tra i freni maggiori nel condividere la conoscenza si possono comprendere:

  • i tempi dovuti alla pressione a breve termine e all’impegno operativo quotidiano degli attori dell’organizzazione;
  • la mancanza di visibilità sui benefici dovuta ad una debole comprensione dei meccanismi della Gestione della conoscenza ed uno stimolo insufficiente per il personale per affrontare un percorso in tale direzione;
  • la sindrome del “fai da te” nel preferire ancora il reinventare la propria soluzione piuttosto che riutilizzare ciò che esiste già, come esperienza, nell’organizzazione,
  • e tante altre resistenze e “piccole ignoranze” come ad esempio il non comprendere che perdere le persone più valide significa perdere “Sapere” per un’organizzazione.

Nel campo della Gestione della conoscenza esiste la convinzione che alcuni strumenti siano più importanti di altri
Non si possono classificare gli strumenti in funzione della loro importanza ma in funzione della loro adeguatezza in relazione al contesto e alle attese dell’utilizzatore. Infatti, non esistono strumenti da preferire perché migliori o più importanti. Tutti gli strumenti, per loro natura, sono importanti quando devono contribuire a risolvere un problema specifico.

Il ruolo della tecnologia informatica e della comunicazione nella Gestione della conoscenza
La ICT (Information and Communication Technology) ha un duplice ruolo, rilevatore e catalizzatore, vale a dire che svolge un ruolo di rilevatore perché non si può fare gestione del sapere senza creare le condizioni perché ciò avvenga. È vero che, apportando una maggiore capacità di comunicazione trasversale si contribuisce ad aumentare la mole d’informazioni ma, al contempo, la tecnologia informatica e di comunicazione ha messo in risalto la necessità di gestire meglio i flussi di comunicazione, di conseguenza essa ha collocato la gestione della conoscenza al centro della scena. Il ruolo di catalizzatore invece, si sviluppa in relazione al fatto che certe tecnologie provocano una rottura notevole con il passato e danno origine a modi nuovi di funzionamento dell’organizzazione. Questo è accaduto a suo tempo con il telefono, la radio, l’elettricità ed ora, per esempio, con le e-mail e questo sarà senza dubbio il caso delle tecnologie emergenti per la mappatura della conoscenza.

Qual è il ruolo della Gestione della conoscenza in un’organizzazione?
Se si parte dall’analisi dei successi e degli insuccessi, come avviene in tutti i campi, arriva il momento che gli approcci diventano, via via, più concreti, più efficaci e meno teorici. Due sono le chiavi di lettura per la Gestione della conoscenza:

  • per un verso, bisogna focalizzare la finalità del progetto di Gestione della conoscenza che risponde alla domanda: perché si vuole fare la Gestione della conoscenza?;
  • per l’altro verso, il tipo di comunità professionale che è coinvolta. Si deve tenere presente che il programma di gestione della conoscenza non può perdere di vista i fattori strategici, cioè il collegamento tra gestione della conoscenza e la gestione del business, i fattori organizzativi, tecnologici e umani, cioè la cultura, il comportamento e la motivazione, sono tutti indissociabilmente interconnessi.

La gestione della conoscenza nelle organizzazioni costituisce un passo avanti notevole per lo sviluppo durevole
Quale può essere il ruolo della Gestione della conoscenza nel vasto contesto dello sviluppo durevole?
Quando si evoca lo sviluppo durevole si associa troppo frequentemente questo concetto alla sola preoccupazione della protezione ambientale e del futuro del nostro pianeta, mentre è indiscutibile che l’accesso al sapere costituisce una chiave per lo sviluppo durevole o sostenibile. È, infatti, nell’educazione degli attori che si trova la soluzione alla maggioranza dei problemi della società e della povertà. Essere povero non è soltanto avere meno denaro ma è soprattutto avere meno conoscenza, lo ha dichiarato il presidente della Banca Mondiale.
Per di più, la crisi attuale ci rivela che i poteri tradizionali, militare, economico e politico, sono a loro volta dominati da un quarto potere: l’informazione. L’approccio “Gestione della conoscenza”, nella sua filosofia, nei suoi concetti, nei suoi metodi e nei suoi strumenti, è perfettamente attrezzato per affrontare le problematiche che oggi si prospettano: mutualità degli attori indipendenti, dinamicità e flessibilità del lavoro e delle carriere professionali, mobilitazione cittadina, ecc., che esprimono le direzioni per una politica di sviluppo sostenibile.

Filippo C. Barbarino
Consulente di Direzione

Knowledge is a factor of competitiveness and of long-term sustainable development
This article covers the question of knowledge meant by the process through which enterprises “produce” value from their intellectual resources and from knowledge, whose management has been creating for a long a new Learning Society.
Knowledge, when shared, can get a sort of driving power and represent the most lasting and, at the same time, the most human factor of development of our ongoing society.
The management of knowledge supplies a series of tools (in terms of concepts, methods, technology, behaviour, trade etc) needed to lead enterprises towards this new economic model, although it is self-evident that the issue is at stake is of social nature.




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