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Editoriale

Una testimonianza di eccellenza

Sandro BuzziIn occasione dell’inaugurazione della nuova sede UNI mi è stato chiesto di “testimoniare” la mia esperienza personale nella normazione come socio di lunga data che ha ricoperto vari incarichi nell’Ente e come rappresentante di un’azienda che ha saputo innovare, crescere ed internazionalizzarsi pur rimanendo del tutto italiana: lo faccio con piacere ripercorrendo momenti a me cari.

Sono stato chiamato a partecipare ai lavori di normazione nel 1962, nella sede di piazza Diaz, cioè 44 anni fa, dal prof. Santarelli, direttore del Laboratorio centrale Italcementi, un mito nella storia del cemento moderno. Santarelli mi stimava e mi aveva preso a benvolere. Mi considerava un po’come la mascotte del gruppo. Di quel gruppo sono l’unica persona ancora in attività, e sempre nella stessa attività, cemento e calcestruzzo; una costante della mia vita di lavoro.

La collaborazione con la normazione è iniziata a livello tecnico presso l’ente federato Unicemento ed è stata seguita da quella con l’UNI -che mi ha portato ad essere vicepresidente vicario- durando ininterrottamente per ben 35 anni, quando nel 1997 dovetti abbandonare l’incarico a causa del nuovo impegno per preparare l’integrazione e la fusione della nostra azienda di famiglia Buzzi Cementi con la Unicem che avevamo acquisito dall’IFI. E quasi di seguito, nel 2001, l’integrazione della Dyckerhoff Zement, primo produttore di cemento tedesco, anch’essa ora nel nostro sistema.
Ho cessato allora di “produrre norme” e sono piuttosto passato a utilizzarle, sia in Italia che in Germania e negli Stati Uniti.

L’attività di normazione è stata per anni una palestra di approfondimento delle conoscenze e della capacità di esprimere le mie idee cercando di trasformarle in fatti normativi.
Lo sviluppo della pratica normativa è senza dubbio una delle misure più corrette del grado di civiltà raggiunto da un paese. Per me, uno dei motivi di ammirazione e un po’ di dipendenza verso Germania e Stati Uniti, è stata la capacità di questi paesi di esprimere norme capaci di imporsi in tutto il mondo orientando fortemente la produzione sia all’interno che all’esterno del proprio paese.

Una nuova norma dovrebbe realizzare un nuovo modo di pensare, di produrre, di giudicare i prodotti. Non sempre questo succede: mi viene in mente lo sforzo fatto, anche come capo del gruppo di lavoro, fin dai primi anni ’70 per classificare i calcestruzzi rendendoli così controllabili e qualificandoli finalmente come un materiale da costruzione unificato e ripetibile.
Ancora vent’anni dopo però continuavamo, in tutte le sedi possibili, a lavorare nella stessa direzione mentre la norma UNI, non sufficientemente appoggiata dalle autorità nazionali, continuava a non essere rispettata né dai produttori di calcestruzzo né dagli utilizzatori, che la sentivano come una coercizione.

Un lavoro intenso venne fatto nella prima metà degli anni ’70 per la normazione dei calcestruzzi leggeri strutturali a base di argilla espansa. Anche in questo caso ero a capo del gruppo di lavoro. Questa norma fu la base per l’impostazione dei calcoli strutturali e quindi per l’utilizzazione di questo materiale nuovo, raffinato e delicato nel campo delle costruzioni.
In questo caso avemmo più successo sia per la novità della materia sia per l’assoluta necessità di indicazioni autorevoli su un materiale non conosciuto.

Da quando sono entrato in UNI nel 1962 ad oggi la nostra azienda è cresciuta di 100 volte e si è molto internazionalizzata: da 320.000 tonnellate/anno di cemento siamo passati a 32 milioni, da pochi metri cubi di calcestruzzo preconfezionato agli attuali 16 milioni e gli impianti non sono più solo in Piemonte ma in 10 paesi del mondo.
Mi è stato chiesto se e come le norme tecniche hanno aiutato questo sviluppo straordinario. Non è facile rispondere.

Sento che questo aiuto c’è stato ma mi riesce difficile dettagliarlo. Credo ci sia stato un forte impatto indiretto: nell’aver trasferito in azienda un po’ della mentalità formata in UNI, cioè nell’aver messo ai primi posti la ricerca della qualità dei prodotti, nell’aver posto traguardi alti al confronto competitivo, nell’aver capito e applicato nei nostri sistemi produttivi criteri di valutazione statistica, comunque obiettiva, in definitiva nell’aver impostato metodi e mentalità di produzione corretti e seri.
E’ anche merito dei tanti anni di attività tecnico-normativa e del mio lavoro come vicepresidente UNI, se oggi la nostra azienda ha un ottimo nome sia nei prodotti sia nei metodi, o come un po’ pomposamente si usa dire “ha perseguito e raggiunto una valutazione di eccellenza”.
E’ vero, un po’ di questa "eccellenza" la dobbiamo all’UNI.

Sandro Buzzi
Presidente Buzzi Unicem SpA
già Vicepresidente UNI
Socio UNI dal 1955




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