La Commissione Europea mostra una sempre maggiore attenzione alla salvaguardia ambientale e agli strumenti che possono contribuire a questo ormai irrinunciabile obiettivo. Da un punto di vista tecnico è evidente quanto il processo di normazione europea, in atto presso il CEN, possa assurgere ad un ruolo preponderante nella definizione di criteri e requisiti che tutelino l’ambiente nelle diverse fasi del ciclo di vita di beni e servizi. Da un punto di vista politico-strategico potrebbe essere l’inclusione di criteri ambientali negli appalti pubblici a fare da traino al mercato, spingendo verso una maggiore produzione di beni più eco-compatibili, che potrebbe poi diffondersi anche nel privato. Queste considerazioni introduttive sono ben presenti nel libro verde comunitario sulla politica integrata dei prodotti (IPP Integrated Product Policy) del febbraio 2001(1), il cui obiettivo è proprio la riduzione dell'impatto ambientale dell'intero ciclo di vita dei prodotti dalla culla alla tomba, cioè dall'estrazione delle materie prime alla produzione, distribuzione, uso, fino alla gestione dei rifiuti.
| “Il raggiungimento di uno sviluppo sostenibile richiede, in pratica, che la crescita economica sostenga il progresso sociale e rispetti l’ambiente, che la politica sociale sia alla base delle prestazioni economiche, e che la politica ambientale sia efficace sotto il profilo dei costi.” (Commissione Europea) |
I momenti fondamentali in cui si concretizza l’IPP Innanzitutto diviene fondamentale l’integrazione delle considerazioni ambientali già in fase di progettazione del prodotto (eco-design o design for environment, vedere anche il Rapporto Tecnico ISO/TR 14062 “Environmental management - Integrating environmental aspects into product design and development”). È infatti nell’ideare il prodotto che è utile valutare le diverse soluzioni progettuali possibili, anche in termini di aspetti ambientali lungo tutta la vita del prodotto, l’utilizzo di materiali alternativi, le aspettative dei consumatori in termini di durata e funzionalità del prodotto. Un prodotto che viene ideato tenendo presente, per esempio, quale sarà il suo destino finale una volta conclusa la vita utile, può infatti essere progettato per facilitare la sua dismissione e il disassemblaggio delle sue parti, in modo da favorire il riutilizzo di queste ultime o quantomeno il massimo recupero possibile di materiali. Altro momento fondamentale è quello relativo alle logiche di acquisto. Senza una appropriata conoscenza dell’approccio IPP da parte dei consumatori, è evidente che il mercato difficilmente può orientarsi verso prodotti più ecologici. In questo diviene dunque indispensabile la crescita della cultura ambientale dell’opinione pubblica e la possibilità, per il consumatore, di operare una scelta informata dei prodotti in fase di acquisto. Si rendono dunque indispensabili degli strumenti che permettano una più facile scelta sulla base di considerazioni ambientali, ed in questo il marchio europeo Ecolabel, se adeguatamente pubblicizzato e conosciuto sul mercato, può svolgere un’importante funzione di garanzia per il consumatore. Resta un terzo momento fondamentale nell’attuazione dell’IPP: l’integrazione del principio “chi inquina paga” nel prezzo dei prodotti. Le prestazioni ambientali dei prodotti possono essere ottimizzate soltanto se i prezzi riflettono i costi ambientali dei prodotti stessi in tutto il loro ciclo di vita. Al momento, invece, i costi ambientali rappresentano ancora delle esternalità, ovvero sono trattati come costi esterni che gravano sulla comunità. Rientrano tra questi, per esempio, i costi di smaltimento finale, ed è per questo motivo che alcune recenti direttive europee stanno introducendo l’obbligo per i produttori del ritiro gratuito del bene a fine vita (si pensi alle apparecchiature elettriche ed elettroniche). I possibili strumenti applicativi: dagli appalti “verdi” alle norme del CEN Una strada percorribile agevolmente per aprire realmente un mercato “verde”, come accennato, è quella degli appalti pubblici e del cosiddetto Green Public Procurement, ovvero l’integrazione di considerazioni ambientali negli acquisti della pubblica amministrazione. Secondo la Comunicazione della Commissione sull’IPP(2), successiva al libro verde, “gli appalti pubblici rappresentano circa il 16 % del prodotto interno lordo comunitario; si tratta di un ampio segmento di mercato che le pubbliche autorità possono sfruttare per promuovere la diffusione di prodotti più ecologici”. Queste cifre mettono in evidenza l’enorme potere d'acquisto che hanno le amministrazioni pubbliche, che dovrebbero assumersi per prime la responsabilità di fungere da traino nell’orientare i consumi in una direzione di maggiore tutela dell’ambiente o più in generale di maggiore sostenibilità (si pensi anche alle possibili implicazioni di carattere sociale). Se infatti cresce la domanda di prodotti che in tutto il loro ciclo di vita rispettino i principi dello sviluppo sostenibile, crescerà di conseguenza anche l’offerta, con vantaggi immediati per tutti i soggetti coinvolti. In Italia alcuni piccoli passi sono stati già fatti, a partire dai principi del Decreto Ronchi(3), che all’articolo 4 “Recupero dei rifiuti” promuove l’adozione di misure economiche e di condizioni di appalto che favoriscano il mercato dei materiali recuperati dai rifiuti. Successivamente è stato introdotto, per gli enti pubblici, l’obbligo di acquisto di beni ottenuti da materiale riciclato per almeno il 30% del fabbisogno annuo. Ma come si può realizzare, in concreto, un sistema di appalti pubblici “verdi”? Alcune considerazioni importanti emergono da un’ulteriore Comunicazione della Commissione, relativa agli appalti(4), che descrive la situazione giuridica e mostra che esistono ampie possibilità di tener conto degli aspetti ambientali nell'aggiudicazione dei contratti disciplinati da appalti pubblici. È soprattutto quando si decide l'oggetto dell'appalto stesso che si aprono ampie possibilità di inserire considerazioni ambientali nella definizione dell’appalto, naturalmente senza dimenticare che l'ente aggiudicatore è tenuto ad osservare le norme ed i principi relativi alla libera circolazione delle merci e dei servizi in tutto il territorio dell’UE. “Gli enti aggiudicatori sono liberi di definire l'oggetto dell'appalto, ovvero le definizioni alternative di tale oggetto attraverso il ricorso a varianti, nel modo che essi ritengono meglio rispondente ai requisiti ambientali, purché tale scelta non abbia la conseguenza di limitare l'accesso all'appalto in questione, a scapito dei candidati di altri Stati membri.” Per realizzare questo obiettivo l’attenzione si sposta dunque sulle specifiche tecniche in cui l’amministrazione pubblica deve definire le caratteristiche del prodotto, servizio o fornitura richiesti. Ed è in questo ambito che possono entrare in gioco le norme tecniche volontarie emanate dal CEN, anche se va sottolineato che l'obbligo di fare riferimento alle norme non implica che l'ente aggiudicatore sia tenuto ad acquistare soltanto prodotti o servizi conformi ad esse. Può essere inserito l'obbligo di fare riferimento a tali norme come termine di confronto, lasciando però ai fornitori la possibilità di offrire soluzioni equivalenti. Qui nascono però alcune difficoltà, infatti al momento le norme tecniche “di prodotto” definiscono un prodotto (o un servizio) in termini di prestazioni (adeguatezza all’uso) e di sicurezza durante l’uso (sicurezza per l’utilizzatore). Sono ancora poche le norme europee che contemplano già caratteristiche ambientali nelle specifiche di prodotti e di servizi. Per questo motivo il CEN/SABE (Strategic Advisory Body on Environment) è da anni impegnato nell’analizzare la possibilità di inserire aspetti ambientali nelle norme, coadiuvato da un apposito Help-Desk che suggerisce l’introduzione di requisiti ambientali ai Comitati Tecnici responsabili dei contenuti delle norme EN. Lo stesso libro verde comunitario sull’IPP dichiara che “sarebbe vivamente auspicabile che in un prossimo futuro il concetto di "compatibilità ambientale" venisse sistematicamente associato ai prodotti conformi ad una norma europea.” In parallelo al processo di normazione, esistono già dei documenti ufficiali che riportano criteri ambientali di prodotto, si tratta di tutti i criteri per l’ottenimento dei marchi ambientali di prodotto di Tipo I(5), dall’Ecolabel europeo ai marchi nazionali esistenti. Ed allora, tornando agli appalti pubblici, nel definire le specifiche tecniche delle forniture richieste, gli enti aggiudicatori possono ispirarsi ai criteri definiti per l'assegnazione dei marchi ecologici. È anche possibile specificare che i prodotti a cui è stato assegnato l’Ecolabel sono considerati conformi alle prescrizioni tecniche del capitolato d’appalto, anche se resta l’opportunità di non limitare la partecipazione alla gara esclusivamente ai prodotti che si fregiano del marchio di qualità ecologica. I marchi ambientali e i sistemi di gestione In ogni caso, il concetto forte che emerge dalla documentazione europea è che la realizzazione di una reale politica integrata dei prodotti passa necessariamente dall’approccio volontario, pur non escludendo, ove necessaria, anche l'adozione di misure obbligatorie. Ai fini dello sviluppo sostenibile il fattore determinante resta l’efficacia e l’integrazione di tutti i possibili strumenti. Ed allora, in parallelo alle etichette ecologiche di Tipo I, nel libro verde IPP la Commissione promuove anche l’adozione delle autodichiarazioni ambientali (ISO Tipo II, definite nella norma UNI EN ISO 14021) e delle dichiarazioni ambientali di prodotto (ISO Tipo III, in corso di definizione nella futura norma ISO 14025). Ma soprattutto ne delinea l’integrazione con gli strumenti di gestione delle imprese, quali ISO 14001 ed EMAS, fino ad ipotizzare l’adozione di sistemi di gestione ambientale orientati al prodotto (POEMS – Product Oriented Environmental Management System). Quello che conta è delineare le differenze tra i diversi strumenti, in modo da facilitare la loro adozione graduale da parte delle imprese, in un percorso virtuoso di crescente sostenibilità, e la loro conoscenza da parte dei consumatori (incluse le amministrazioni pubbliche). L’approccio IPP comporta infatti l’evidenziazione delle sinergie tra i vari strumenti, per cui è opportuno che la gestione di questi strumenti rispecchi questo approccio, evitando distorsioni e “fughe in avanti” legate invece a fattori di mero business. Conclusioni La strada per realizzare concretamente una politica di prodotto europea basata sull’approccio life-cycle thinking è ancora lunga e passa per alcune “pietre miliari”: - promuovere il ricorso alla progettazione ecologica e all’analisi del ciclo di vita;
- promuovere l’acquisto di prodotti più ecologici;
- promuovere lo sviluppo e l’uso del marchio comunitario Ecolabel;
- rimuovere gli ostacoli legislativi all’integrazione delle esigenze ambientali negli appalti pubblici;
- promuovere l’integrazione degli aspetti ambientali nell’attività degli enti di normazione;
- stabilire un quadro per gli accordi volontari a livello nazionale;
- promuovere l’adozione dei sistemi di gestione ambientale.
Dalle istituzioni agli enti normatori, dalle aziende ai consumatori, siamo tutti chiamati a recitare la nostra parte in questo contesto, cercando di contemplare le diverse esigenze nel tendere all’obiettivo comune di uno sviluppo realmente sostenibile. Note: (1) Libro Verde sulla Politicaintegrata relativa ai prodotti - Bruxelles, 07.02.2001 COM (2001) 68 definitivo. (2) Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo - Politica integrata dei prodotti - Sviluppare il concetto di “ciclo di vita ambientale” -Bruxelles, 18.6.2003 - COM (2003) 302 definitivo. (3) Decreto Legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 - Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio. (4) Comunicazione interpretativa della Commissione "Il diritto comunitario degli appalti pubblici e le possibilità di integrare considerazioni di carattere ambientale negli appalti pubblici" - Bruxelles, 4.7.2001 COM(2001) 274 definitivo. (5) Nella serie di norme internazionali ISO 14020, l’ISO classifica diverse tipologie di etichettatura ambientale. Il Tipo I (vedere UNI EN ISO 14024) è caratterizzato dalla selettività dei criteri per l’ottenimento del marchio, dall’unicità del marchio stesso e da un sistema di verifica di parte terza. |
Stefano Sibilio Coordinatore Comparto Impresa e Società UNI CEN standards in support of “green” public procurements The European Commission has been drawing more and more attention to the environment protection and to the tools able to contribute to this purpose which cannot be missed now. The IPP - Integrated Product Policy is right about the reduction of environmental impact of the product life cycle as a whole. These are the key-items covered by this article.
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