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Prestazioni energetiche degli edifici: le nuove leggi, il ruolo della certificazione energetica e l'attività del CTI

Cesare BoffaNell’ambito del pacchetto energia con il quale il Governo si propone di rilanciare la politica energetica nazionale, particolare importanza rivestono i provvedimenti per migliorare l’efficienza energetica del settore delle costruzioni civili. A livello europeo, infatti, il settore edilizio è responsabile di circa il 40% dei consumi totali; di questi, secondo stime della stessa Comunità europea, è possibile conseguire un risparmio pari al 22%.
I principali provvedimenti varati dal Governo in questi ultimi mesi riguardano i benefici previsti dalla Finanziaria 2007, resi attuativi dal decreto 296/2007, e la drastica revisione del decreto legislativo 192 operata con il nuovo Dlgs 311/2006.
In particolare, questo provvedimento prevede: l’innalzamento dell’efficienza energetica degli edifici, favorendo anche l’utilizzo delle fonti rinnovabili; limiti più restrittivi per i valori del fabbisogno di energia primaria per la climatizzazione invernale; ridefinisce i valori delle trasmittanze delle strutture.

Di fatto, vengono anticipati al primo gennaio 2008 i livelli di isolamento termico previsti con la precedente normativa per il primo gennaio 2009. Viene inoltre introdotta, dal primo gennaio 2010, una ulteriore riduzione dei livelli di isolamento termico, così da contenere i fabbisogni termici dei nuovi edifici del 20-25% rispetto a oggi.
Per i nuovi edifici diventa obbligatorio l’uso di fonti rinnovabili (solare termico o geotermia) per la produzione di almeno il 50% dell’acqua calda sanitaria e di impianti fotovoltaici. Le modalità applicative di queste misure saranno definite successivamente con apposito decreto.
E’ inoltre agevolato l’utilizzo di caldaie ad alta efficienza nelle zone climatiche più fredde, al posto dei vecchi impianti di riscaldamento. Per gli immobili nuovi e nel caso di ristrutturazioni di edifici di superficie utile superiore a mille metri quadri, sarà obbligatorio installare sistemi schermanti esterni, al fine di contenere il consumo energetico per il condizionamento.
L’insieme di questi interventi, oltre a ridurre i consumi di energia e le relative emissioni di anidride carbonica - facilitando il raggiungimento degli obiettivi di Kyoto - mirano a stimolare l’innovazione tecnologica, creare nuove opportunità di lavoro, favorire la creazione di nuove imprese.

Una citazione particolare merita il tema della certificazione energetica. Il decreto 311 estende gradualmente l’obbligo della certificazione energetica anche agli edifici esistenti: dal primo luglio 2007 per gli edifici superiori a mille metri quadrati, nel caso di compravendita dell’intero immobile; dal primo luglio 2008 per edifici inferiori a mille metri quadrati, nel caso di compravendita dell’intero immobile e, infine, dal primo luglio 2009 anche nel caso di compravendita del singolo appartamento.
Ciò coerentemente con la direttiva 2002/91/CE che ha introdotto lo strumento della certificazione come strumento in grado di contribuire alla riduzione dei consumi mediante la qualificazione della domanda e dell’offerta. Infatti, una corretta informazione sulle prestazioni energetiche degli edifici e sui relativi consumi stimola da un lato la richiesta di edifici a più basso consumo e, dall’altro, consente ai costruttori di valorizzare sul mercato la bontà energetica delle loro realizzazioni.

È evidente come tale obiettivi si debbano basare su procedure per la valutazione delle prestazioni energetiche e metodi di rappresentazione dei risultati coerenti e uniformi. Di fatto, l'eventuale esistenza e utilizzo di più metodi tra loro difformi non va certamente a favorire una corretta informazione e, quello che importa, un efficace confronto - sul piano energetico - tra edifici certificati.
Purtroppo, questa situazione è quella che apparentemente si sta affermando in Italia.
A seguito del decentramento di molte funzioni dello Stato alle Regioni si sta infatti osservando che queste ultime e anche altri enti stanno proponendo o preparando una molteplicità di procedure e metodi di calcolo non proprio identici. Una sorta di dietro-front culturale dopo anni di continuo sviluppo della standardizzazione che in alcuni campi - e quello energetico è sicuramente uno di questi - dovrebbe essere un elemento sostanziale.
Non resta che esortare gli organi di collegamento (come la Conferenza Stato-Regioni) a riflettere sulle potenziali conseguenze di questo modo di procedere.

In questo quadro il Comitato Termotecnico Italiano ha preparato una serie di procedure per il calcolo delle prestazioni energetiche degli edifici che si pongono come riferimenti nazionali per il settore dell'edilizia. Un concreto contributo, quindi, allo sviluppo di metodi e procedure che devono essere necessariamente uniformi, coerenti con la normativa UNI e CEN e in sintonia con il Ministero dello Sviluppo economico, con il quale collabora da sempre.

Cesare Boffa
Presidente del CTI




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