Chi dovesse passare dall’aeroporto di Amsterdam potrebbe rimanere sorpreso nel notare che, mentre i comuni passeggeri fanno la coda per esibire i documenti di espatrio, alcuni “eletti” entrano in uno speciale spazio e in pochi attimi, senza alcun controllo da parte di funzionari di frontiera, ottengono l’ok a lasciare il Paese. Procedura per Vip, capi di Stato o personale diplomatico? Nulla di tutto questo: è il sistema Automated Border Crossing che ai membri di un consorzio chiamato Privium, per una cifra di poco superiore al centinaio di euro all’anno, distribuisce una smart card sulla quale, oltre alle informazioni anagrafiche è memorizzata una rappresentazione matematica (detto template) delle caratteristiche dell’iride che, proprio come una “password fisica”, diventa l’elemento principale per il riconoscimento dei passeggeri. L’aeroporto di Amsterdam - come anche quello di Tel Aviv e numerosi scali britannici - ha implementato una “tecnologia biometrica” allo scopo di incrementare il livello di sicurezza delle procedure legate all’identificazione dei passeggeri e di snellire le code.
Le tecnologie biometriche sono generalmente (1) basate sul riconoscimento di specifiche caratteristiche fisiche degli individui (iride, impronte digitali, caratteristiche del volto ecc.). Le tipologie di impiego sono molteplici e spaziano del controllo dell’accesso a luoghi sensibili, alla messa in sicurezza di postazioni informatiche e lo scopo che accomuna tutte le applicazioni è quello di identificare gli individui o di verificarne l’identità. In linea di massima, come avviene appunto negli aeroporti, dopo che un funzionario verifica l’identità di un individuo attraverso un controllo dei documenti presentati e ne acquisisce la “caratteristica biometrica” genera un “accoppiamento” tra i dati memorizzabili in un archivio o anche solo su una smart card in possesso dell’utente. In tal modo, in fase di autenticazione, basterà leggere le impronte digitali o l’iride per essere sicuri dell’identità dell’individuo. Problematiche In realtà, le cose sono più complesse anche perché l’efficienza di una applicazione biometrica dipende da un alto numero di parametri, non ultimo, la ineluttabile caducità della natura umana. Infatti, anche l’iride o le impronte digitali possono andare incontro a un “decadimento” delle proprietà biometriche. Inoltre gli utenti disabili rischiano una severa e discriminatoria esclusione dai programmi biometrici non solo se non hanno (o posseggono in maniera molto compromessa) la parte del corpo indispensabile per l’autenticazione biometrica ma anche se non riescono ad accedere fisicamente ai dispositivi di autenticazione. L’ISO/IEC JT1 SC 37 “Biometrics” Sugli aspetti sopra accennati si focalizza il lavoro svolto dall’ISO/IEC JT1 SC 37 “Biometrics” (2). Creata nel giugno del 2002, la Sottocommissione 37 ha tenuto il suo primo meeting plenario a Orlando in Florida nel dicembre dello stesso anno e in base alle risoluzioni adottate sono stati creati sei gruppi di studio, divenuti l’anno successivo, durante il meeting plenario di Roma, i Gruppi di lavoro sui quali sono attualmente imperniate le attività dell’ SC 37. I sei Gdl coprono molti aspetti delle tecnologie biometriche: dalla definizione di una corretta terminologia (WG1 on Harmonized Biometric Vocabulary and Definitions), alla normazione delle interfacce (WG2 on Biometric Technical Interfaces), alle procedure normate per lo scambio dei dati (WG3 on Biometric Data Interchange Formats). Altri aspetti importanti sono affrontati dal WG4 (Biometric Functional Architecture and Related Profiles), orientato alla specifica di profili per alcune applicazioni “chiave” delle tecnologie biometriche mentre il WG5 (Biometric Testing and Reporting) si occupa sostanzialmente degli aspetti correlati alle misura delle prestazioni di elementi biometrici. Infine, il WG6 (Cross-Jurisdictional and Societal Aspects) tratta alcuni fondamentali elementi del quadro sociale, normativo, etico e culturale delle tecnologie biometriche. Il Working Group 6 Fino dalla sua istituzione il WG6, coordinato da chi scrive, opera in un contesto fortemente influenzato da aspetti non tecnici, lontani dal concetto di normazione e, su alcuni di essi, ad esempio il rispetto della privacy, esistono forti differenziazioni a livello internazionale. Tutto ciò implica una notevole difficoltà a precedere compensata dall’impegno profuso dai partecipanti alle riunioni di lavoro che, provenienti da varie parti del mondo, fanno sì che il WG6 sia, attualmente, l’unico consesso globale ove sia possibile condividere opinioni che avranno effetto in Europa come negli Stati Uniti, in Cina o in Nuova Zelanda, ad esempio. Gli sforzi del WG6 sono concentrati sulla realizzazione di un rapporto tecnico diviso in due parti: il TR 24714-1 (“Part 1: Guide to the Accessibility, Privacy and Health and Safety Issues in the deployment of Biometric Systems for Commercial Application”), che concerne una descrizione del contesto generale delle tecnologie biometriche che analizza in maniera dettagliata il quadro normativo, sociale, etico e culturale delle tecnologie biometriche, e il TR 24714-2 (“Part 2: Practical Application to Specific Contexts”), focalizzato su alcune applicazioni, tra cui l’uso delle tecnologie biometriche negli ambienti di lavoro. Necessità di coesione Le tecnologie biometriche rappresentano una delle più significative innovazioni di questi ultimi anni in tema di sicurezza, lotta alle frodi e snellimento delle procedure. Pur tuttavia, forse più di altre tecnologie, esse necessitano di una formidabile coesione per risolvere difficoltà non solo di natura tecnica ma legate al concetto stesso di individuo, con tutti i suoi limiti fisici, le difficoltà, i timori e la diffidenza. L’Italia, in questo senso, è in prima linea a supportare l’attività di normazione. Note: (1) Alcune tecnologie biometriche valutano caratteristiche comportamentali (basti pensare, ad esempio, all’analisi dinamica della firma che, oltre all’aspetto, analizza altri parametri quali velocità di apposizione o punti di maggiore pressione della penna). (2) www.uninfo.polito.it/SC37/SC37index-0.htm Mario Savastano Convenor WG 6 “Cross-Jurisdictional and societal aspects”, ISO/IEC JTC1 SC 37 Biometrics leaves its mark This article reports on the characteristics, the benefits and the problems connected with biometrics and the relevant specific technologies, with special regard to the work carried out by the ISO/IEC JTC1 SC3 "Biometrics". The author also explain, more in detail, the status of the art of the Working Group 6 in which he acts as Convenor and covers the juridical and social aspects of biometrics. |
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