In questi anni il mondo delle costruzioni sta vivendo una profonda evoluzione, sia dal punto di vista dello sviluppo tecnologico dello stato dell’arte sia in termini di nuove competenze e rapporti tra tutti gli attori del processo di costruzione. Per continuare a crescere e per poter continuare a competere in un mercato che sempre più non può prescindere dal contesto comunitario e internazionale, occorre un quadro legislativo che consenta di qualificare il settore attraverso regole chiare, coerenti e adeguate allo sviluppo tecnologico raggiunto e che garantisca il necessario livello di qualità e di sicurezza delle opere. Ecco perché questa evoluzione passa necessariamente anche attraverso una profonda revisione del quadro regolamentare di riferimento, in termini sia di legislazione cogente sia di normativa tecnica volontaria.
È compito delle Autorità competenti agevolare e guidare la necessaria evoluzione. In particolare, il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha avviato a questo fine una serie di attività finalizzate a indirizzare lo sviluppo del settore nel rigoroso rispetto dei necessari livelli di sicurezza, tenendo conto degli apporti in ambito normativo volontario, derivanti principalmente da studi ed elaborazioni svolti su mandato della Commissione europea. Il tutto nella coerenza tra i due ambiti, normativo e volontario, e nel rispetto dei compiti istituzionali e delle responsabilità che a tali distinti ambiti fanno capo. C’era stato un primo significativo segnale qualche anno fa, con la possibilità, prevista nei decreti del gennaio 1996, di utilizzare gli Eurocodici 2 e 3 per la progettazione delle strutture di acciaio e di calcestruzzo, fermo restando il rispetto dei limiti in materia di sicurezza stabiliti nei decreti stessi. Tuttavia il pacchetto degli Eurocodici era stato a suo tempo pubblicato come norma sperimentale ed è stato pertanto necessario aspettare qualche anno prima di avere dei testi consolidati in termini di contenuti tecnici e di esperienze acquisite nella loro applicazione. Il Dm 14 settembre 2005, il cosiddetto Testo Unitario, è stato un ulteriore passo significativo in termini di complementarità tra normativa UNI e prescrizioni legislative. Infatti, sono più di cento i riferimenti alle norme UNI (inclusi i recepimenti di norme europee EN e internazionali ISO) nella sezione sui materiali e sui componenti strutturali (con l’innovativa prescrizione per cui il riferimento si intende all’ultima edizione in vigore della norma citata, salvo diversa specifica indicazione). La fase sperimentale del Testo Unitario ha dato modo di porre in luce diversi aspetti di criticità connessi alla sua applicazione, che hanno consentito di raccogliere importanti contributi per integrare e perfezionare il testo normativo, soprattutto per quanto concerne la compatibilità con gli Eurocodici e il completamento della impostazione sostanzialmente prestazionale, con contenuti idonei a determinare univocamente i livelli di sicurezza richiesti e a consentire la verifica delle prestazioni attese. A tale proposito è importante sottolineare come questa modalità di approccio prestazionale possa essere di stimolo al progresso tecnologico, pur senza precludere in alcun modo la sicurezza delle costruzioni e quindi l’incolumità delle persone. Manca un ultimo tassello per completare il quadro definitivo: l’emanazione delle appendici nazionali agli Eurocodici, nelle quali si individuano i valori di quei coefficienti di sicurezza che gli stessi Eurocodici prevedono siano fissati dalle autorità nazionali. È già stata attivata presso il Consiglio Superiore la necessaria procedura affinché le proposte possano essere trasferite in appositi provvedimenti regolamentari. Dopo il completamento del programma di conversione degli Eurocodici da norme sperimentali (ENV) a norme europee definitive (EN), il Consiglio Superiore ritiene opportuno esplicare un’attività di controllo focalizzata sulla applicazione e sulla revisione degli Eurocodici, sulla base delle esperienze acquisite. In particolare già si ravvisa la necessità di un approfondimento delle problematiche applicative relative agli edifici esistenti e l’estensione dell’oggetto normativo ai nuovi materiali, quali i materiali compositi. Sarà altresì necessario prevedere una più fattiva partecipazione italiana ai lavori ISO, al fine di evitare il più possibile una divergenza, almeno come approccio concettuale, con gli Eurocodici. A tale proposito, il Consiglio Superiore ha già provveduto alla nomina di propri rappresentanti nella Commissione Ingegneria strutturale dell’UNI, anche in considerazione della sua ristrutturazione, recentemente pianificata in seno al Comitato Costruzioni UNI, necessaria per assicurare un’effettiva efficacia e funzionalità della commissione stessa, sulla base delle nuove attività future. Il Consiglio Superiore ha ravvisato infine l’opportunità di essere presente anche nel Comitato Costruzioni, organismo di indirizzo e coordinamento delle strategie normative UNI nel settore delle costruzioni, al fine di dare ulteriore impulso alle sinergie tra le reciproche attività. Questo consentirà di pervenire a un’analisi approfondita di tutti gli ambiti di interesse comune in un momento così importante per un settore fondamentale dell’economia nazionale quale è il mondo delle costruzioni. Marcello Mauro Presidente Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici |