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Dossier

Prodotti "verdi" e Green Public Procurement

Nel tentare di illustrare come e perché nasce questo dossier, ho riletto un vecchio documento europeo che ormai troppi anni or sono circolava anche sui tavoli dei gruppi UNI come strumento che avrebbe modificato l’approccio della gestione ambientale negli anni successivi: il libro verde “IPP” sulla politica integrata di prodotto (COM (2001) 68).
La strategia di questo documento si fonda sull’integrazione delle “politiche ambientali esistenti sfruttando potenzialità finora trascurate per migliorare una vasta gamma di prodotti e di servizi nell'arco del rispettivo ciclo di vita, dall'estrazione delle materie prime alla produzione, alla distribuzione, all'uso fino alla gestione dei rifiuti. Essa ruota attorno ad un elemento centrale: come riuscire ad ottenere, nel modo più efficiente possibile, prodotti più ecologici e come farli utilizzare dai consumatori. Non esiste un unico strumento privilegiato per una politica integrata dei prodotti e si dovrà dunque ricorrere ad una combinazione di strumenti da utilizzare e perfezionare con cura per garantirne la massima efficacia.”

Questo approccio, ormai abbastanza noto tra gli addetti ai lavori, forse meno tra il grande pubblico, mi ha sempre colpito in particolare per l’idea, forse innovativa, di combinare diversi strumenti per raggiungere un unico obiettivo. Innovativa perché storicamente abbiamo assistito invece a dispute tra sostenitori di uno strumento o dell’altro, pur trattandosi magari di strumenti assolutamente compatibili, anzi uno l’evoluzione logica dell’altro e addirittura integrabili tra loro. Ed allora come è possibile combinare diversi strumenti? Forse una parziale risposta può darla anche questo dossier, pensato proprio per seguire un filo conduttore che parte dalla revisione della ISO 14001 ed arriva fino ai lavori per la realizzazione della ISO 14025 sulle dichiarazioni ambientali di prodotto, passando per Ecolabel, per il green public procurement, per le esperienze di sistemi di gestione orientati al prodotto o al servizio.

Quello che conta è comprendere che il nostro ruolo in UNI non è promuovere nuovi strumenti, o integrare quelli esistenti, o attivare nuovi schemi di certificazione, ma contribuire a creare un quadro organico da un punto di vista esclusivamente normativo, affinché sia poi il mercato a scegliere le forme più opportune di utilizzo e/o di integrazione di questi strumenti. La stessa ISO 14001, e negli articoli iniziali si evidenzia in modo chiaro, non è soltanto un documento al quale riferirsi per la certificazione, ma uno strumento normativo flessibile, adattabile a situazioni diverse, potenzialmente completo, che può essere utilizzato in maniera anche diversissima. E questa diversità la riscontriamo nella sua applicazione sul mercato: da chi per scelta convinta adotta questo strumento nell’ottica di una efficienza produttiva oltre che in termini di immagine, ottenendo una certificazione di parte terza, a certificazioni ambientali che nascono invece dalla possibilità di accesso ad un finanziamento, senza dimenticare le esperienze di imprese che utilizzano un SGA, magari senza necessità di certificazione, per gestire alcune problematiche specifiche, come il caso di Italferr presentato nel dossier. Ma quello che è necessario comprendere è che un SGA può andare ben oltre i requisiti, che definirei “minimi”, della ISO 14001, fino ad inglobare in sé persino la gestione dei prodotti, dagli studi di LCA (Life Cycle Assessment) fino all’accesso al Regolamento Ecolabel e, perché no, alla redazione di dichiarazioni ambientali.

Ecco perché, partendo dalla nuova ISO 14001 e dall’attenzione maggiore che essa pone agli aspetti relativi agli appaltatori critici, così come ai fornitori di prodotti e di servizi che possono influenzare la prestazione ambientale di un’organizzazione, si può facilmente giungere alla scelta di un Comune a vocazione turistica che adotta il SGA ma lo lega anche alle proprie attività riguardanti l’IPP o alla volontà di accompagnare i propri albergatori all’ottenimento dell’Ecolabel per le strutture turistiche, come evidenziato nell’articolo del Comune di Jesolo.
Ma quando si parla di prodotti “verdi”, non si può non pensare agli appalti verdi della pubblica amministrazione. Se infatti è vero che gli appalti pubblici rappresentano circa il 16 % (stime comunitarie) del prodotto interno lordo comunitario, è allora evidente quanto le scelte di acquisto della Pubblica Amministrazione possano fare da volano alla strategia dell’IPP ed al mercato di prodotti più ecologici. Ecolabel in questo senso rappresenta lo strumento di elezione, ma è interessante notare come una norma UNI non elaborata in campo ambientale, ma nell’ambito dei lavori del settore cartaceo, la UNI EN 643, diviene pilastro fondamentale per il green public procurement promosso dal nostro Ministero dell’Ambiente.

Infine qualche considerazione sulle dichiarazioni ambientali di prodotto. Anche qui la tematica è molto delicata perché i pareri sull’opportunità di avere questo ulteriore strumento sono discordanti. Ma vorrei sottolineare che questo strumento già esiste, qualcuno lo utilizza già, e nei prossimi mesi in tutti i Paesi del mondo sarà in vigore la norma ISO 14025 che darà la possibilità di progettare schemi di gestione delle dichiarazioni ambientali di prodotto organici e confrontabili. Ed allora non bisogna restare indietro per poi pagare, nei prossimi anni, questo ritardo. E’ difficile dire quale sia il modo migliore per gestire questo nuovo strumento, se in ambito pubblico, se in ambito privato, se con un unico schema nazionale, se europeo, se con più schemi confrontabili. Non saremo noi a decidere ma il mercato stesso, tenendo comunque presente, in ogni caso, che la possibilità di redigere queste dichiarazioni è sicuramente compatibile sia con i SGA, che anzi possono fornire le procedure corrette per gestire al meglio le dichiarazioni ambientali di prodotto, sia con l’Ecolabel europeo. Infatti Ecolabel a sua volta potrebbe addirittura trovare nuova linfa proprio dai dati delle dichiarazioni ambientali di prodotti che rientrano in quelle specifiche categorie coperte dal Regolamento europeo stesso; tra l’altro è altamente probabile che in Italia molti prodotti e molti servizi di organizzazioni turistiche già rispettino i criteri Ecolabel indipendentemente da tale Regolamento. In conclusione la forza di questi strumenti sta proprio nella possibile integrazione, volontaria, da parte dei soggetti che scelgono di attuarli, ed allora facilitiamo tale tipo di sviluppo perché, in tempi di crisi della competitività delle nostre imprese sul mercato globalizzato, le scelte di politica integrata possono contribuire a porre le basi per una crescita del Sistema Paese.

Gaetano Caropreso
ENEA
Vicepresidente della Commissione UNI Ambiente e coordinatore del relativo gruppo di lavoro GL1 Sistemi di gestione ambientale




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