La necessità di tradurre il concetto di sviluppo sostenibile in azioni concrete e perseguibili sul piano operativo, chiama in causa le imprese che devono assumere un ruolo attivo nell’attuazione delle politiche di sostenibilità, promuovendo la prevenzione ed il miglioramento continuo. È evidente però che le imprese non possono da sole farsi carico della realizzazione di politiche di sistema orientate allo sviluppo sostenibile: Governo e società civile condividono questa responsabilità con gli operatori economici ed è necessario uno sforzo collegiale per la realizzazione di un progetto di ampio respiro.
Dobbiamo quindi insieme superare la vecchia impostazione tesa più ad “imporre” e “controllare” (piuttosto che a “ricercare” e “coinvolgere”) che ha portato alla formazione di una giungla legislativa e burocratica che penalizza la competitività del Paese e non rende possibile una efficace attività di prevenzione e di controllo. Ecco perché, come operatori industriali, guardiamo con interesse alla concretizzazione della “Legge Delega in campo ambientale” che mira al riordino del corpo normativo in materia, e auspichiamo una rapida emanazione dei “testi unici”. In questo ambito, particolare attenzione dovrà essere posta nell’evitare il ripetersi degli errori del passato: si dovrà, ad esempio, evitare di emanare la regolamentazione tecnica con decreti ministeriali o, addirittura, con atti di Legge. Ciò pone, infatti, problemi per la loro modifica o il loro aggiornamento, con il risultato che anche semplici errori materiali non possono essere rimediati a causa della complessità delle procedure richieste per l’emanazione di un nuovo provvedimento. Dovrebbe, quindi, essere scissa la funzione di programmazione e di indirizzo, in capo allo Stato, cui spetta la definizione degli obiettivi, degli strumenti e dei controlli, dalla normativa tecnica che da questi atti discende. Quest’ultima potrebbe essere definita dagli enti dediti alla normazione-regolamentazione tecnica (esempio: UNI, APAT) sulla base di chiari e precisi criteri fissati dal legislatore. Accanto al disegno di riordino legislativo occorre, poi, valorizzare l’impegno volontario che un numero sempre crescente di imprese attua al fine di ridurre il proprio impatto ambientale, andando oltre il mero rispetto dei limiti imposti. Proprio per dare impulso e maggior forza a questa tendenza, il Sistema Confindustria si è impegnato nel lancio di una propria iniziativa, il Progetto Ecoimpresa con l’obiettivo di diffondere presso il maggior numero di imprese la propensione ad adottare sistemi di gestione ambientale. Il risultato più significativo e rilevante del progetto è stata la firma di un Protocollo d’Intesa tra Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e Confindustria con il quale è stata condivisa la finalità del Progetto di fare leva sui sistemi di gestione ambientale per la promozione dello sviluppo sostenibile nelle attività industriali e sono state definite le sinergie tra il mondo pubblico e le imprese per la diffusione dei sistemi di gestione ambientale certificati. In particolare con il Protocollo d’Intesa il Ministero dell’Ambiente si è impegnato a riconoscere, sul versante legislativo e amministrativo, benefici alle imprese ecocertificate, sia con l’individuazione di opportuni snellimenti autorizzativi, sia con la messa a punto di forme di sostegno economico soprattutto per le piccole e medie imprese, concretizzatesi poi nel decreto 2230/03 che disciplina la modalità di finanziamento alle PMI ecocertificate per complessivi 8 milioni di euro. Confindustria ha, inoltre, instaurato un rapporto di collaborazione con il mondo finanziario (che ha attivato linee di credito ad hoc con condizioni di favore per gli investimenti ambientali realizzati dalle imprese ecocertificate) ed assicurativo. Il recente Protocollo d’Intesa tra Confindustria e ANIA sulla tutela ambientale prevede la riduzione dei costi delle polizze RC Inquinamento per le imprese del Sistema associativo confindustriale registrate EMAS o certificate ISO 14001. L’insieme delle azioni poste in essere con il Progetto Ecoimpresa sta senza dubbio contribuendo alla diffusione della certificazione ambientale in Italia. Rispetto alla situazione iniziale è da notare come il progetto Ecoimpresa abbia contribuito a far aumentare notevolmente il numero delle certificazioni in Italia: si è passati da circa 1500 siti del 2001 ai 5600 di oggi. Per questo motivo la Presidenza di Confindustria ha confermato il proprio impegno nell’iniziativa. Lo sviluppo del Progetto consentirà di rafforzare alcune direttrici sulle quali si registra un notevole interesse della base associativa, quali la semplificazione, l’innovazione ed il dialogo. Emma Marcegaglia Vice Presidente Confindustria per l’impresa e il territorio |