Dal primo gennaio 2007 è entrata in vigore la revisione dell'ISBN (International Standard Book Number), il consolidato sistema universale di codificazione del mondo del libro le cui caratteristiche sono definite da una delle più diffuse norme nell’intero panorama ISO a livello globale (la prima edizione risale al 1972). Ad oggi l'ISBN è stato adottato da oltre 160 Paesi in tutto il mondo. Quella dell'ISBN - la cui norma di riferimento, a livello nazionale, è la UNI ISO 2108:2007 (vedi box) - non è l'unica novità importante nel panorama degli standard editoriali, così che, nel presentare gli elementi essenziali della revisione, può valer la pena fare una breve rassegna di quanto altro è accaduto o sta accadendo nel settore.
Novità per l’ISBN Ma andiamo con ordine. L’ISBN è il codice univoco dei “libri”, essenziale per il loro commercio sia lungo i canali tradizionali sia nel commercio elettronico. La presenza di uno strumento di uso universale ha consentito nel tempo la creazione di banche dati bibliografiche commerciali tra loro interoperabili ed è stato uno dei fattori che ha fatto sì che il commercio elettronico si sviluppasse prima proprio nel mondo del libro che in altri settori commerciali. L’esigenza della sua revisione è derivata proprio dal successo del sistema di codificazione. L’ampio uso ha posto, all’inizio del nuovo millennio, un problema di capacità di un sistema basato su una codifica di dieci cifre (di cui una necessaria come codice di controllo) e su un complesso meccanismo di assegnazione dei prefissi per area linguistica, inevitabile per garantire l’unicità dei numeri a livello internazionale (va ricordato che il sistema è nato in era “pre-digitale”). Tale struttura ha messo in gioco la possibilità di garantire nel lungo periodo numeri sufficienti per un panorama editoriale mondiale sempre più ricco e variegato. | Sulla norma UNI ISO 2108:2007 | S’intitola "Informazione e documentazione - Sistema internazionale unificato per la numerazione dei libri (ISBN)" la norma UNI ISO 2108:2007, adozione della norma internazionale ISO 2108:2005. Essa definisce le caratteristiche di un sistema universale di identificazione - il sistema ISBN, appunto - da applicarsi a qualsiasi pubblicazione monografica, a prescindere dal formato e dall’edizione. Essa stabilisce inoltre: - le modalità di generazione, assegnazione ed utilizzo di un determinato codice,
- quali metadati dovranno accompagnare l’assegnazione di un codice ISBN,
- le modalità di gestione del sistema ISBN.
Il codice ISBN deve sempre comparire sul prodotto in questione: nella norma, seguita a livello italiano e tradotta dalla Commissione UNI Documentazione, informazione automatica e multimediale, vengono indicate anche le modalità per la sua collocazione. |
L’emergenza di un’editoria digitale, con il moltiplicarsi dei formati, e quindi delle “edizioni”, ha accelerato una problematica già in essere. La revisione entrata in vigore all’inizio di quest’anno risponde a tali premesse. Sono essenzialmente quattro le novità che è opportuno considerare. In primo luogo - ed è certamente l’aspetto più evidente - è cambiata la sintassi del codice, che è oggi di 13 cifre e non più di dieci. Ciò ha consentito quell’aumento della capacità del sistema che era, come detto, il primo obiettivo della revisione. La precedente sintassi era composta da un prefisso identificativo dell’area linguistica (88 per quella italiana), un prefisso editore, un codice attribuito al singolo libro e l’ultima cifra utilizzata per il controllo della correttezza formale del numero. L’ampiezza dei prefissi dell’area e dell’editore è variabile così che la capacità per ogni editore in termini di numero di libri cui può assegnare un ISBN è più o meno ampia. Il nuovo sistema introduce due nuovi elementi: l’ampliamento del codice a 13 cifre e la modifica dell’algoritmo di calcolo del codice di controllo finale. Relativamente al primo punto, la decisione presa è stata quella di premettere alle dieci esistenti tre ulteriori cifre. Per i prefissi editore già assegnati tali cifre sono per tutti “978”, ma ciò pone le basi per un allargamento della capacità. Con la riforma del sistema, il codice diventa coincidente con il corrispondente numero del codice a barra, facilitando così la conversione, anche retrospettiva, dei numeri e delle procedure esistenti in quanto tale ulteriore codice è già largamente usato nel settore. Questa scelta è stata possibile grazie a un accordo con GS1, l’autorità che gestisce a livello internazionale i codici a barre. Essa aveva già in passato riservato il prefisso 978 per i prodotti librari e ha convenuto di riservare da subito anche il prefisso 979 per lo stesso scopo. L’accordo prevede anche che, in caso la comunità ISBN necessiti di ulteriori prefissi, questi saranno messi a disposizione da GS1, salvo l’ovvio impegno da parte della comunità ISBN di evitare qualsiasi spreco della capacità di numerazione derivante da politiche poco accorte. Il cambio del codice di controllo finale si inserisce nello stesso quadro: anch’esso infatti diviene coincidente con quello del codice a barre, con la conseguenza di divenire propriamente numerico (la precedente versione ammetteva all’occorrenza l’impiego della lettera X, oltre che a quello delle cifre da 0 a 9). Una seconda novità riguarda la definizione dell’ambito di applicazione, che è stata rivista per tener conto in modo più corretto dell’evoluzione digitale. Oggi un ISBN può essere assegnato a qualsiasi “monografia” composta di testo (o di testo e immagini), indipendentemente dal formato con cui viene veicolata, includendo quindi le versioni digitali. Questa scelta ha fatto emergere una serie di domande, considerata la maggiore fluidità delle versioni digitali rispetto a quelle tradizionali. In particolare, ci si è chiesti se diverse versioni digitali della stessa monografia (ad esempio quelle .pdf, .lit, .html ecc.) debbano avere codici diversi. Le risposte sono state ricercate nel principio generale “you need to identify what you trade”, ovverossia: quando un editore mette a disposizione del pubblico separatamente versioni diverse della stessa monografia, ognuna di esse deve avere un ISBN separato. La terza novità riguarda l’obbligo di registrazione di metadati sui libri cui viene assegnato un ISBN al momento della sua assegnazione. Si tratta di una tendenza più generale nell’evoluzione degli standard di identificazione di contenuti in ambito ISO. In realtà, in molti Paesi - tra cui l’Italia - tale registrazione era già una prassi, per quanto non codificata nella precedente versione del sistema di codificazione, essendo la base per la costruzione dei cataloghi dei libri in commercio che sono uno strumento essenziale per l’intera catena della diffusione del libro. L’ultima innovazione codificata riguarda un cambiamento nell’amministrazione dello standard a livello internazionale con la creazione di una nuova entità giuridica, “ISBN International”, in forma di associazione non a scopo di lucro, con sede nel Regno Unito, di cui fanno parte tutte le agenzie ISBN del mondo. ISSN Parallelamente ai cambiamenti nel ISBN l’insieme dei sistemi di identificazione dei contenuti editoriali sta cambiando. È infatti appena terminato il processo di revisione dell'ISSN (International Standard Serials Number) definito dalla norma ISO 3297, che ha avuto anch’esso un focus particolare sul trattamento delle versioni digitali dei periodici. Coerentemente, anche in questo caso si è deciso che la versione digitale abbia (quando resa disponibile separatamente) un numero ISSN diverso da quella cartacea, ma si è fatto un passo avanti nella gestione del legame tra le due versioni, definendo uno dei due ISSN come codice di collegamento (ISSN-link) tra i diversi formati, con una gestione dei legami a livello di metadati (struttura di dati atta a descrivere altri dati). Con la moltiplicazione dei formati, la necessità di tener traccia dei legami tra più manifestazioni di una stessa opera diviene un’esigenza sempre più frequente lungo tutta la catena del valore. Ad esempio: una biblioteca nella sua politica di acquisizione deve sapere se un nuovo ISBN corrisponde a un’opera nuova o semplicemente a una nuova versione di un’opera che è già in patrimonio; una libreria può fornire migliori servizi ai clienti se è in grado di suggerire formati diversi per un’opera che risultasse esaurita; gli stessi editori di fronte al moltiplicarsi delle offerte e alla gestione dei diritti per edizioni speciali (dai più tradizionali club del libro ai volumi allegati ai giornali) richiedono strumenti operativi semplici per tener traccia delle relazioni. ISTC Per rispondere (anche) a queste esigenze è nato un nuovo standard, denominato ISTC (International Standard Text Code), il cui processo di definizione si è concluso lo scorso anno e che è ora in fase di attuazione (ISO/DIS 21047). Il nuovo identificatore si distingue dai preesistenti per il fatto di essere assegnato alle “opere letterarie” in quanto tali, indipendentemente dalle diverse edizioni che esse concretamente possono avere. Un ISTC distingue insomma, ad esempio, I promessi sposi in quanto tale, mentre molti diversi ISBN continueranno a identificare le innumerevoli edizioni che vari editori hanno fatto e fanno del capolavoro manzoniano. Legando ciascun ISBN all’ISTC (o agli ISTC, in caso di raccolta di saggi di autori vari) dell’opera contenuta nel libro, sarà possibile anche ricostruire i legami tra un ISBN e altri ISBN riferiti alla stessa opera. Il nuovo standard, tuttavia, non esaurisce la sua funzione a questo aspetto, ma è ideato per diventare l’identificatore elettivo per i i mercati in cui l’oggetto siano le opere in quanto tali e non le relative manifestazioni, e in particolare, quindi, nei mercati dei diritti. Significativo, da questo punto di vista, che nel consorzio che sta sviluppando il sistema di gestione dello standard sia recentemente entrata anche l’IFRRO (International Federation of Reproduction Rights Organisations), cioè la federazione delle società di gestione collettiva dei diritti secondari in ambito letterario. Sotto questo profilo, l’ISTC ricalca le orme già tracciate dall’ISWC nella musica e dall’ISAN degli audiovisivi.
Uno degli elementi chiave dell’ISTC è il sistema di controllo dei duplicati: lo standard prevede infatti che una singola opera possa essere registrata, potenzialmente, da più soggetti (l’autore, l’editore, una società di gestione collettiva, una biblioteca, ecc.), ma il sistema dovrà controllare che si evitino doppie registrazioni, il che rappresenta l’elemento di maggiore difficoltà tecnica, in un modello che per essere internazionale dovrà gestire più alfabeti, oltre che più lingue, e diverse prassi e sistemi di catalogazione bibliografica. Tale caratteristica, d’altro canto, promette di aprire opportunità per ulteriori applicazioni: nei programmi di digitalizzazione intrapresi dalle biblioteche di tutto il mondo, e in particolare nei progetti europei in questo ambito, una criticità più volte evidenziata è proprio quella di evitare la duplicazione delle digitalizzazioni, con conseguente spreco di risorse pubbliche. Poiché i programmi di digitalizzazione riguardano in primis opere di pubblico dominio, è a maggior ragione possibile che esistano ISBN diversi, e numerosi, per una stessa opera, così che il lavoro di controllo dei duplicati rischia di essere - senza l’ISTC - oneroso. Nuovi standard ISO: DOI… La rassegna sugli standard per l’editoria non sarebbe completa se non desse conto anche di ulteriori due iniziative ISO, partite entrambe nel settembre 2006, per la definizione di due nuove norme relative ai metodi all’interno della stessa famiglia: il DOI (Digital Object Identifier) e l’ISNI (International Standard Name Identifier - ex ISPI). Nel primo caso, non si tratta in assoluto di una novità: il Digital Object Identifier è infatti nato come iniziativa de facto già dal 1999 e la recente decisione del TC46 SC9 dell’ISO di iniziare una procedura per la definizione della nornma non è che un modo per sanzionare e regolare in modo certo per gli utilizzatori una esperienza già molto vitale. Il DOI è un sistema complesso che include tanto un codice di identificazione (il “DOI name”), quanto un sistema di risoluzione in internet (“DOI resolution”) e un modello di gestione dei metadati. Un DOI-name può essere assegnato a qualsiasi oggetto su cui insistono diritti di proprietà intellettuale, quindi testi, musica, audiovisivi, immagini, software, ecc., indipendentemente dal fatto che sia digitale. Il Digital Object Identifier è infatti concepito come “identificatore digitale di oggetti” e non come “identificatore di oggetti digitali”. Pertanto, un DOI può essere assegnato a entità che già sono identificate da altri identificatori ISO ed è quindi naturale chiedersi quale sia l’utilità di farlo. La risposta deve essere ricercata - come già la prima bozza della norma mette in evidenza - in due caratteristiche: da un lato un DOI-name è direttamente “azionabile” in rete, dall’altro, proprio perché utilizzabile per qualsiasi tipo di contenuti, può essere di grande utilità in sistemi che devono gestire contemporaneamente più di una tipologia di oggetti, ad esempio i portali che vendono all’interno di un’unica piattaforma brani musicali, libri elettronici, giochi, immagini, film e così via. Relativamente alla prima caratteristica, è importante evidenziare come il sistema DOI sia caratterizzato dalla presenza di un “sistema di risoluzione”, cioè di un meccanismo che consente di sottomettere una richiesta in un sistema di rete (tipicamente internet) ricevendo in cambio una informazione relativa all’oggetto identificato (la URL - sequenza di caratteri che identifica univocamente l'indirizzo di una risorsa in Internet - dove l’oggetto può essere trovato, o dove è disponibile un servizio per acquistare l’oggetto, o dove reperire informazioni di altro genere ecc.). In termini semplificati, ma forse più efficaci, è possibile “cliccare” su un DOI e raggiungere una o più risorse in rete relative all’oggetto identificato. Per ottenere tale risultato, il sistema Digital Object Identifier utilizza una tecnologia denominata Handle System, sviluppata dal CNRI (Corporation for National research Initiatives, progetto di architettura per gli oggetti digitali). Tale tecnologia supporta anche una funzionalità di “risoluzione multipla”: in altre parole, da un singolo DOI è possibile raggiungere una gamma più o meno ampia di risorse. L’insieme di tali caratteristiche fa sì che il Digital Object Identifier non sia affatto alternativo agli altri sistemi di identificazione ISO, ma anzi possa e debba essere complementare. Grazie anche a una sintassi sufficientemente flessibile, è possibile integrare nel DOI-name altri identificatori, rendendo anche questi “azionabili” in rete. Un esempio pratico di come questa caratteristica possa funzionare è in corso di sviluppo all’interno del progetto denominato “Actionable ISBN”, promosso congiuntamente dall’International DOI Foundation (IDF) e da ISBN International. Il progetto, la cui realizzazione sperimentale è coordinata da MEDRA, l’Agenzia europea di registrazione del DOI, prevede un’integrazione delle 13 cifre ISBN all’interno della stringa DOI, così da rendere facilmente ricostruibile un DOI a partire dall’ISBN. Obiettivo del progetto è consentire agli editori di registrare un DOI su un libro (sia elettronico sia di carta) combinandolo con l’ISBN e registrando una serie di URL dove gli utenti potranno trovare risorse su quell’oggetto (ad esempio la URL in una libreria online, una pagina del sito dell’editore, il blog dell’autore, l’indice del libro, l’immagine della copertina e così via). Laddove un qualsiasi editor di un sito web intenda citare il libro utilizzando quel DOI, avrà la possibilità di indirizzare i propri utenti (“con un solo click”) all’insieme di tali risorse. Inoltre, se l’editor mette a disposizione un nuovo servizio, o cambia la URL di un servizio esistente, dal momento in cui registra tali cambiamenti nel sistema DOI questi diverranno visibili attraverso tutte le citazioni fatte anche da terzi di quel libro, senza che i gestori dei siti web debbano fare alcunché. In un certo senso, si tratta di un modo di rendere i link in rete “persistenti” (continuano a funzionare anche in caso di cambiamento dell’indirizzo in cui è pubblicata una risorsa) ma anche “dinamici” (è possibile che siano arricchiti di nuove informazioni senza interventi da parte di chi ha creato il link). …e ISNI L’ultima novità di questo variegato panorama è l’ISNI (International Standard Name Identifier) che intende applicare la stessa logica (creazione di un codice univoco e registrazione di alcuni metadati di base all’interno di sistemi globali distribuiti) anche alle persone fisiche e giuridiche che hanno un rapporto con gli oggetti (ad esempio gli autori, i curatori, i traduttori, gli editori, ecc. di un testo, di un brano musicale, di un audiovisivo ...). Il Gruppo di lavoro ISO ha iniziato la propria attività in parallelo a quello del DOI, ma partendo da una situazione molto meno consolidata nell’esperienza. Si tratta in questo caso di concordare un sistema di identificazione dei “nomi pubblici delle persone” così da facilitare le negoziazioni sui diritti nonché la creazione, nei sistemi catalografici, di liste di autori prive delle ambiguità generate da anonimi, sinonimi, ecc.. Il progetto era partito con la denominazione ISPI (International Standard Party Identifier) ma il gruppo di lavoro ha messo in evidenza come in realtà non sono le persone (le “parti”) a essere oggetto di identificazione, ma i loro nomi pubblici, per le evidenti implicazioni connesse alla tutela della privacy che la prima scelta comporterebbe. Piero Attanasio Presidente ISBN International Standards on books: a developing landscape Since 1st January 2007 has been in force the revision of the ISBN (International Standard Book Number) standard, the well-established universal system of book numbering and coding. This article reports not only about the latest news concerning ISBN, but also what is being developed in this field. |
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