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Innovazione: una sfida per tutte le PMI

Paolo GalassiLe piccole industrie manifatturiere italiane aspirano al Rinascimento industriale, inteso come ritorno al concetto di “fabbrica”, fonte primaria di eccellenza e innovazione. Le basi di questa età dell’oro vanno costruite all’interno delle università perché è l’innovazione, nei processi e nei prodotti, la chiave di volta per il rilancio dell’industria nazionale. L’Italia continua a perdere posizioni sul fronte della ricerca, è stata surclassata anche da Spagna e Irlanda, Paesi pochi anni fa più indietro di noi su questo fronte, come evidenzia il recente rapporto Istat sulla situazione del Paese. Eppure le PMI si prodigano per migliorarsi: il Censis attesta che più del 25% delle piccole imprese manifatturiere investe in innovazione, così come il 60% delle microstrutture operanti nei settori dell’alta tecnologia. Ma i dati mostrano un quadro scoraggiante sul fronte delle risorse umane: il personale addetto ad attività di ricerca in Italia nei diversi settori produttivi pubblici e privati costituisce lo 0,9% del totale della forza lavoro, a fronte del 1,4% dell’UE a 15 e delle alte percentuali dei Paesi scandinavi. Sconsolante, soprattutto se si considera che negli USA l’8% della forza lavoro opera nella ricerca.

Ad aggravare la situazione, la dicotomia tra scuola e impresa. Il problema è che in Italia ricerca e industria giocano in due squadre diverse. Sono entità separate da una voragine, condizione che pregiudica la competitività del Sistema Italia. Il futuro dell’industria si gioca sul rapporto con l’università, nel senso che è il sistema universitario che deve aumentare la sua capacità di ascoltare le istanze e i problemi posti dall’impresa, altrimenti la sua ricerca rimane sterile: gli indirizzi che vengono dal mondo imprenditoriale andrebbero trasformati in corsi universitari utili alle imprese.

L’azienda per crescere, imporsi sui mercati esteri e resistere alle congiunture economiche sfavorevoli ha bisogno di progetti su cui lavorare e sperimentare. Per svilupparsi gli imprenditori devono dedicare tempo a nuove idee, a combinazioni originali di idee, a osservare con curiosità esperienze ed esempi di altri settori, di altri paesi. Un compito a cui sono chiamati anche i lavoratori. Ecco perché il primo capitale dell’impresa è quello umano. Un capitale che va formato adeguatamente. Dobbiamo combinare il meglio dell’imprenditorialità con il meglio delle competenze manageriali e professionali.

Viviamo nel Paese più industrializzato d’Europa, se si considera il numero di aziende esistenti, ma le nostre imprese sono quelle che producono meno ricchezza di tutte nell’UE. Un paradosso causato principalmente proprio dalla lontananza tra il mondo dell’università e quello dell’industria, quest’ultimo da sempre abituato a fare da solo grazie all’ingegno e alla creatività, ma con le ali perennemente tarpate per l’assenza di adeguati supporti scientifici. Nonostante ciò la nostra industria riesce a restare protagonista del mercato globale e a sopravvivere alla spietata concorrenza dei Paesi in via di sviluppo intenti ad assassinare l’eccellenza italiana.

C’è una timida ripresa dell’economia europea e nazionale; una "ripresina" che va sfruttata con grande determinazione. Il compito di Confapi (Confederazione italiana della piccola e media industria) è di sostenere le aziende, costantemente alle prese con un’economia altalenante. Con i suoi sessant’anni di storia, la Confederazione continua a operare con mezzi e finalità che rispecchiano la filosofia di gestione di un’impresa di piccole e medie dimensioni. Il recentissimo accordo di collaborazione strategica con l’UNI è la conferma della concretezza del nostro operato: le norme tecniche sono strumenti essenziali per lo sviluppo delle attività imprenditoriali e la loro conoscenza è fondamentale per la crescita competitiva delle PMI.
La partecipazione all’attività di normazione (anche sopranazionale), lo scambio di informazioni e la creazione di prodotti e servizi "su misura" sono di fatto nuovi strumenti di crescita. La peculiarità degli interessi e delle modalità di sviluppo dell’impresa piccola e media è una ricchezza nel nostro sistema produttivo. Il Sistema Italia si fonda sulle PMI, dato che esse costituiscono oltre il 99% delle aziende nazionali, assorbono l’81% del totale degli addetti e realizzano più del 70% del Prodotto Interno Lordo. L’azienda italiana è riuscita nel tempo a divenire un modello di riferimento anche per gli altri Paesi, grazie alle sue qualità più importanti: adattabilità e flessibilità.

Confapi parla lo stesso linguaggio delle imprese e rappresenta la voce degli imprenditori e delle imprenditrici che vivono ogni giorno le medesime esperienze, che si confrontano allo stesso modo con i problemi della produzione, del mercato nazionale e degli scenari globalizzati. Uomini e donne d’impresa, autentici leader del Sistema Italia.

Paolo Galassi
Presidente Confapi




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