Lasciandoci alle spalle un’estate capricciosa, già ci prepariamo a mesi ben più freddi e piovosi. Due recenti norme UNI, che riguardano proprio gli indumenti di protezione contro pioggia e freddo, definiscono i requisiti dei materiali e i metodi di prova che rendono questa particolare tipologia di abbigliamento – per il lavoro e per il tempo libero - veramente efficace e confortevole. Vediamo come. La norma UNI EN 343:2004 "Indumenti di protezione – Protezione contro la pioggia" specifica i requisiti necessari dei materiali e delle cuciture di indumenti di protezione contro le precipitazioni (pioggia, neve), la nebbia, l’umidità del suolo. Le caratteristiche essenziali da sottoporre a prova (e da indicare sull’etichetta) sono l’impermeabilità e la resistenza al vapore acqueo. In particolare una elevata impermeabilità e una bassa resistenza al vapore acqueo (che tradotto in termini più semplici significa una elevata traspirabilità) sono requisiti che rendono questi indumenti oltre che utili anche molto confortevoli, perché da un lato permettono, come è ovvio, di non bagnarsi e dall’altra consentono una normale evaporazione del sudore, fondamentale per mantenere una corretta temperatura del corpo. Ciò evita quella spiacevole sensazione di eccessivo surriscaldamento che può rendere un capo d’abbigliamento, specie se utilizzato in condizioni climatiche particolari, veramente insopportabile. Ovviamente un capo che garantisce una elevata traspirabilità può essere indossato più a lungo senza risultare fastidioso. A questo proposito la norma stabilisce i valori di riferimento in base ai quali i materiali vengono suddivisi in tre classi di crescente impermeabilità e traspirabilità. I materiali di protezione – rivestimenti e cuciture – devono essere resistenti a trazioni, lacerazioni e, ovviamente, anche a meno traumatiche variazioni dimensionali dovute alle lunghe e ripetute esposizioni all’acqua (la norma stabilisce che dopo cinque lavaggi o cinque cicli di pulitura a secco la variazione dimensionale dei materiali deve mantenersi entro il 3%).
L’etichettatura di questi indumenti di protezione deve presentare l’apposito pittogramma (vedi figura 1) seguito dal numero di norma (UNI EN 343) e dalle relative classi di impermeabilità e resistenza al vapore acqueo. La norma UNI EN 342:2004 "Indumenti di protezione – Completi e capi di abbigliamento per la protezione contro il freddo" pone particolare attenzione all’isolamento termico, che rappresenta la proprietà principale per questo genere di indumento. Esso è misurato sull’intero completo (per esempio tute composte da due pezzi o tute intere) utilizzando un manichino termico a grandezza naturale (dotato di sensori): ciò permette di verificare in termini realistici l’efficacia dei tessuti di protezione, oltre che la loro vestibilità, il taglio, la copertura e la forma, tutti elementi che in un indumento destinato ad essere indossato in condizioni particolari risultano di grande importanza pratica. Anche in questo caso sono previsti valori di riferimento in base ai quali l’indumento è classificato, soprattutto in relazione alla permeabilità all’aria (un fattore determinante da considerare in riferimento alla protezione contro il freddo). L’etichettatura prevede il relativo pittogramma (vedi figura 2), seguito dal numero della norma (UNI EN 342), dai valori di isolamento termico, dalla classe di permeabilità all’aria e – facoltativamente – dalla classe di resistenza alla penetrazione d’acqua.  Figura 1 |  Figura 2 |
Entrambe le norme sono di supporto ai requisiti essenziali della Direttiva UE 89/686/CEE sui dispositivi di protezione individuale. Per informazioni: Comunicazione UNI tel. 02 70024.471 - fax 02 70024474 e-mail: redazione@uni.com Per informazioni commerciali: Diffusione UNI tel. 02 70024.200, fax 02 70105992 e-mail: diffusione@uni.com 12/09/2005 |