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Cosmetici e pratiche di buona fabbricazione

A livello ISO (International Organization for Standardization) è in fase di studio la prima norma internazionale che fissa le linee guida per le pratiche di buona fabbricazione da applicare alle aziende che producono prodotti cosmetici: si tratta del progetto di norma ISO/DIS 22716 "Cosmetics - GMP - Guideline on Good Manufacturing Practices", messo a punto dal comitato tecnico ISO/TC 217.

Dopo aver valutato che non esistono in ambito UE norme tecniche specifiche in materia, la Commissione Europea ha richiesto il recepimento del progetto di norma internazionale e in sede CEN (Comitato europeo di normazione) è attualmente in fase di discussione il prEN ISO 22716 (identico all'ISO/DIS 22716).

Il progetto di norma è in discussione anche a livello nazionale nell'ambito della Commissione UNI "Tecnologie biomediche e diagnostiche" e la Sottocommissione "Dispositivi dentali" sta preparando alcune osservazioni. La futura norma è infatti trasversale e coinvolge tutti i prodotti cosmetici; nel campo dentale -ad esempio- esistono alcuni prodotti borderline non classificabili come dispositivi medici ma rientranti invece nella legislazione dei cosmetici, come i kit utilizzati per sbiancare i denti.

Il documento ISO/DIS 22716 (e la versione europea prEN ISO 22716) offre elementi pratici per la gestione dei fattori umani, tecnici ed amministrativi che possono influenzare la qualità della produzione di questi prodotti, tenendo in considerazione le specifiche necessità del comparto produttivo del settore cosmetici. Le pratiche di buona fabbricazione (GMP) descrivono operativamente le attività da intraprendere in base a concetti più generali di assicurazione della qualità, con l'obiettivo di ottenere un prodotto che soddisfi specifici requisiti.

Sempre in materia di prodotti cosmetici, la Commissione Europea ha recentemente avviato una consultazione pubblica per migliorare il sistema di etichettatura dei prodotti per la protezione solare: la Commissione emetterà una raccomandazione per assicurare che l’industria utilizzi un sistema di etichettatura dei prodotti semplice, standardizzata e comprensibile a partire dal 2007.

Per permettere ai consumatori un acquisto sicuro, l'iniziativa della Commissione prende in considerazione alcuni aspetti dell'etichettatura: il livello di protezione deve essere indicato in modo uniforme e basato su metodi di prova standardizzati; dalla confezione devono essere eliminate indicazioni ingannevoli relative ad una "protezione totale" (per esempio "schermo totale"); le etichette devono indicare chiaramente e in modo comprensibile le istruzioni d'uso per una corretta applicazione del prodotto.
I punti deboli dell’attuale etichettatura riguardano il ben noto "fattore di protezione", che si riferisce principalmente ai raggi UVB (causa di scottature solari) ma non ai raggi UVA (importante fattore di rischio per il cancro della pelle e l’invecchiamento della pelle). Ad oggi non esistono metodi di prova uniformi per comparare i fattori di protezione ai raggi UVA e ogni produttore ha un metodo per misurare e indicare il fattore di protezione. Degli esempi? protezione ad ampio raggio - protezione ad ampio raggio UVA UVB - 100% anti UVA/UVB/IR - tiene lontani i raggi UVA - UVA di 30A - protezione UVA rafforzata... e via dicendo.

Markos Kyprianou, Commissario responsabile per la salute e la protezione dei consumatori, ha dichiarato che “i consumatori devono essere messi al corrente del fatto che non esiste un prodotto per la protezione solare che fornisca il 100% di protezione nei confronti dei raggi UV pericolosi”.

La consultazione pubblica scadrà il 14 giugno 2006. Il testo sul progetto di raccomandazione della Commissione è disponibile per commenti all'indirizzo internet: http://ec.europa.eu/enterprise/cosmetics/sunscreens/index_en.htm


Per informazioni tecniche:
UNI, Gian Luca Salerio
Comparto Beni di consumo e materiali
e-mail: beniconsumo@uni.com

29/05/2006

 



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