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Sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea del 18/06/2010 è stata pubblicata la direttiva 2010/31/CE in materia di prestazione energetica nell'edilizia. Essa sostituirà la 2002/91/CE, la quale sarà abrogata dal 1 febbraio 2012.
La nuova direttiva, che dovrà essere adottata dagli Stati membri entro e non oltre il 9 luglio 2012, ha lo scopo di chiarire, rafforzare e ampliare il campo di applicazione della vigente sul rendimento energetico nell'edilizia, nonché di ridurre le differenze tra le pratiche in uso negli Stati membri in tale settore, pur tenendo conto delle condizioni locali e climatiche esterne, fornendo disposizioni in merito alla:

  • definizione di un quadro comune generale per la metodologia di calcolo della prestazione energetica
  • applicazione di requisiti minimi alla prestazione energetica di edifici e unità immobiliari di nuova costruzione
  • applicazione di requisiti minimi alla prestazione energetica di edifici e unità immobiliari esistenti, sottoposti a ristrutturazioni importanti, inclusi gli interventi su specifici elementi edilizi o sistemi tecnici quando questi siano oggetto di sostituzione o rinnovamento
  • definizione di piani nazionali destinati ad aumentare il numero di edifici ad energia quasi zero
  • certificazione energetica degli edifici o delle unità immobiliari
  • ispezione degli impianti di riscaldamento e condizionamento
  • definizione di sistemi di controllo indipendenti per gli attestati di prestazione energetica e i rapporti di ispezione.

Il cosiddetto recasting della EPBD costituisce, quindi, un importante passo verso il miglioramento delle performance energetiche degli edifici e testimonia come l‘Unione Europea sia molto attenta a queste  tematiche. Il parco edilizio è infatti attualmente responsabile del 40% del consumo globale di energia nell‘Unione. Si stima inoltre una crescita del settore nei prossimi anni e quindi un conseguente aumento dei consumi. Misure volte all‘adozione di tecniche costruttive che mirino al contenimento dei consumi, unitamente ad una incentivazione all‘uso di fonti energetiche rinnovabili e pulite, sono indispensabili per ridurre, in primo luogo, le emissioni di CO2 e di gas serra nell‘atmosfera e, in secondo luogo, la dipendenza europea dalle fonti fossili. L‘EPBD e la sua rifusione in questo senso possono essere viste come strumenti su cui far leva al fine di indirizzare nel medio-lungo termine le politiche degli Stati membri verso una gestione più attenta dei fabbisogni energetici.

Gli Stati membri dovranno infatti recepire tale direttiva: tutti gli edifici che verranno costruiti dal 31 dicembre 2020 saranno conformi ai più elevati standard di risparmio energetico e saranno alimentati principalmente da energie rinnovabili (questi edifici avranno un consumo di energia primaria "quasi zero"). Per gli edifici pubblici tali requisiti si applicheranno a partire dal 2018, affinché siano "esempio di buone pratiche".

I requisiti minimi dovranno essere applicati alla prestazione energetica degli edifici di nuova costruzione, esistenti e ristrutturati, agli elementi dell‘involucro edilizio e ai sistemi tecnici importanti per la prestazione energetica. Saranno i singoli Stati a fissare tali requisiti minimi, rivedendoli almeno ogni cinque anni e aggiornandoli in funzione dei progressi tecnici nel settore edile e impiantistico. Potranno essere esclusi: gli edifici tutelati per il loro valore architettonico o storico, gli edifici adibiti a luoghi di culto, i fabbricati temporanei, i siti industriali, le officine, gli edifici agricoli, gli edifici residenziali utilizzati meno di 4 mesi all‘anno, i fabbricati indipendenti di superficie inferiore a 50 m2.

In considerazione dell‘importanza di mettere a disposizione adeguati strumenti di finanziamento e di altro tipo per favorire il miglioramento della prestazione energetica degli edifici e il passaggio a edifici a energia quasi zero, gli Stati membri adotteranno gli opportuni provvedimenti per esaminare gli strumenti più pertinenti sulla base delle circostanze nazionali.
Entro il 30 giugno 2011 gli Stati membri dovranno redigere un elenco delle misure e degli strumenti esistenti ed eventualmente proposti, compresi quelli di carattere finanziario, anche diversi da quelli richiesti dalla presente direttiva, ma che promuovano gli obiettivi della stessa. Tale elenco dovrà essere aggiornato ogni tre anni. Gli Stati membri elaboreranno, pertanto, piani nazionali destinati ad aumentare il numero di edifici a energia quasi zero, che potranno includere obiettivi differenziati per tipologia edilizia e che comprenderanno obiettivi intermedi di miglioramento della prestazione energetica degli edifici di nuova costruzione entro il 2015.

In relazione alla certificazione energetica degli edifici, inoltre, viene ulteriormente ribadito che il certificato energetico deve comprendere raccomandazioni, specifiche per l'edificio in esame, volte al miglioramento della prestazione energetica e valutate in base al rapporto costi-benefici rispetto al ciclo di vita economicamente utile. Esso, rilasciato in conformità alla direttiva 2002/91/CE, mantiene la propria validità. Infine, la direttiva disciplina le ispezioni degli impianti di riscaldamento degli edifici dotati di caldaie con una potenza superiore a 20 kW e degli impianti di condizionamento d'aria con potenza superiore a 12 kW. La certificazione della prestazione energetica degli edifici e l'ispezione degli impianti di riscaldamento e condizionamento d'aria dovrà essere effettuata in maniera indipendente da esperti qualificati e/o accreditati, operanti in qualità di lavoratori autonomi o come dipendenti di enti pubblici o di imprese private.

Fonte: CTI

CTI - Comitato Termotecnico Italiano
www.cti2000.it/

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