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UN MONDO FATTO BENE.

Si sono riuniti pochi giorni fa gli esperti della Commissione “Economia circolare”, per la prima volta presieduta da Laura Cutaia (ENEA).
Terminata la necessaria fase organizzativa con la nomina del Presidente si è infatti ora pronti a partire con quella più operativa, che porterà la Commissione ad interfacciare i lavori da poco avviati a livello internazionale dall’ISO/TC 323 e a predisporre le condizioni più favorevoli per un pieno sviluppo del tema anche a livello nazionale.

l cutaia 2019La questione si pone in termini generali ancor prima che particolari, perché la definizione stessa di “economia circolare” risente tutt’oggi di un certo livello di ambiguità. E’ la stessa Laura Cutaia, presidente della Commissione UNI, a evidenziarlo: “Sul tema indubbiamente non c'è ancora un linguaggio comune. Quindi già definire il campo di applicazione di una futura norma e chiarire gli aspetti terminologici è il primo e non banale passaggio che bisogna affrontare”.

I lavori, sia a livello internazionale che nazionale, sono ancora in una fase iniziale. La Commissione UNI da poco costituita può dunque dare pienamente il proprio contributo.
Il gruppo che si è creato è piuttosto eterogeneo e mette insieme anime molto diverse. Una eterogeneità che, su un tema così articolato, è inevitabile. Ma questo significa anche la responsabilità di porsi due domande a cui siamo tenuti a dare una risposta: a che cosa servirà una norma sulla economia circolare? E chi saranno gli utilizzatori?

A questo proposito le risposte sono varie. Ed è sempre la presidente, Laura Cutaia, a renderle esplicite: “Sicuramente c'è un certo fabbisogno di chiarezza attorno al concetto di economia circolare perché, come abbiamo detto, si fa fatica a definirne i contorni. Avere un documento condiviso al quale le organizzazioni possono appoggiarsi e al quale le pubbliche amministrazioni possono fare riferimento è senza dubbio una necessità che i lavori di normazione sono chiamati a soddisfare. Ma sviluppare norme tecniche in questo ambito è anche una opportunità di sviluppo in sé perché l'economia circolare è senza dubbio una grande leva economica – e non solo economica – della società. E lo è anche in termini più generali perché il concetto di circolarità richiama anche modelli organizzativi alternativi a quelli tuttora esistenti.

Il tema è vasto e consente di lanciare uno sguardo di notevole prospettiva sul futuro della nostra società, in primis quella italiana che – nel panorama internazionale – dimostra in questo campo di essere già ad un livello piuttosto avanzato di sviluppo.
Il nostro Paese – dai dati raccolti dal rapporto sullo stato dell'economia circolare in Italia elaborato dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile e dal Circular Economy Network, articolato attraverso 10 indicatori eurostat (che misurano una serie di parametri) – dimostra di avere un buon approccio alla circolarità. Insomma, rispetto ad altri Paesi siamo ben posizionati. Tuttavia” – prosegue Laura Cutaia – “rimane difficile misurare l'economia circolare. Attualmente i sistemi di misura sono ancora di natura ‘lineare’ più che ‘circolare’. Noi oggi misuriamo solo alcuni aspetti dell'economia circolare, come ad esempio la quantità di rifiuti raccolta o la quantità di raccolta differenziata. Ma sarebbe molto più significativo sapere qual è la quota di materiale riciclato che rientra nei cicli produttivi: questo sarebbe un parametro veramente circolare molto più esauriente. Un dato che purtroppo ad oggi ancora non abbiamo.

Gli spunti non mancano e l’attività della Commissione si preannuncia intensa e quanto mai ricca di prospettive interdisciplinari.
Forse non è esatto parlare di lavori pionieristici, ma non c’è dubbio che i lavori sulla economia circolare sono destinati ad avere uno sviluppo particolarmente stimolante.

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