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di Andrea Orlando, Vicepresidente UNI e Direttore generale Federazione ANIMA

La revisione dello Statuto UNI rappresenta un traguardo importante per l’industria che da sempre considera il processo di normazione un elemento fondamentale per la competitività delle imprese; attraverso la definizione di regole, elaborate coinvolgendo tutte le parti interessate e approvate con il consenso di tutti, è infatti possibile competere su parametri chiari e inequivocabili.

I profondi cambiamenti avvenuti negli ultimi anni a livello mondiale, con lo sviluppo del mercato cinese che si contrappone a quello americano, hanno imposto all’Europa, e quindi ai singoli Stati Membri, di modificare le proprie strategie e di sviluppare una politica industriale in grado di rilanciare la produzione nel rispetto di vincoli ambientali sempre più stringenti.
Nell’ultimo decennio abbiamo assistito allo sviluppo della trasformazione digitale che sta cambiando il modo di produrre delle aziende e quindi le sue esigenze e che ha introdotto nuovi temi come la cybersecurity, la IoT, l’Intelligenza Artificiale, i big data, ecc.
Allo stesso tempo, il cambiamento climatico in atto, ha imposto nuovi vincoli introducendo nuovi concetti come quello della economia circolare e dell’efficienza energetica che impongono alle aziende di adottare processi e realizzare prodotti sempre più sostenibili.

La Commissione Europea, che per anni ha lavorato allo sviluppo di un mercato unico e all’attenzione per la sicurezza del lavoratore, ha iniziato a sviluppare una politica industriale che consentisse di aumentare il livello di produzione interna rispetto al PIL introducendo nuovi concetti fondamentali per la salute del cittadino.

Anche la normazione ha risentito di questo cambiamento e a livello europeo sono stati già avviati nuove attività sui temi emergenti e il programma di lavoro elaborato dal CEN per il 2020 testimonia questo cambiamento.
In questo contesto era indispensabile per l’UNI adattarsi alle nuove esigenze imposte dal mercato e di rivedere il proprio statuto per renderlo più adatto al contesto attuale e per dotarsi una governance che consentisse di coinvolgere tutti i soggetti interessati nella definizione delle strategie di lungo periodo, fondamentali per supportare al meglio le esigenze dei propri associati.

Il riconoscimento di UNI da parte del Governo con il Decreto Legislativo 223/2017, conferma l’importanza della normazione come elemento di supporto al sistema paese e per la realizzazione delle strategie industriali.

La revisione dello statuto UNI, per quanto possibile, ha assecondato queste necessità e, in questa ottica, i quattro livelli di governance previsti nel nuovo statuto, e sostenuti anche dal mondo industriale, rappresentano un elemento molto importante.
Poter coinvolgere tutti gli interessi, pur salvaguardando la presenza dei soci, rappresenta un passo importante per riuscire a sviluppare strategie che supportino i cambiamenti in atto. Solo attraverso il coinvolgimento di tutti è infatti possibile elaborare documenti realmente condivisi da tutti e utili per supportare lo sviluppo dei temi di interesse.

Questo obiettivo è stato possibile grazie all’introduzione di diversi livelli di governance che da una parte ha permesso di consolidare la presenza dei soci, compresi gli enti federati, indispensabili per i settori in cui operano e per l’industria, negli organi esecutivi e amministrativi e dall’altra di introdurre il Comitato di Indirizzo Strategico aperto a tutte le parti e in particolare ai soggetti deboli definiti nel Regolamento Europeo 1025/2012.
Questo Comitato infatti avrà il compito di raccogliere le proposte di tutte le parti interessate e di definire le linee di sviluppo dell’ente in modo da soddisfare le esigenze di tutti.

A questi importanti cambiamenti, va aggiunto il maggiore coordinamento tra la parte di governance e la parte operativa stabilendo che uno dei Vicepresidenti dell’ente debba avere la delega a presiedere il Commissione Centrale Tecnica, incaricato di coordinare tutta l’attività normativa.

Questi cambiamenti con altri importanti modifiche dello statuto, consentiranno all’UNI di continuare a svolgere un ruolo fondamentale per tutte le parti e per sostenere la politica industriale dell’Italia e dell’Europa.

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