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Votare è semplice. Con le credenziali e il link ricevuti via email, in pochi semplici passaggi tutti i Soci possono esprimere il proprio voto.
E' possibile votare dalle 12.00 del 17 febbraio 2020 alle 12.00 del 19 marzo 2020.

come si vota

di Natalia Gil Lopez, Consigliere UNI e Dipartimento Politiche Ambientali CNA

È ormai assodato che la normazione tecnica è uno strumento di competitività e innovazione a supporto dei sistemi imprenditoriali, che devono confrontarsi con un mercato globale sempre più complesso.
La revisione dello statuto UNI costituisce un’opportunità importante di rilancio e di costruzione di un modello organizzativo e di governance dell’ente in grado di rispondere alle richieste di un contesto economico in continua evoluzione.

Negli ultimi anni le PMI hanno sempre più riconosciuto alla normazione tecnica la capacità di spingere più in alto il livello qualitativo della propria attività per confrontarsi con clienti più esigenti e più attenti al sistema delle garanzie delle conformità e della sicurezza.
Non solo, pensiamo anche al ruolo che la normazione tecnica può assumere rispetto a temi oggi prioritari quali la digitalizzazione o l’economia circolare!

La CNA è da molti anni impegnata in un maggior coinvolgimento delle PMI nella normazione tecnica, una leva che a nostro avviso consente alle imprese di essere migliori protagoniste nel mercato unico comunitario e internazionale.
La cultura della normazione, la facilitazione della comprensione e dell’accesso al processo di normazione per le PMI possono avvenire più agevolmente con un diretto coinvolgimento nelle strategie che sono anche a monte dei processi decisionali.

In questo senso, la nuova struttura di governance UNI proposta nello statuto ha come obiettivo una equilibrata partecipazione dei soci dell’Ente.
Riteniamo infatti fondamentale poter contribuire - tramite un’equilibrata partecipazione di tutte le parti interessate - alla governance per garantire, oltre a una sua maggiore funzionalità, anche un rafforzamento del legame tra normazione e PMI affinché queste possano sfruttare pienamente i benefici - in termini di maggiore competitività ed efficienza - che le norme tecniche offrono.

Si ricorda che gli enti di normazione nazionali vengono sollecitati in tal senso anche dal Regolamento UE 1025/2012, dallo Small Business Act della Commissione europea e più recentemente in Italia dal Decreto Legislativo 223/2017.

In Europa, come è noto, la normazione ha assunto un ruolo fondamentale per il sistema economico e sociale dell’Unione, risultando un punto di riferimento sia per l’armonizzazione del mercato interno, sia per le politiche e la legislazione comunitarie. Di fatto, la revisione del sistema europeo di normazione ha introdotto misure ad hoc per accrescere la partecipazione delle PMI ai processi di elaborazione delle norme tecniche sia a livello nazionale, sia a livello europeo. L’Unione europea infatti ritiene che le PMI siano ancora sottorappresentate nelle attività di normazione europea e vada pertanto incoraggiato e facilitato il loro accesso alle norme e ai processi di sviluppo delle stesse; ecco perché inserire un chiaro riferimento nel testo dello statuto alla partecipazione delle organizzazioni di rappresentanza delle PMI negli organi di governance.

La revisione dello statuto dell’Ente rappresenta inoltre l’occasione per un rilancio del sistema nel suo complesso e per un rafforzamento dell’Infrastruttura Qualità Italia, al fine di rispondere al meglio alle esigenze del mercato e - allo stesso tempo - garantire la competitività del sistema economico italiano in ambito europeo (CEN) e internazionale (ISO).
Per questo motivo, diventa indispensabile stabilire le necessarie sinergie con tutti gli attori della filiera (accreditamento-normazione-certificazione) e soprattutto incrementare il coinvolgimento delle Istituzioni nazionali, necessario per il corretto sviluppo della normazione tecnica e per il rapporto tra questa e la legislazione anche a livello nazionale.

Alla luce della rilevanza strategica e di interesse generale della normazione tecnica, occorre garantire agli enti di normazione nazionali le risorse necessarie a svolgere le funzioni e i compiti loro assegnati dal legislatore nazionale ed europeo e garantire in maniera stabile il posizionamento degli enti nazionali di normazione UNI e CEI sia a livello europeo che internazionale.
Posizionamento, a nostro avviso strategico, che consente di rappresentare al meglio gli interessi del sistema produttivo italiano, in particolare delle micro piccole e medie imprese, nell’ambito delle norme tecniche che regolano processi, prodotti e servizi.

di Andrea Orlando, Vicepresidente UNI e Direttore generale Federazione ANIMA

La revisione dello Statuto UNI rappresenta un traguardo importante per l’industria che da sempre considera il processo di normazione un elemento fondamentale per la competitività delle imprese; attraverso la definizione di regole, elaborate coinvolgendo tutte le parti interessate e approvate con il consenso di tutti, è infatti possibile competere su parametri chiari e inequivocabili.

I profondi cambiamenti avvenuti negli ultimi anni a livello mondiale, con lo sviluppo del mercato cinese che si contrappone a quello americano, hanno imposto all’Europa, e quindi ai singoli Stati Membri, di modificare le proprie strategie e di sviluppare una politica industriale in grado di rilanciare la produzione nel rispetto di vincoli ambientali sempre più stringenti.
Nell’ultimo decennio abbiamo assistito allo sviluppo della trasformazione digitale che sta cambiando il modo di produrre delle aziende e quindi le sue esigenze e che ha introdotto nuovi temi come la cybersecurity, la IoT, l’Intelligenza Artificiale, i big data, ecc.
Allo stesso tempo, il cambiamento climatico in atto, ha imposto nuovi vincoli introducendo nuovi concetti come quello della economia circolare e dell’efficienza energetica che impongono alle aziende di adottare processi e realizzare prodotti sempre più sostenibili.

La Commissione Europea, che per anni ha lavorato allo sviluppo di un mercato unico e all’attenzione per la sicurezza del lavoratore, ha iniziato a sviluppare una politica industriale che consentisse di aumentare il livello di produzione interna rispetto al PIL introducendo nuovi concetti fondamentali per la salute del cittadino.

Anche la normazione ha risentito di questo cambiamento e a livello europeo sono stati già avviati nuove attività sui temi emergenti e il programma di lavoro elaborato dal CEN per il 2020 testimonia questo cambiamento.
In questo contesto era indispensabile per l’UNI adattarsi alle nuove esigenze imposte dal mercato e di rivedere il proprio statuto per renderlo più adatto al contesto attuale e per dotarsi una governance che consentisse di coinvolgere tutti i soggetti interessati nella definizione delle strategie di lungo periodo, fondamentali per supportare al meglio le esigenze dei propri associati.

Il riconoscimento di UNI da parte del Governo con il Decreto Legislativo 223/2017, conferma l’importanza della normazione come elemento di supporto al sistema paese e per la realizzazione delle strategie industriali.

La revisione dello statuto UNI, per quanto possibile, ha assecondato queste necessità e, in questa ottica, i quattro livelli di governance previsti nel nuovo statuto, e sostenuti anche dal mondo industriale, rappresentano un elemento molto importante.
Poter coinvolgere tutti gli interessi, pur salvaguardando la presenza dei soci, rappresenta un passo importante per riuscire a sviluppare strategie che supportino i cambiamenti in atto. Solo attraverso il coinvolgimento di tutti è infatti possibile elaborare documenti realmente condivisi da tutti e utili per supportare lo sviluppo dei temi di interesse.

Questo obiettivo è stato possibile grazie all’introduzione di diversi livelli di governance che da una parte ha permesso di consolidare la presenza dei soci, compresi gli enti federati, indispensabili per i settori in cui operano e per l’industria, negli organi esecutivi e amministrativi e dall’altra di introdurre il Comitato di Indirizzo Strategico aperto a tutte le parti e in particolare ai soggetti deboli definiti nel Regolamento Europeo 1025/2012.
Questo Comitato infatti avrà il compito di raccogliere le proposte di tutte le parti interessate e di definire le linee di sviluppo dell’ente in modo da soddisfare le esigenze di tutti.

A questi importanti cambiamenti, va aggiunto il maggiore coordinamento tra la parte di governance e la parte operativa stabilendo che uno dei Vicepresidenti dell’ente debba avere la delega a presiedere il Commissione Centrale Tecnica, incaricato di coordinare tutta l’attività normativa.

Questi cambiamenti con altri importanti modifiche dello statuto, consentiranno all’UNI di continuare a svolgere un ruolo fondamentale per tutte le parti e per sostenere la politica industriale dell’Italia e dell’Europa.

di Renato D’Agostin, Vicepresidente UNI e Rappresentante Consiglio Nazionale Periti Industriali

L’attività di normazione tecnica, nata per fotografare lo stato della regola dell’arte di prodotto, ha subito nel tempo l’inevitabile evoluzione legata allo sviluppo della scienza, della tecnica, dell’economia quindi alla complessa evoluzione della Società.

Alla normazione sui prodotti si è affiancata quella sui sistemi e sui servizi. Ancora, la normazione dello stato dell’arte si è completata con quella degli sviluppi in divenire, anticipando, anziché inseguendo, l’evoluzione dei sistemi.
Tale ruolo di responsabilità sociale della normazione è stato regolato dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione europea, recepito dalla Legislazione italiana. La revisione dello Statuto UNI è quindi risultata opportuna e necessaria per adeguare gli organi sociali e gli organismi tecnici alle nuove esigenze di competenza, partecipazione, indirizzo, amministrazione e gestione.

In tale quadro il contributo delle professioni, con le loro istituzioni di rappresentanza e con le conoscenze e competenze dei singoli professionisti, sarà sicuramente qualificante nell’organizzazione strategica del sistema normativo, nei lavori degli organismi tecnici in generale e nei gruppi di lavoro in particolare, soprattutto per le norme di sistema e di servizio. Nelle collegialità comprendenti molteplici gruppi di interesse e competenze, quello di professionisti specialisti operanti sul territorio, costantemente aggiornati sull’evoluzione della loro specifica attività, costituirà contributo imprescindibile allo studio di norme di elevato ed equilibrato contenuto tecnico.

Le esperienze delle prossime gestioni consentiranno di verificare, ed eventualmente mettere a punto, l’equilibrio tra il sistema di ampia partecipazione all’Comitato di Indirizzo Strategico e quello di stretta rappresentanza nel suo Consiglio Direttivo, anche con riferimento alla necessaria rilevanza delle espressioni elettive dell’Assemblea dei Soci.

di Gianni Cavinato, Presidente Commissione Tecnica UNI e Rappresentante CNCU c/o UNI

Tutti i soci dell’UNI sono chiamati a esprimersi con il proprio voto sul nuovo Statuto.
Dopo circa trent’anni abbiamo l’occasione epocale di partecipare e decidere sul nuovo corso che UNI potrà intraprendere nel segno strategico della sostenibilità. È significativo che UNI nel mantenere la configurazione di organizzazione senza scopo di lucro, introduca alla base della propria mission, un sostantivo che in sé esprime il principio e il valore universale della nostra vita: la dignità della persona, che viene affiancata ai diritti umani fondamentali.

Non è affatto facile immaginare quali potranno essere in futuro tutte le declinazioni operative di questo principio, ma oggi possiamo tranquillamente affermare che il nuovo Statuto dell’UNI è ben allineato con la Costituzione della Repubblica Italiana, laddove all’art. 2, leggiamo che “riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo” e all’art. 3, “tutti i cittadini hanno dignità sociale….”.

Tutti coloro che partecipano alle attività di UNI sono chiamati a condividere un processo unitario che non è solo tecnico, ma anche gestionale. L’integrazione tra le diverse componenti della rappresentanza e quelle tecniche esprime una innovazione essenziale della nuova strategia dell’UNI. Le soluzioni individuate sono già state condivise dagli attuali Organi sociali, che hanno indicato anche un nuovo strumento chiamato a rafforzare l’intero percorso normativo: il Comitato di Indirizzo Strategico.

Con il nuovo Statuto le rappresentanze delle PMI, dei sindacati dei lavoratori, dei consumatori e delle organizzazioni ambientaliste, assumono la propria dignità in seno all’UNI e il processo di integrazione fornirà un rinnovato slancio partecipativo.

Personalmente, sono tanto onorato quanto entusiasta, per essermi trovato in questa occasione storica di vivere e partecipare, dimostrando, come in rappresentanza del CNCU-Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti, possa oggi esprimermi anche come presidente della CCT.

di Eleonora Carletti, Consigliere UNI e Direttore Istituto per le Macchine Agricole e Movimento Terra IMAMOTER - CNR

In un quadro generale di forti cambiamenti sociali e tecnologici e di forte competitività internazionale, il Consiglio Nazionale delle Ricerche - e il mondo della ricerca italiana in generale - sono chiamati ad operare secondo un modello nuovo, basato sulla condivisione delle conoscenze e sulla multidisciplinarietà, aperto alle nuove sfide scientifiche e tecnologiche e, al tempo stesso, pronto a sostenere l’innovazione dei diversi settori industriali e lo sviluppo del Paese.

In questo contesto, il rafforzamento del legame tra ricerca, innovazione e normazione risulta un elemento fondamentale in quanto è anello essenziale per favorire il trasferimento dell’innovazione, l’apertura dei mercati alla concorrenza equa e la sostenibilità ambientale e sociale. Ritengo quindi che il futuro Statuto sia la necessaria risposta dell’Ente Nazionale preposto alle attività di normazione per adeguare la propria strategia a questo nuovo scenario estremamente complesso che richiede efficienti strumenti operativi basati su collaborazione, condivisione e precise responsabilità, in una prospettiva di servizio per il bene comune.

Giudico particolarmente positiva e qualificante la scelta di identificare quattro articolazioni di governance, differenziate non solo per compiti ma anche per responsabilità. Inoltre, vedo nel nuovo organo introdotto, il Comitato di Indirizzo Strategico, un elemento propulsivo per il rafforzamento del legame tra ricerca e normazione. E’ infatti a questo tavolo che i diversi attori a rappresentanza del mondo della ricerca, dei settori strategici nazionali, delle Amministrazioni dello Stato e degli interessi dei cittadini sono chiamati a mettere a disposizione conoscenze e professionalità per condividere sfide e necessità e delineare linee di sviluppo normativo, dall’innovazione all’applicazione, garanti di un progresso etico e sostenibile.

Sono quindi fiduciosa che questo rinnovamento del modus operandi di UNI possa rafforzare le potenzialità della normazione a sostegno di innovazione e ricerca responsabili.

di Stefano Calzolari, Consigliere CNI e Vice-Presidente UNI

Ho partecipato fin dall’inizio alla redazione del nuovo Statuto UNI e posso affermare che non si è trattato di una semplice operazione di restyling, ma di una vero e proprio cambio di “scala”, come quando nel settore automobilistico si passa da un dato segmento a quello superiore.
L’ambizione dichiarata, infatti, era quella di confezionare un “abito istituzionale” più strutturato del precedente, capace di supportare UNI nella maggiore complessità del mondo in cui opera e, in particolare, nella sua accresciuta ampiezza relazionale, comprensiva di una dimensione internazionale sempre più importante.

Nel contempo si è trattato di non perdere alcuna delle caratteristiche friendly di UNI, come la sua apertura e la sua disponibilità a espandere continuamente i confini della propria azione, conservando uno stile sobrio ed efficiente, inappuntabile nella forma ma non “burocratico”, cioè capace di mettere a proprio agio il personale, i collaboratori e i moltissimi utenti.
Secondo me il tentativo è riuscito.

Punto chiave di tutta l’operazione è la rivisitazione della struttura di governance, con l’aggiunta di un livello - il “Comitato di Indirizzo Strategico” - che ha permesso di distinguere accuratamente i compiti di conduzione tecnico-amministrativa, propri del “Consiglio Direttivo” e della “Giunta”, da quelli più politici, cioè dedicati alle linee di indirizzo di lungo termine e alla comunicazione con il mondo esterno, al fine di una ottimale gestione del consenso, fondamentale per chi opera nella produzione di norme volontarie.

A mio avviso, non si è trattato di un appesantimento ma di una evoluzione indispensabile per interfacciare al meglio UNI con il mondo circostante, molto più complesso che in passato, nel rispetto del principio che Albert Einstein sintetizzò brillantemente così: “everything should be made as simple as possible but not simpler” … Riconoscendo, in altre parole, che UNI doveva dotarsi di una governance “sufficientemente complessa” per non perdere contatti e opportunità.

In coerenza con questa linea di sviluppo, ho anche apprezzato l’introduzione del “Comitato di Coordinamento della Pubblica Amministrazione”, con sede in Roma, che avrà il compito di valorizzare gli apporti specifici dei Ministeri e degli altri Enti Pubblici che, a vario titolo, concorreranno alla diffusione dei prodotti UNI e alla sorveglianza sul loro corretto utilizzo, nel rispetto della “congruenza” che sempre dovrà esistere tra le norme volontarie e le leggi dello Stato.

Ciò premesso, come rappresentante del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, cioè di una delle Professioni che dedica più risorse alle attività UNI, ho appoggiato con convinzione la nascita del nuovo Statuto, del quale c’era assoluto bisogno per acquisire più modernità sul piano organizzativo e più consapevolezza di ruolo nella “regolazione” della società contemporanea. Il compito non sarà facile, ma grazie alla sua veste rinnovata UNI potrà presentarsi ancor meglio come “luogo di dialogo”, facilitando la ricerca di complementarietà tra le sue diverse anime e componenti, tutte indispensabili.

Anche gli Ordini Professionali, deputati per legge a svolgere compiti di garanzia a tutela della collettività, sanno di dover collaborare sempre meglio con il mondo imprenditoriale, aziendale, universitario e con le diverse rappresentanze del mondo del lavoro - oltre che naturalmente con le Istituzioni dello Stato - in tutti gli ambiti (e sono tanti !) dove lo Stato non ha individuato “attività riservate”, ma dove è ugualmente importante garantire ai cittadini qualità e sicurezza dei prodotti e dei servizi. Il nuovo Statuto, ne sono certo, faciliterà questa auspicata collaborazione.

La discussione preparatoria, peraltro, è stata molto approfondita e in itinere non sono mancate differenze di visione sulla composizione e sulla suddivisione dei compiti tra i diversi organi statutari. Alla fine, però, si è arrivati a una condivisione unanime dei principi ispiratori del nuovo testo.
UNI, dunque, è stato fedele alla sua vocazione anche in questo frangente, divenendo luogo di “composizione” delle sensibilità delle sue diverse componenti, da quelle storiche che lo hanno fondato a quelle più “giovani”, alle quali spetta principalmente il compito di innovare verso nuovi orizzonti.

 

  1. Sempre più luogo di dialogo
    di Stefano Calzolari, Vicepresidente UNI e Consigliere CNI
  2. Rafforzare il legame con la ricerca
    di Eleonora Carletti, Consigliere UNI e Direttore Istituto per le Macchine Agricole e Movimento Terra IMAMOTER - CNR
  3. Per la dignità della persona
    di Gianni Cavinato, Presidente Commissione Tecnica UNI e Rappresentante CNCU c/o UNI
  4. Anticipare anziché inseguire
    di Renato D’Agostin, Vicepresidente UNI e Rappresentante Consiglio Nazionale Periti Industriali
  5. Supportare i cambiamenti in atto
    di Andrea Orlando, Vicepresidente UNI e Direttore generale Federazione ANIMA
  6. Il rilancio del sistema
    di Natalia Gil Lopez, Consigliere UNI e Dipartimento Politiche Ambientali CNA

Lo Statuto di UNI, attualmente in vigore, è stato approvato con Decreto Ministeriale in data 16/09/1991 e reso esecutivo il 7/12/1991 per effetto della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
La sua vigenza è quindi espressamente riferita a un parametro normativo di indiscussa natura mandatoria che ne impone l’attuale revisione a seguito della pubblicazione del Decreto legislativo 223/2017, norma di attuazione del Regolamento UE 1025/2012 secondo il sistema gerarchico delle fonti del diritto che caratterizza il nostro ordinamento giuridico. Tale è la revisione intesa nel suo senso più ristretto, e cioè un cambiamento delle regole con lo schema formale imposto dalla fonte superiore.

Ma la circostanza che la revisione non si limiti a enunciare la possibilità, o meno, di modifica ma la prescriva tassativamente, apre la facoltà di introdurre nel testo modalità di gestione diverse rispetto a quelle con le quali si è tradizionalmente esercitata l’attività di normazione, e di dare vita ad altre manifestazioni di indirizzo suggerite, e talora addirittura imposte, dal diverso contesto socio/culturale ed economico/finanziario in cui si esprime attualmente l’attività dell’Ente.

In questa prospettiva, l’opera di riformulazione del testo da parte del Consiglio Direttivo, dell’apposito gruppo di lavoro costituito e del Centro Studi, si è orientata a conferire il massimo rilievo alla responsabilità politica degli organi statuari i cui titolari, eletti o designati di diritto, devono impegnarsi a garantire condotte riferite non soltanto alle regole giuridiche e deontologiche ma, soprattutto, ai più alti principi etici e ad agire in un’ottica di servizio per il bene della collettività anche nella sfera pubblica, subordinando ad essa l’interesse privato.

Lo scenario che il mondo della normazione volontaria, nazionale e internazionale si trova attualmente a dover fronteggiare è infatti estremamente complesso e definito da decisioni prese da un numero più vasto di attori.
L’attività di UNI è quindi espressamente posizionata, all’interno di un chiaro disegno di strategia normativa, nella finalità di accogliere e di proporre istanze e suggerire nuovi e dialettici paradigmi di regolazione che sottendano risposte adeguate di crescita e sviluppo anche per le “nuove” parti interessate, nonché strumenti consolidati di condivisione e collaborazione per la loro competitività, sostenibilità, parità di trattamento, concorrenza e trasparenza.

La formulazione del nuovo testo, che ha previlegiato la flessibilità della struttura e la chiarezza lessicale e semantica degli istituti, risponde anche alla necessità di indentificare UNI quale adeguato presidio normativo alle rappresentanze di ogni ente esponenziale di interessi, sia pubblico che privato.
A tal fine sono stati individuati quattro livelli nella governance: l’Assemblea dei Soci (funzione giuridica), il Comitato di Indirizzo Strategico (funzione strategica), il Consiglio Direttivo (funzione amministrativa) e la Giunta Esecutiva (funzione operativa).

UNI potrà così esprimere per l’effetto la sua piena funzione di ascolto e di proposizione - nella sua funzione istituzionale anche di Ente esponenziale delle istanze dello Stato comunità - e saprà maggiormente caratterizzarsi quale entità capace di offrire soluzioni appropriate e sarà deputato a conferire caratura a quel fenomeno di trasformazione della partecipazione attiva e della rappresentatività da ridefinire nelle sue matrici fondanti in un dichiarato contesto di globalizzazione avanzata.
Se la competizione si esprime infatti sulla base di differenti e molteplici istanze, è principalmente nello sviluppo di forti elementi programmatici che essa trova la sua decantazione e il suo equilibrio e, quindi, in quelle regole di consensualità e di patto che caratterizzano la normazione volontaria.

E al fine di assicurare un coerente complesso di riferimenti normativi, che qualifichi la competenza di ogni organo statutario in un’ottica sempre presente di continuità funzionale della stessa per il soddisfacimento degli interessi e dei bisogni della collettività, il testo così riformulato rende ancora più evidente come l’attività di normazione, prima veicolo di trasferimento tecnologico dalla ricerca e innovazione al mercato, e successivamente tesa a definire lo stato dell’arte di processi, prodotti, servizi e professioni, risulti propedeutica all’attività di valutazione della conformità, estesa su base volontaria per favorire la leale competizione nel mercato, la sorveglianza attiva e la scelta consapevole dei consumatori alla corrispondenza del sistema delle regole concordate ed accettate da tutte le parti coinvolte.

Adarosa Ruffini
Presidente effettivo del Centro Studi sulla Normazione

Rocco Colicchio
Presidente Emerito del Centro Studi sulla Normazione

 

Molte cose sono cambiate
Nelle prossime settimane, dopo quasi 30 anni dal precedente, viene proposto all’approvazione dei Soci il nuovo Statuto UNI.
30 anni in cui molte cose sono cambiate nell’economia, nel mercato, nella società...
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Molte sono le novità
La proposta di modifica dello Statuto introduce molte novità, a partire dal nome stesso di UNI, che si adegua ai contenuti del Decreto Legislativo 223 che lo definisce "Organismo Nazionale di Normazione"...
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Nuovi diritti, nuovi compiti e nuove opportunità
In una società, una economia che cambia, il nuovo Statuto UNI non solo risponde agli indirizzi dalla Legge, ma disegna nuovi diritti, nuovi compiti e nuove opportunità per i Soci...
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Innovazione, sviluppo, competitività, sostenibilità
In questo contesto si colloca la normazione. La nuova Governance dell’UNI a questo si ispira riformulando e ridefinendo gli Organi dell’Ente e le diverse competenze...
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Etica e servizio per la collettività >>
di Adarosa Ruffini, Presidente effettivo del Centro Studi sulla Normazione e Rocco Colicchio, Presidente Emerito del Centro Studi sulla Normazione

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