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Lunedì, 17 Febbraio 2020

di Eleonora Carletti, Consigliere UNI e Direttore Istituto per le Macchine Agricole e Movimento Terra IMAMOTER - CNR

In un quadro generale di forti cambiamenti sociali e tecnologici e di forte competitività internazionale, il Consiglio Nazionale delle Ricerche - e il mondo della ricerca italiana in generale - sono chiamati ad operare secondo un modello nuovo, basato sulla condivisione delle conoscenze e sulla multidisciplinarietà, aperto alle nuove sfide scientifiche e tecnologiche e, al tempo stesso, pronto a sostenere l’innovazione dei diversi settori industriali e lo sviluppo del Paese.

In questo contesto, il rafforzamento del legame tra ricerca, innovazione e normazione risulta un elemento fondamentale in quanto è anello essenziale per favorire il trasferimento dell’innovazione, l’apertura dei mercati alla concorrenza equa e la sostenibilità ambientale e sociale. Ritengo quindi che il futuro Statuto sia la necessaria risposta dell’Ente Nazionale preposto alle attività di normazione per adeguare la propria strategia a questo nuovo scenario estremamente complesso che richiede efficienti strumenti operativi basati su collaborazione, condivisione e precise responsabilità, in una prospettiva di servizio per il bene comune.

Giudico particolarmente positiva e qualificante la scelta di identificare quattro articolazioni di governance, differenziate non solo per compiti ma anche per responsabilità. Inoltre, vedo nel nuovo organo introdotto, il Comitato di Indirizzo Strategico, un elemento propulsivo per il rafforzamento del legame tra ricerca e normazione. E’ infatti a questo tavolo che i diversi attori a rappresentanza del mondo della ricerca, dei settori strategici nazionali, delle Amministrazioni dello Stato e degli interessi dei cittadini sono chiamati a mettere a disposizione conoscenze e professionalità per condividere sfide e necessità e delineare linee di sviluppo normativo, dall’innovazione all’applicazione, garanti di un progresso etico e sostenibile.

Sono quindi fiduciosa che questo rinnovamento del modus operandi di UNI possa rafforzare le potenzialità della normazione a sostegno di innovazione e ricerca responsabili.

Venerdì, 14 Febbraio 2020

di Stefano Calzolari, Consigliere CNI e Vice-Presidente UNI

Ho partecipato fin dall’inizio alla redazione del nuovo Statuto UNI e posso affermare che non si è trattato di una semplice operazione di restyling, ma di una vero e proprio cambio di “scala”, come quando nel settore automobilistico si passa da un dato segmento a quello superiore.
L’ambizione dichiarata, infatti, era quella di confezionare un “abito istituzionale” più strutturato del precedente, capace di supportare UNI nella maggiore complessità del mondo in cui opera e, in particolare, nella sua accresciuta ampiezza relazionale, comprensiva di una dimensione internazionale sempre più importante.

Nel contempo si è trattato di non perdere alcuna delle caratteristiche friendly di UNI, come la sua apertura e la sua disponibilità a espandere continuamente i confini della propria azione, conservando uno stile sobrio ed efficiente, inappuntabile nella forma ma non “burocratico”, cioè capace di mettere a proprio agio il personale, i collaboratori e i moltissimi utenti.
Secondo me il tentativo è riuscito.

Punto chiave di tutta l’operazione è la rivisitazione della struttura di governance, con l’aggiunta di un livello - il “Comitato di Indirizzo Strategico” - che ha permesso di distinguere accuratamente i compiti di conduzione tecnico-amministrativa, propri del “Consiglio Direttivo” e della “Giunta”, da quelli più politici, cioè dedicati alle linee di indirizzo di lungo termine e alla comunicazione con il mondo esterno, al fine di una ottimale gestione del consenso, fondamentale per chi opera nella produzione di norme volontarie.

A mio avviso, non si è trattato di un appesantimento ma di una evoluzione indispensabile per interfacciare al meglio UNI con il mondo circostante, molto più complesso che in passato, nel rispetto del principio che Albert Einstein sintetizzò brillantemente così: “everything should be made as simple as possible but not simpler” … Riconoscendo, in altre parole, che UNI doveva dotarsi di una governance “sufficientemente complessa” per non perdere contatti e opportunità.

In coerenza con questa linea di sviluppo, ho anche apprezzato l’introduzione del “Comitato di Coordinamento della Pubblica Amministrazione”, con sede in Roma, che avrà il compito di valorizzare gli apporti specifici dei Ministeri e degli altri Enti Pubblici che, a vario titolo, concorreranno alla diffusione dei prodotti UNI e alla sorveglianza sul loro corretto utilizzo, nel rispetto della “congruenza” che sempre dovrà esistere tra le norme volontarie e le leggi dello Stato.

Ciò premesso, come rappresentante del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, cioè di una delle Professioni che dedica più risorse alle attività UNI, ho appoggiato con convinzione la nascita del nuovo Statuto, del quale c’era assoluto bisogno per acquisire più modernità sul piano organizzativo e più consapevolezza di ruolo nella “regolazione” della società contemporanea. Il compito non sarà facile, ma grazie alla sua veste rinnovata UNI potrà presentarsi ancor meglio come “luogo di dialogo”, facilitando la ricerca di complementarietà tra le sue diverse anime e componenti, tutte indispensabili.

Anche gli Ordini Professionali, deputati per legge a svolgere compiti di garanzia a tutela della collettività, sanno di dover collaborare sempre meglio con il mondo imprenditoriale, aziendale, universitario e con le diverse rappresentanze del mondo del lavoro - oltre che naturalmente con le Istituzioni dello Stato - in tutti gli ambiti (e sono tanti !) dove lo Stato non ha individuato “attività riservate”, ma dove è ugualmente importante garantire ai cittadini qualità e sicurezza dei prodotti e dei servizi. Il nuovo Statuto, ne sono certo, faciliterà questa auspicata collaborazione.

La discussione preparatoria, peraltro, è stata molto approfondita e in itinere non sono mancate differenze di visione sulla composizione e sulla suddivisione dei compiti tra i diversi organi statutari. Alla fine, però, si è arrivati a una condivisione unanime dei principi ispiratori del nuovo testo.
UNI, dunque, è stato fedele alla sua vocazione anche in questo frangente, divenendo luogo di “composizione” delle sensibilità delle sue diverse componenti, da quelle storiche che lo hanno fondato a quelle più “giovani”, alle quali spetta principalmente il compito di innovare verso nuovi orizzonti.

Venerdì, 14 Febbraio 2020

 

  1. Sempre più luogo di dialogo
    di Stefano Calzolari, Vicepresidente UNI e Consigliere CNI
  2. Rafforzare il legame con la ricerca
    di Eleonora Carletti, Consigliere UNI e Direttore Istituto per le Macchine Agricole e Movimento Terra IMAMOTER - CNR
  3. Per la dignità della persona
    di Gianni Cavinato, Presidente Commissione Tecnica UNI e Rappresentante CNCU c/o UNI
  4. Anticipare anziché inseguire
    di Renato D’Agostin, Vicepresidente UNI e Rappresentante Consiglio Nazionale Periti Industriali
  5. Supportare i cambiamenti in atto
    di Andrea Orlando, Vicepresidente UNI e Direttore generale Federazione ANIMA
  6. Il rilancio del sistema
    di Natalia Gil Lopez, Consigliere UNI e Dipartimento Politiche Ambientali CNA
Venerdì, 14 Febbraio 2020

Lo Statuto di UNI, attualmente in vigore, è stato approvato con Decreto Ministeriale in data 16/09/1991 e reso esecutivo il 7/12/1991 per effetto della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
La sua vigenza è quindi espressamente riferita a un parametro normativo di indiscussa natura mandatoria che ne impone l’attuale revisione a seguito della pubblicazione del Decreto legislativo 223/2017, norma di attuazione del Regolamento UE 1025/2012 secondo il sistema gerarchico delle fonti del diritto che caratterizza il nostro ordinamento giuridico. Tale è la revisione intesa nel suo senso più ristretto, e cioè un cambiamento delle regole con lo schema formale imposto dalla fonte superiore.

Ma la circostanza che la revisione non si limiti a enunciare la possibilità, o meno, di modifica ma la prescriva tassativamente, apre la facoltà di introdurre nel testo modalità di gestione diverse rispetto a quelle con le quali si è tradizionalmente esercitata l’attività di normazione, e di dare vita ad altre manifestazioni di indirizzo suggerite, e talora addirittura imposte, dal diverso contesto socio/culturale ed economico/finanziario in cui si esprime attualmente l’attività dell’Ente.

In questa prospettiva, l’opera di riformulazione del testo da parte del Consiglio Direttivo, dell’apposito gruppo di lavoro costituito e del Centro Studi, si è orientata a conferire il massimo rilievo alla responsabilità politica degli organi statuari i cui titolari, eletti o designati di diritto, devono impegnarsi a garantire condotte riferite non soltanto alle regole giuridiche e deontologiche ma, soprattutto, ai più alti principi etici e ad agire in un’ottica di servizio per il bene della collettività anche nella sfera pubblica, subordinando ad essa l’interesse privato.

Lo scenario che il mondo della normazione volontaria, nazionale e internazionale si trova attualmente a dover fronteggiare è infatti estremamente complesso e definito da decisioni prese da un numero più vasto di attori.
L’attività di UNI è quindi espressamente posizionata, all’interno di un chiaro disegno di strategia normativa, nella finalità di accogliere e di proporre istanze e suggerire nuovi e dialettici paradigmi di regolazione che sottendano risposte adeguate di crescita e sviluppo anche per le “nuove” parti interessate, nonché strumenti consolidati di condivisione e collaborazione per la loro competitività, sostenibilità, parità di trattamento, concorrenza e trasparenza.

La formulazione del nuovo testo, che ha previlegiato la flessibilità della struttura e la chiarezza lessicale e semantica degli istituti, risponde anche alla necessità di indentificare UNI quale adeguato presidio normativo alle rappresentanze di ogni ente esponenziale di interessi, sia pubblico che privato.
A tal fine sono stati individuati quattro livelli nella governance: l’Assemblea dei Soci (funzione giuridica), il Comitato di Indirizzo Strategico (funzione strategica), il Consiglio Direttivo (funzione amministrativa) e la Giunta Esecutiva (funzione operativa).

UNI potrà così esprimere per l’effetto la sua piena funzione di ascolto e di proposizione - nella sua funzione istituzionale anche di Ente esponenziale delle istanze dello Stato comunità - e saprà maggiormente caratterizzarsi quale entità capace di offrire soluzioni appropriate e sarà deputato a conferire caratura a quel fenomeno di trasformazione della partecipazione attiva e della rappresentatività da ridefinire nelle sue matrici fondanti in un dichiarato contesto di globalizzazione avanzata.
Se la competizione si esprime infatti sulla base di differenti e molteplici istanze, è principalmente nello sviluppo di forti elementi programmatici che essa trova la sua decantazione e il suo equilibrio e, quindi, in quelle regole di consensualità e di patto che caratterizzano la normazione volontaria.

E al fine di assicurare un coerente complesso di riferimenti normativi, che qualifichi la competenza di ogni organo statutario in un’ottica sempre presente di continuità funzionale della stessa per il soddisfacimento degli interessi e dei bisogni della collettività, il testo così riformulato rende ancora più evidente come l’attività di normazione, prima veicolo di trasferimento tecnologico dalla ricerca e innovazione al mercato, e successivamente tesa a definire lo stato dell’arte di processi, prodotti, servizi e professioni, risulti propedeutica all’attività di valutazione della conformità, estesa su base volontaria per favorire la leale competizione nel mercato, la sorveglianza attiva e la scelta consapevole dei consumatori alla corrispondenza del sistema delle regole concordate ed accettate da tutte le parti coinvolte.

Adarosa Ruffini
Presidente effettivo del Centro Studi sulla Normazione

Rocco Colicchio
Presidente Emerito del Centro Studi sulla Normazione

Venerdì, 14 Febbraio 2020

 

 
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