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Giovedì, 04 Marzo 2010

Alla presenza di circa un centinaio di partecipanti, si è tenuto oggi a Milano presso la sede UNI l’incontro di presentazione della norma UNI 9795 "Sistemi fissi automatici di rivelazione e di segnalazione allarme d'incendio - Progettazione, installazione ed esercizio".
La norma, pubblicata a gennaio di quest’anno, definisce i criteri per la progettazione, l'installazione e l'esercizio dei sistemi fissi automatici di rivelazione e di segnalazione di allarme antincendio, destinati a essere installati in edifici, indipendentemente dalla loro destinazione d'uso.

L’incontro è servito per fare un quadro dell’attuale situazione normativa in materia e per illustrare nel dettaglio le novità introdotte nel testo della norma tecnica rispetto alla precedente edizione risalente a cinque anni fa. Non sono mancati inoltre i riferimenti al quadro legislativo, in particolare al Decreto Ministeriale 37/2008 che fissa obblighi e responsabilità delle ditte installatrici.

L’aspetto della effettiva funzionalità degli impianti è un punto cruciale in merito al quale si concentrano tanto gli sforzi legislativi quanto quelli di ordine tecnico. Per questo la rispondenza alla "regola dell’arte" per tutti gli impianti è diventata un elemento che da un lato qualifica in termini competitivi e dall’altro tutela in termini di responsabilità.

All’incontro hanno partecipato tra gli altri Paolo Borloni e Mirco Damoli, membri della commissione tecnica UNI "Protezione attiva contro gli incendi", Cristiano Fiameni, Funzionario tecnico UNI della medesima commissione tecnica, Umberto Paroni, Segretario CT 20 CEI e Alessandra Toncelli, Responsabile Servizio Centrale Legale Federazione ANIE.

Mercoledì, 03 Marzo 2010

isots22002La pubblicazione di un nuovo documento nella famiglia delle norme ISO 22000, volto a prevenire e a controllare i pericoli relativi alla sicurezza degli alimenti, porterà su scala mondiale dei benefici alle migliaia di operatori del settore alimentare.
Si tratta della specifica tecnica ISO/TS 22002-1:2009 "Prerequisite programmes on food safety - Part 1: Food manufacturing", che stabilisce i requisiti dei programmi di prerequisiti necessari a realizzare prodotti sicuri e a fornire alimenti sicuri per il consumo umano. La ISO/TS 22002-1 è destinata ad essere utilizzata in combinazione e a supporto della ISO 22000 (UNI EN ISO 22000:2005 "Sistemi di gestione per la sicurezza alimentare - Requisiti per qualsiasi organizzazione nella filiera alimentare"), norma che specifica i requisiti per un sistema di gestione della sicurezza alimentare in cui una organizzazione della filiera necessita di dimostrare la propria capacità di controllo dei pericoli sulla sicurezza alimentare in modo da assicurare che gli alimenti siano sicuri al momento del consumo umano.

Elaborata nel sottocomitato tecnico ISO/TC 34 "Food products" SC 17 "Management systems for food safety", la specifica tecnica si applica a tutte le organizzazioni coinvolte nella fase di produzione della catena alimentare, indipendentemente dalle dimensioni o dalla loro complessità; può essere utilizzata interamente o in parte, a seconda della natura delle operazioni coinvolte nella produzione di alimenti.

Si tratta della prima di altre specifiche tecniche da elaborare che trattano i programmi di prerequisiti relativi allo specifico settore alimentare.

La ISO/TS 22002-1 specifica i requisiti per stabilire, attuare e mantenere programmi di prerequisiti progettati per aiutare i produttori di alimenti a controllare:

  • la probabilità di introdurre pericoli per la sicurezza alimentare provenienti dall'ambiente di lavoro,
  • la contaminazione biologica, chimica e fisica del prodotto, inclusa la contaminazione incrociata tra prodotti,
  • i livelli di pericolo per la sicurezza alimentare del prodotto stesso e dell'ambiente in cui il prodotto alimentare è lavorato.

Jacob Faergemand, presidente della sottocommissione responsabile delle norme della serie ISO 22000, commenta: "Vista la possibilità dell'introduzione di pericoli relativi alla sicurezza alimentare nella fase di fabbricazione all'interno della catena di approvvigionamento, un ambiente igienico è essenziale. La ISO/TS 20002-1 si rivela pertanto molto utile nel ridurre la probabilità che i prodotti alimentari siano sottoposti a pericolo di una contaminazione e che i pericoli si moltiplichino".

L'impatto sul mercato della nuova specifica tecnica ISO/TS 22002-1:2009 sarà enorme: a fine 2008 infatti erano almeno 8.206 le organizzazioni certificate ISO 22000 in 112 Paesi.

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Martedì, 02 Marzo 2010

lentiacontattoMorbide, rigide o semirigide, le lenti a contatto sono utilizzate sia per correggere difetti visivi sia per motivi estetici. In ogni caso non bisogna dimenticare che si tratta sempre di dispositivi medici e che nell'utilizzarle è necessario seguire attentamente le istruzioni d'uso per una corretta applicazione, rimozione, pulizia e manutenzione. Un uso scorretto delle lenti a contatto può infatti danneggiare anche irreparabilmente gli occhi.
In Europa questi dispositivi sono coperti dalla Direttiva 93/42/CEE che riporta una serie di riferimenti a norme tecniche sui requisiti che devono avere le lenti a contatto e i liquidi per la loro conservazione.

Per assicurare regole comuni e per fornire un contributo globale in questo settore, è stata aggiornata e pubblicata la nuova edizione della norma internazionale UNI EN ISO 14534:2009 "Ottica oftalmica - Lenti a contatto e prodotti per la cura delle lenti a contatto - Requisiti fondamentali".
La norma specifica i requisiti di sicurezza e prestazionali di questi prodotti e stabilisce che l'effettiva prestazione delle lenti a contatto deve essere dimostrata mediante valutazioni delle informazioni esistenti e -se necessario- con prove cliniche.
Nella valutazione della sicurezza e delle prestazioni delle lenti si dovrà tener conto di alcuni elementi fondamentali, tra cui, ad esempio:

  • le caratteristiche funzionali;
  • le proprietà microbiologiche (compreso il carico biologico, la sterilità, la disinfezione e la conservazione di lenti a contatto);
  • la biocompatibilità;
  • la valutazione clinica;
  • la compatibilità chimica e fisica;
  • la stabilità (compresa la durata e la data di scadenza).

Per ciascun modello di lenti a contatto la norma prevede che si debba effettuare una valutazione dei rischi che deve essere eseguita utilizzando una metodologia riconosciuta. I materiali utilizzati per la loro fabbricazione devono essere scelti tenendo conto delle proprietà necessarie a soddisfare i requisiti di sicurezza, di prestazione, di fabbricazione, di manipolazione e di compatibilità con altri materiali con i quali possono venire a contatto. Nel testo della norma vengono inoltre fornite indicazioni riguardanti la progettazione, i processi di fabbricazione e la valutazione clinica.
Le lenti a contatto ed i prodotti per la loro cura devono tra l'altro rispettare alcuni requisiti microbiologici cioè devono garantire che la produzione di germi durante l'uso non crei l'insorgere di infezioni o di patologie all'utilizzatore.

La norma distingue inoltre i seguenti prodotti per la cura delle lenti a contatto:

  • i liquidi per la conservazione, pulizia e manutenzione delle lenti i quali devono essere forniti sterili e contenere principi attivi per la pulizia e la conservazione che però non danneggino le lenti;
  • i contenitori per lenti, costruiti in materiali atossici per garantire "l'incolumità" delle lenti durante la conservazione e il trasporto evitando i rischi di schiacciamento, taglio o perforazione.

Considerata la delicatezza di questi prodotti, particolare cura dovrà essere dedicata anche all'imballaggio che dovrà essere progettato in modo da proteggere i prodotti e da non comprometterne la funzionalità e la sicurezza.

La data di scadenza delle lenti a contatto dovrà essere stabilita sulla base di prove che dimostrino che ciascun prodotto, chiuso nel proprio imballaggio, conservi le caratteristiche specificate. L'imballaggio dei prodotti che non sono etichettati come sterili deve assicurare il mantenimento della pulizia del prodotto nelle normali condizioni di trasporto e conservazione mentre l'imballaggio dei prodotti sterili deve essere a prova di manomissione.

Particolare attenzione dovrà essere posta all'etichettatura e alle informazioni che devono essere fornite a cura del fabbricante: per le lenti non sterili il fabbricante deve specificare le eventuali controindicazioni, avvertenze e precauzioni o qualsiasi altra informazione necessaria ad un utilizzo sicuro delle lenti e dei relativi prodotti. Se si tratta di lenti che devono essere sostituite ad intervalli definiti, il fabbricante lo dovrà indicare chiaramente definendo anche il periodo di "validità". Al termine del periodo di utilizzo raccomandato nella confezione (giornaliero, bisettimanale, mensile ecc.) le lenti dovranno essere sostituite con un nuovo paio.
Per i prodotti destinati all'utilizzo in più occasioni, l'etichettatura e le istruzioni d'utilizzo devono comprendere un'indicazione che informi l'utente circa il periodo massimo possibile di utilizzo dopo l'apertura, alla scadenza del quale il prodotto deve essere scartato, in conformità con le istruzioni del fabbricante.

La UNI EN ISO 14534:2009 è una "norma armonizzata" ai sensi della direttiva europea, cioè interpreta i requisiti essenziali di salute e sicurezza obbligatori, previsti dalla legislazione.

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Lunedì, 28 Giugno 2010

prodotticostruzioneNella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea n. L38 dello scorso 11 febbraio è stata pubblicata una Decisione della Commissione che definisce le classi di reazione al fuoco di alcuni prodotti e materiali da costruzione, in attuazione della direttiva 89/106/CEE.

Nello specifico, i prodotti da costruzione interessati sono i seguenti:

  • adesivi per piastrelle: nell'Allegato alla decisione, la tabella "Classi di reazione al fuoco per gli adesivi per piastrelle ceramiche" riporta il riferimento alla norma EN 12004 (UNI EN 12004:2007 "Adesivi per piastrelle - Requisiti, valutazione di conformità, classificazione e designazione")
  • rivestimenti murali decorativi sotto forma di rotoli e pannelli: nella nota (1) della tabella in allegato viene citata la norma EN 15102 (UNI EN 15102:2008 "Rivestimenti murali decorativi - Prodotti in rotoli e pannelli")
  • sigillanti che essiccano all'aria: nella tabella alla voce "Dettagli del prodotto per il sistema sigillante" si fa riferimento alla EN 13963 (UNI EN 13963:2005 "Sigillanti per lastre di gesso rivestito - Definizioni, requisiti e metodi di prova")
  • massetti a base di cemento, massetti a base di solfato di calcio e massetti a base di resina sintetica: è invece alla EN 13813 (UNI EN 13813:2004 "Massetti e materiali per massetti - Materiali per massetti - Proprietà e requisiti") il riferimento riportato nelle due tabelle in allegato al provvedimento.

Relativamente alla prima decisione citata relativa agli adesivi per piastrelle, ricordiamo che UNI detiene la segreteria del comitato tecnico europeo CEN/TC 67 "Piastrelle di ceramica".

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Venerdì, 25 Giugno 2010

electricroadvehiclesL'ISO ha recentemente pubblicato una edizione aggiornata e migliorata di una norma internazionale che fornisce le specifiche di sicurezza per i veicoli stradali elettrici. Le due parti della ISO 6469 aiuteranno i produttori a progettare dei veicoli a propulsione elettrica dotati di un dispositivo di sicurezza integrato, oltre a fornire un quadro di riferimento contenente le informazioni che sono tenuti a mettere a disposizione del personale addetto alla sicurezza e ai servizi di soccorso che devono intervenire in caso di incidente quando coinvolti questo tipo di veicoli.

La pubblicazione di questa norma si inserisce in un contesto di esigenze politiche per una maggiore sicurezza dei trasporti e di un ridotto impatto ambientale dei veicoli stradali. Il dibattito su quest'ultimo tema, in corso dal 1980, ha influenzato profondamente l'evoluzione tecnologica delle autovetture e la tendenza a favorire nuovi modelli di propulsione come i motori elettrici, alimentati da batterie.

La nuova ISO 6469-1:2009 "Electric road vehicles - Safety specifications - Part 1: On-board rechargeable energy storage system (RESS)" specifica i requisiti di sicurezza applicabili ai sistemi di accumulo di energia ricaricabile a bordo dei veicoli elettrici stradali, compresi i veicoli elettrici a batteria, i veicoli fuel-cell (celle a combustibile) e i veicoli elettrici ibridi, per la protezione sia delle persone all'interno e all'esterno del veicolo sia dell'ambiente del veicolo stesso.
I requisiti delle batterie ricaricabili a bordo dei veicoli - specificate nella norma - trattano differenti aspetti, tra cui:

  • la misurazione della resistenza di isolamento della batteria
  • le emissioni di gas pericolosi, al fine di prevenire i rischi di esplosione, d'incendo o di tossicità
  • la generazione di calore da parte del sistema di accumulo di energia ricaricabile, che può costituire un pericolo per le persone
  • la generazione di sovra-corrente
  • la realizzazione di un crash-test per valutare la protezione degli occupanti o di terzi e la protezione contro i corto circuiti
  • marcatura: i sistemi RESS che fanno parte di circuiti elettrici di tensione di classe B dovranno riportare un simbolo specifico -descritto nella norma- visibile in caso di accesso al sistema di accumulo di energia ricaricabile.

La ISO 6469-2:2009 "Electric road vehicles - Safety specifications - Part 2: Vehicle operational safety means and protection against failures" specifica i requisiti concernenti le misure di sicurezza funzionale e la protezione contro i guasti specificatamente associati ai rischi della propulsione elettrica. La norma tratta:

  • la sicurezza funzionale relativa al sistema di propulsione, alla guida, al parcheggio, la compatibilità elettromagnetica
  • la protezione contro i guasti
  • la marcatura
  • l'intervento in caso emergenza.

La ISO 6469-3, attualmente allo stadio di inchiesta (ISO/DIS), specifica infine i requisiti applicabili ai sistemi di propulsione elettrica e ai sistemi elettrici ausiliari per la protezione delle persone all'interno e all'esterno di un veicolo elettrico.

La norma è stata elaborata dal comitato tecnico ISO/TC 22 "Road vehicles" sottocommissione 21 "Electrically propelled road vehicles".
A livello nazionale i lavori normativi sono seguiti da CUNA - Commissione Tecnica di Unificazione nell'Autoveicolo - Ente federato UNI.

CUNA
Corso Galileo Ferraris 61, 10128 Torino
tel. 0115621149 - fax 011532143

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Martedì, 29 Giugno 2010

noise_unitr11347La legislazione italiana in materia di prevenzione e protezione dai rischi da rumore si basa ormai da alcuni anni sul recepimento della direttiva 2003/10/CE.
Tra gli adempimenti più significativi presenti nel decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81 "Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro", integrato e modificato dal decreto legislativo 3 agosto 2009 n. 106 vi è indubbiamente quello di aver previsto l'obbligo per le aziende con livelli di esposizione al rumore elevati (LEX maggiori di 85 dB(A) oppure Lpicco, C maggiori di 137 dB(C)) di elaborare ed applicare un "programma di misure tecniche e organizzative" volte a ridurre l'esposizione al rumore dei lavoratori.

La valutazione del rischio rumore negli ambienti di lavoro è una attività che prevede misurazioni con le seguenti finalità:

  • calcolare il valore di esposizione personale al rumore da cui far discendere le misure di prevenzione per la salute degli esposti, nonché stabilire se i dispositivi di protezione auricolare in uso danno luogo ad una attenuazione corretta;
  • indicare gli interventi tecnici e organizzativi che possono essere adottati dall'azienda per ridurre l'esposizione al rischio nelle aziende con rumorosità superiore ai valori previsti dalla legislazione vigente nonché identificare le aree di lavoro a maggior rumorosità al fine della loro delimitazione, segnalazione e restrizione all'accesso.

Mentre la UNI 9432:2008 affronta quanto indicato nel primo punto, il rapporto tecnico UNI/TR 11347, pubblicato in gennaio 2010, definisce un modello di programma aziendale di riduzione dell'esposizione (sintetizzato nell'acronimo "PARE") al rumore nei luoghi di lavoro evidenziandone contestualmente il livello di dettaglio, allo scopo di fornire uno strumento di orientamento in una realtà che al momento propone le soluzioni più differenziate.

Per ciascuna situazione con livelli di esposizione elevati il datore di lavoro deve indicare nel PARE gli interventi tecnici e organizzativi che, tra quelli concretamente attuabili, intende effettivamente realizzare fissando l'obiettivo acustico, dove tecnicamente possibile, in accordo con le indicazioni tecniche contenute nelle norme della serie UNI EN ISO 11690. Tali norme che riportano raccomandazioni pratiche per la progettazione di ambienti di lavoro produttivi a basso livello di rumore consigliano i seguenti valori di LAeq:

  • per gli ambienti industriali, da 75 dB(A) a 80 dB(A);
  • per gli uffici, da 45 dB(A) a 55 dB(A).

Le modalità di riduzione dell'esposizione sono suddivise in due categorie: interventi tecnici ed interventi organizzativi.
Nell'identificazione delle modalità di riduzione del rischio devono essere considerati innanzitutto gli interventi che riducono il rumore alla sorgente, quindi quelli che lo riducono lungo il percorso di propagazione, infine quelli che agiscono direttamente sul posto di lavoro.
Il PARE deve considerare le azioni per la riduzione dell'esposizione al rumore per tutte quelle situazioni che superano i valori previsti dalla legislazione vigente. Andranno quindi esaminate le sorgenti, le attività e i luoghi di lavoro con LAeq maggiore di 85 dB(A) e con Lpicco,C maggiore di 137 dB(C).

Nel documento si riporta un aiuto per una attenta valutazione dei molteplici fattori che intervengono nella scelta di un intervento di insonorizzazione. Ogni situazione reale necessita, infatti, di una analisi specifica e per questo sono previsti specifici allegati che considerano:

  • le linee di indirizzo generale per ogni possibile tipologia di intervento presentando elementi favorevoli e sfavorevoli con delle note di confronto;
  • gli orientamento sulla scelta degli interventi tecnici in alcune situazioni-tipo;
  • l'efficacia ottenibile dalle diverse tipologie di intervento;
  • un indice di costo comparativo.

Il rapporto tecnico UNI/TR 11347 ricorda che la progettazione dell'intervento deve essere tale da evitare ulteriori rischi come quelli per la sicurezza (per esempio rischio incendio) e per la salute (per esempio minor ricambio d'aria) verso i lavoratori o problemi igienico-sanitari verso il prodotto (per esempio nel settore alimentare o farmaceutico) ovvero maggiori rischi verso i recettori esterni; da ultimo fornisce indicazioni sulle caratteristiche professionali e formative nonché delle disponibilità strumentali del "personale qualificato" chiamato a progettare gli interventi riportati nel PARE.
Vista la già importante presenza di norme con specifico contenuto tecnico riguardanti gli interventi di bonifica del rumore e l'ampia variabilità delle problematiche presenti negli ambienti di lavoro e delle soluzioni possibili, la UNI/TR 11347 si è quindi proposta di armonizzare le normative esistenti con un carattere prettamente gestionale.
Essa dovrebbe pertanto rivelarsi di grande utilità particolarmente per:

  • i responsabili dei servizi di prevenzione e protezione, principali riferimenti aziendali del processo di valutazione dei rischi e soggetti promotori delle decisioni aziendali in tema di prevenzione e protezione dal rumore;
  • i tecnici di acustica, in qualità di estensori delle proposte di intervento per fornire loro uno strumento di orientamento in un mercato che propone le soluzioni più differenziate;
  • gli operatori degli organi di vigilanza, principalmente i tecnici delle ASL, in qualità di verificatori dell'applicazione dell'obbligo legislativo;
  • i datori di lavoro, in quanto titolari ultimi della responsabilità di redazione ed applicazione del PARE.

In definitiva il documento intende quindi aiutare le aziende e i loro consulenti a focalizzare gli interventi di bonifica acustica necessari, ad affrontarli con le necessarie attenzioni tecniche per un efficace investimento economico e a documentarli per un corretto rapporto informativo tanto verso l'interno quanto verso l'esterno dell'azienda.

UNI, Roberto Bottio
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Venerdì, 25 Giugno 2010

roadaccidentQuando si verifica un incidente stradale, la rapidità di intervento dei soccorsi può fare la differenza. Per aiutare i centri di emergenza a inviare più rapidamente le squadre e i materiali di soccorso sul luogo dell'incidente, una nuova norma internazionale (ISO) contribuirà a garantire che i messaggi automatici di sicurezza provenienti dal veicolo vengano immediatamente compresi dai servizi di emergenza.

Dopo un incidente stradale che lascia il guidatore e i passeggeri del veicolo in stato di shock, feriti o incoscienti, un veicolo equipaggiato con un sensore di collisione trasmette ai servizi di emergenza un messaggio automatico -comprensibile e non equivocabile- che indica il luogo, l'ora e la direzione del veicolo coinvolto. Tali informazioni permettono alle squadre di soccorso di raggiungere il più rapidamente possibile il luogo dell'incidente, portando materiale adeguato e assistenza medica. Messaggi automatici di questo tipo sono decisivi se il luogo dell'incidente si trova su una strada poco frequentata dove potrebbe rimanere non rilevato per ore.

La norma ISO 24978:2009 "Intelligent transport systems - ITS Safety and emergency messages using any available wireless media - Data registry procedures" permette ai servizi di emergenza di comprendere in modo chiaro e preciso il significato del messaggio di soccorso di emergenza.

Secondo Bob Williams, responsabile del gruppo di lavoro che ha elaborato la norma "la ISO 24978 aiuterà a rendere comprensibili al punto di ricezione dei servizi di soccorso le informazioni derivanti dal veicolo. I vantaggi sono chiari e significativi, soprattutto per gli incidenti che si verificano in aree remote o lontano dai centri città. Le statistiche dimostrano che l'esatta localizzazione riduce i tempi di risposta dei soccorsi del 40% in aree urbane e del 50% in ambienti rurali".

L'utilità di un registro di dati relativo a messaggi di sicurezza e di urgenza non si limita alle situazioni di incidente. Se il veicolo incontra un tratto ghiacciato o nebbia, può trasmettere il messaggio agli altri veicoli nelle vicinanze o al centro locale di informazione stradale, avvisandoli del pericolo. Al contrario, un centro locale di gestione della rete stradale può disporre di informazioni relative a ghiaccio, vento o nebbia: in questo caso è il centro stesso che può inviare il messaggio ai veicoli in transito nella zona ritenuta pericolosa. I metadati per tali messaggi sono memorizzati nel registro dei dati di sicurezza e di urgenza, in modo da poter essere compresi al momento del ricevimento.

La ISO 24978 fornisce il quadro in cui gestire un registro comune dei dati, un deposito di messaggi di sicurezza e di informazioni. Essa specifica un insieme normalizzato di protocolli, di parametri e un metodo di gestione di un registro di dati soggetto ad aggiornamento. La norma si applica a tutti i mezzi di trasmissione wireless (senza fili) al fine di migliorare l'accuratezza di ricezione delle informazioni relative agli incidenti.

Secondo il Global Status Report on Road Safety pubblicato dall'Organizzazione Mondiale di Sanità (OMS), ogni anno gli incidenti stradali provocano più di 1,3 milioni di morti e tra 20 e 50 milioni di feriti nel mondo. A livello globale, il bilancio delle perdite dovute a incidenti stradali è stimata sui 518 miliardi di USD, dall'1 al 3% circa del prodotto nazionale lordo.

Per dimezzare queste cifre nell'arco di un decennio, sono stati sviluppati sistemi intelligenti per il trasporto e iniziative di sicurezza elettronica (eSafety) come per esempio "eCall" e "Automatically Crash Notification". Il progetto europeo "eCall" si è fissato l'ambizioso obiettivo di fornire automaticamente ai centri di soccorso in tutta Europa un "insieme minimo di dati" comuni; la norma ISO 24978 è chiamata a giocare un ruolo importante in seno a questo progetto.
La norma sarà d'aiuto anche ai fabbricanti di automobili, per identificare rapidamente e correggere difetti di progettazione e di software e ridurre così il rischio di responsabilità.

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Venerdì, 25 Giugno 2010

finance1Prosegue a ritmo serrato l’attività normativa di UNI sulla pianificazione finanziaria personale. Dopo la pubblicazione – avvenuta nel 2008 – della norma UNI ISO 22222 che specifica la metodologia della pianificazione nonché i comportamenti etici, le competenze e l’esperienza professionale richieste agli operatori di questo delicato settore, nel gennaio 2010 è stata pubblicata la specifica tecnica UNI/TS 11348 che analizza i requisiti di qualità della consulenza finanziaria, indicati nella norma internazionale UNI ISO 22222, adattandoli al contesto culturale e di mercato italiano ed alle normative vigenti quali la MiFID.

Ma l’attività normativa in materia è tutt’altro che conclusa. Come necessario e coerente completamento di tali norme, UNI ha infatti sottoposto nei giorni scorsi all'inchiesta pubblica - ossia al giudizio degli operatori del settore – il nuovo progetto di norma U83000740 "Educazione finanziaria del cittadino – Requisiti del servizio" che definisce i requisiti di qualità della educazione finanziaria del cittadino: si tratta di una guida che offre un quadro di riferimento organico dell’attività di educazione finanziaria, sia per le tipologie possibili di servizio sia per i relativi requisiti di progettazione ed erogazione. Il documento da particolare importanza ai temi di trasparenza nei rapporti tra erogatore ed utente, di indipendenza dell’azione di educazione finanziaria e di definizione dei ruoli e delle responsabilità dei soggetti coinvolti.

Gestire i propri risparmi e le proprie risorse economico-finanziarie richiede infatti capacità di analisi e valutazioni che necessitano della consulenza di professionisti di settore: è quindi importante - tramite l’educazione finanziaria – mettere in grado i cittadini di utilizzare competenze consulenziali professionali che possano permettere un’organizzazione efficace delle risorse, coerente con gli obiettivi personali.
A testimonianza della delicatezza del tema, la legislazione italiana ha mostrato grande interesse verso la normazione: proprio sull’educazione finanziaria si è infatti svolta, lo scorso dicembre, l’audizione UNI presso la 10ma Commissione del Senato "Industria, Commercio, Turismo" relativamente all’esame dei 5 disegni di legge in materia di educazione finanziaria.
Il progetto di norma UNI potrebbe costituire un’utile integrazione ai lavori della Commissione, mettendo così in atto un’attività coordinata e coerente tra la definizione di una Legge in materia ed i relativi strumenti tecnici di attuazione.

L’esigenza di mettere a punto il progetto di norma UNI è stata avvertita anche per la notevole frammentazione delle iniziative di educazione finanziaria in Italia, attivate da diversi soggetti del mercato, nonché per la necessità di indipendenza dell’educazione finanziaria.

La norma UNI per l'educazione finanziaria può così rappresentare un valido contributo tecnico per delineare un’educazione capace di ottemperare a requisiti definiti dai fruitori e da tutte le parti interessate.
Obiettivo della futura norma UNI è quindi quello di orientare e guidare gli attori (pubblici e privati) che intendono realizzare programmi di educazione finanziaria al cittadino.

Al gruppo di lavoro UNI che ha elaborato il progetto di norma hanno partecipato rappresentanti delle associazioni dei consumatori, delle associazioni degli operatori (intermediari dei mercati assicurativo-previdenziale, di investimento e finanziario), delle Università, delle società di ricerca e consulenza, degli organismi di certificazione.

La fase di inchiesta pubblica sul progetto di norma UNI terminerà il giorno 15 marzo 2010.
Sino a tale data il progetto può essere liberamente scaricato dal sito dell’UNI, tramite il servizio ProgettON-LINE, nella parte relativa ai progetti di norma nazionali in inchiesta pubblica (clicca qui). L'inchiesta pubblica è una fase fondamentale del processo di elaborazione delle norme: il progetto elaborato e approvato dall'organo tecnico competente viene infatti messo a disposizione di tutti gli operatori (mediante comunicazione sui canali d'informazione degli organismi di normazione) al fine di raccogliere i commenti e ottenere il consenso più allargato possibile.
L'inchiesta pubblica garantisce la democraticità dell'intero processo normativo, dal momento che viene offerta a tutti i potenziali interessati la possibilità di esprimere i propri commenti sui contenuti del progetto, prima che questo diventi una norma.

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Martedì, 29 Giugno 2010

A gennaio 2010 è stata stampata la versione bilingue, inglese-italiano, della UNI EN ISO 1461:2009 "Rivestimenti di zincatura per immersione a caldo su prodotti finiti ferrosi e articoli di acciaio - Specificazioni e metodi di prova", che aiuterà gli zincatori a realizzare un'applicazione puntuale e a risolvere eventuali dubbi dei clienti.
La UNI EN ISO 1461 specifica le proprietà generali dei rivestimenti e dei metodi di prova per i rivestimenti applicati per immersione a caldo su prodotti finiti ferrosi (incluse certe ghise e fusioni) e articoli di acciaio in una fusione di zinco. In particolare essa definisce i requisiti del contenuto della fusione di zinco utilizzata per applicare un rivestimento zincato sugli articoli.

La composizione chimica e la condizione superficiale (finitura e rugosità) del metallo base, la massa delle parti e le condizioni di zincatura possono influenzare l'aspetto, lo spessore, la finitura superficiale e le proprietà fisico/meccaniche del rivestimento; per questo sono state elaborate delle linee guida rappresentate dalla UNI EN ISO 14713.

La UNI EN ISO 1461 non si applica:

  • ai prodotti in lamiera, filo e rete intrecciata o saldata zincati in continuo per immersione a caldo
  • ai tubi e condutture zincati per immersione a caldo in impianti automatici
  • ai prodotti zincati per immersione a caldo (per esempio dispositivi di fissaggio)

per i quali esistono norme specifiche che possono includere requisiti supplementari o requisiti diversi da quelli della norma internazionale in oggetto. Inoltre la norma non tratta il trattamento successivo sovra-rivestimento di articoli zincati per immersione a caldo.

Tornando alla UNI EN ISO 14713, essa, oltre a fornire delle linee guida, specifica anche raccomandazioni per la protezione contro la corrosione di strutture di acciaio e di materiali ferrosi ottenute mediante rivestimenti di zinco. È divisa in 3 parti che riguardano i principi generali di progettazione e di resistenza alla corrosione in generale e quelli specifici per i rivestimenti di zincatura per immersione a caldo e quelli per sherardizzazione.
In particolare, le prime 2 parti costituiscono una linea guida per assicurare le prestazioni anticorrosive della zincatura a caldo nei diversi ambienti, sulla necessaria predisposizione dei pezzi alla zincatura e sul comportamento e la reattività dei diversi tipi di acciaio.

Al momento disponibili in lingua inglese, le tre parti della UNI EN ISO 14713 del gennaio 2010 verranno al più presto tradotte in italiano e saranno quindi disponili nella versione bilingue. Le parti 1 e 2 sostituiscono le precedenti versioni del 2001, rispetto alle quali è stata data un’impostazione del tutto diversa.

UNI, Roberto Bottio
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Diffusione UNI
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Venerdì, 25 Giugno 2010

carnavigationsystemCon il boom dell'industria dei navigatori per auto, sono cresciute le incompatibilità tra i sistemi di navigazione e le banche dati che memorizzano importanti informazioni relative alla localizzazione; a ciò va aggiunta la sentita necessità di sviluppare più facilmente delle applicazioni per i sistemi di navigazione. L'International Organization for Standardization (ISO) sta contribuendo alla soluzione di questi problemi con una norma internazionale che propone una interfaccia di programmazione per l'applicazione dei sistemi di navigazione (API-Application Programming Interface).

I sistemi di navigazione utilizzano database cartografici per indicare precise direzioni stradali o per fornire informazioni sulla localizzazione del veicolo, al fine di fornire al conducente informazioni sui vicini punti di interesse. Sistemi più recenti possono anche ricevere e visualizzare le informazioni sulla congestione del traffico e suggerire percorsi alternativi.

La norma ISO 17267:2009 "Intelligent transport systems - Navigation systems - Application programming interface (API)" permetterà di facilitare l'interoperabilità tra i sistemi di navigazione e le banche dati di informazioni cartografiche grazie a una interfaccia che renderà accessibili e consultabili le informazioni, e aiuterà nello sviluppo dei sistemi di navigazione.

La nuova norma descrive quali dati possono essere reperiti da un database, definisce l'interfaccia di accesso e specifica un insieme di chiamate di funzione relative alla navigazione. Descrive inoltre la progettazione dell'API e fornisce esempi sul suo utilizzo. Non ultima, specifica i criteri che permettono di determinare se una libreria di funzioni di accesso ai dati è conforme alla norma.

Secondo Carl Stephen Smyth, capoprogetto del gruppo ISO che opera in seno al comitato tecnico ISO/TC 204 "Intelligent transport systems" e che ha partecipato all'elaborazione della norma "fornire una API che definisce i metodi che gli sviluppatori dei sistemi di navigazione possono utilizzare per selezionare una destinazione, richiedere un itinerario, visualizzare il percorso suggerito e orientare il viaggiatore, migliorerà l'efficacia della messa a punto dei sistemi di navigazione".

Principalmente destinata ai sistemi autonomi di navigazione a bordo dei veicoli, la norma ISO 17267:2009 potrà essere anche utilizzata da altre applicazioni che usano dati cartografici. Essa potrà, per esempio, essere utilizzata in un ambiente client/server e/o da sistemi di navigazione distribuiti e altri servizi basati sulla localizzazione.

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