Notizie | 19 Febbraio 2026
Durability Day: impatti ambientali e circolarità nel settore della moda
Un settore che, solo in Italia, genera un fatturato di oltre 100 miliardi di euro. E che si interroga sulle sfide della sostenibilità.
Si è tenuta il 4 febbraio scorso la seconda edizione del Durability Day, la giornata promossa da Camera Nazionale della Moda Italiana dedicata al ruolo strategico della durabilità dei prodotti nel settore della moda e del lusso.
Il parametro della durabilità rimanda ai temi della sostenibilità e della circolarità e si pone come elemento determinante per la creazione di valore nel mondo della moda.

Al centro del dibattito – a cui hanno partecipato tra gli altri la Fédération de la Haute Couture et de la Mode, SPIN360 (società di consulenza specializzata in innovazione sostenibile e sviluppo), STIIMA-CNR (Istituto del CNR che si occupa di Sistemi e Tecnologie Industriali Intelligenti per il Manifatturiero Avanzato) e UNI – il Durability Project: un progetto che mira a sviluppare un approccio comune per definire e quantificare la durata dei prodotti nel campo della moda.
Una questione dirimente riguarda infatti la definizione di una metodologia condivisa di calcolo della durabilità.
Questo tema si collega a uno studio preparatorio sui prodotti tessili del Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea.
Un po’ di cronistoria. Nel 2022 la Commissione europea presenta la Strategia UE per i Tessuti Sostenibili e Circolari che mira a ridurre i rifiuti tessili e a rendere i tessuti più durevoli, riparabili, riutilizzabili e riciclabili. Nel 2024 la Commissione Europea adotta ufficialmente il Regolamento Ecodesign for Sustainable Products (ESPR), che consente di stabilire dei requisiti di ecodesign per specifici gruppi di prodotti, al fine di renderli più sostenibili dal punto di vista ambientale e circolari. Un quadro generale che offre a produttori e consumatori un modo facilmente riconoscibile e affidabile per scegliere prodotti tessili ecosostenibili e di qualità.
Ora lo studio preparatorio condotto dal Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea prevede l’introduzione di requisiti di ecodesign e criteri di Ecolabel UE pensati specificamente per i prodotti tessili.
In questo quadro in veloce evoluzione, la normazione tecnica rappresenta un presidio essenziale.
In ambito nazionale sono tre le Commissioni tecniche maggiormente coinvolte. Si tratta della UNI/CT 046 “Tessile e abbigliamento” (che interfaccia su scala europea il CEN/TC 248 “Textiles and textile products” e il CEN/TC 443 “Feather and down” a segreteria italiana, e su scala mondiale l’ISO/TC 38 “Textiles” e l’ISO/TC 133 “Clothing sizing systems”); della UNI/CT 007 “Calzature” (che interfaccia in Europa il CEN/TC 309 “Footwear” e nel mondo l’ISO/TC 216 “Footwear” e l’ISO/TC 137 “Footwear sizing designations and marking systems”); infine della UNI/CT 013 “Cuoio, pelli e pelletteria” (che interfaccia le omologhe CEN/TC 289 e ISO/TC 120).
Il lavoro di queste tre commissioni UNI, che operano in sinergia con i rispettivi comitati europei e internazionali sopra citati, hanno finora prodotto un consistente corpus normativo di oltre 700 standard che danno la misura dell’attenzione che il mondo della normazione riserva al comparto della moda.
L’incontro del 4 febbraio scorso è stato un momento prezioso di confronto su quei temi che segneranno sensibilmente il futuro di un settore che, solo in Italia, rappresenta un pilastro economico fondamentale, con oltre 60.000 imprese, più di 400.000 addetti e un fatturato superiore a 100 miliardi di euro.
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