Notizie | 2 Novembre 2026
La lunga strada verso uno sviluppo sostenibile
Dal Rapporto ASviS 2026 luci e ombre, ma anche un riconoscimento significativo del ruolo della normazione.
Pubblicato nei giorni scorsi, il Rapporto ASviS 2026 fornisce un quadro molto articolato del percorso che il nostro Paese sta compiendo verso un autentico sviluppo sostenibile.
Il documento – redatto dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, l’organizzazione creata per monitorare e promuovere i progressi compiuti rispetto all’Agenda 2030 dell’ONU e ai suoi 17 SDGs – fotografa infatti una situazione a luci e ombre, che richiama la necessità di uno sforzo più intenso e corale.
Sottoscritta nel 2015 a New York dai 193 Paesi membri dell’ONU, l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile rappresenta senza dubbio uno dei tentativi più ambiziosi di affrontare una sfida globale. Un tentativo accompagnato da comprensibili aspettative.
Eppure, come espressamente riconosciuto nel documento ora pubblicato, “il 2026 è ben diverso da quello disegnato 11 anni fa“.
Se tuttavia molti degli obiettivi che ci si era prefissati sono tutt’oggi disattesi e si registrano evidenti rallentamenti rispetto ai target a suo tempo definiti, va anche detto che il tema rimane in cima alle priorità e la sfida è rilanciata perché, come viene ribadito, la convinzione è che “un cambiamento trasformativo del nostro modello di sviluppo sia possibile e auspicabile“.
Il Rapporto ASviS oscilla quindi tra realismo e ambizione.
A livello europeo, in termini di obiettivi quantitativi (basati su un indice che sintetizza degli indicatori compositi relativi ai 17 SDGs), rispetto a un anno fa la quota di quelli raggiungibili “scende dal 53% al 47%“. E la situazione nel nostro Paese è pressoché analoga: per 6 Obiettivi su 17 gli indici compositi diminuiscono tra il 2024 e il 2025, mentre “di 38 obiettivi quantitativi analizzati, solo il 29% sono raggiungibili o avvicinabili“: un andamento generale che conferma delle difficoltà già evidenziate lo scorso anno.
In estrema sintesi, secondo un recente Rapporto delle Nazioni Unite “soltanto il 15% dei target dell’Agenda 2030 è sulla buona strada per essere conseguito; il 21% registra progressi moderati, il 32% progressi marginali, il 17% è in stagnazione e il 15% in regressione“.
In questo contesto di indubbia complessità, la normazione tecnica viene riconosciuta come una risorsa preziosa sotto diversi punti di vista.
Nel capitolo dedicato alla finanza sostenibile, il ruolo della normazione viene messo in luce nella sua capacità di definire “linguaggi comuni, criteri condivisi e riferimenti applicativi“. Ricordando che a livello internazionale “operano alcune specifiche tecniche sui prodotti e servizi finanziari sostenibili” (il riferimento è ai lavori del comitato tecnico ISO/TC 322 “Sustainable finance” e alla ISO/TS 32211 “Sustainable finance — Products and services — Requirements and guidance” pubblicata lo scorso marzo), il Rapporto ASviS ricorda che “in Italia la UNI/CT 061 ‘Finanza’ può favorire l’allineamento tra strumenti finanziari, gestione del rischio, pianificazione strategica e obiettivi di sostenibilità“.
Per quanto riguarda la necessità di fare della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile (SNSvS) il riferimento comune di tutte le politiche pubbliche, tra i punti di maggior rilievo viene rilanciata l’importanza di “riconoscere in modo esplicito il ruolo e il valore degli standard volontari e delle prassi di riferimento quali strumenti operativi per tradurre gli obiettivi di sostenibilità in azioni concrete, misurabili e replicabili“. Come esempi emblematici in tal senso vengono citate la UNI/PdR 125 sulla parità di genere, la UNI/PdR 192 sulla conciliazione vita-lavoro e, ovviamente, la specifica tecnica UNI/TS 11820 sulla misurazione della circolarità.
Anche sul tema dell’equità tra generazioni e tra generi – punto ribadito come rilevante nel Rapporto ASviS in merito allo sviluppo di politiche sostenibili che impegnano le comunità a medio e lungo periodo – il richiamo alla normazione è significativo ed esplicito. Se infatti la legge 10 novembre 2025 n. 1675 ha introdotto, all’art. 4, la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG) quale “strumento di analisi preventiva degli atti normativi del Governo in relazione agli effetti ambientali e sociali sui/sulle giovani e sulle generazioni future“, bisogna far sì che questa non sia un puro atto formale, bensì una pratica sostanziale. E in questo contesto viene citata la UNI/PdR 180 (“Valutazione di impatto di genere delle misure legislative e dei programmi di investimento ex-ante ed ex-post”) come strumento strategico e concreto per integrare la prospettiva di genere nelle decisioni pubbliche.
L’impegno verso lo sviluppo sostenibile è dunque un fatto tecnico-metodologico, che chiama in causa la politica e le imprese, ma è anche – se non prevalentemente – un fatto culturale. Per questo il Rapporto ASviS suggerisce di introdurre la figura dell’Educatore Civico-Istituzionale, cioè un professionista che – ispirandosi al “civic educator” di matrice anglosassone – eserciti una missione educativa nella società, facilitando il dialogo tra cittadini e istituzioni. E anche in questo caso il documento sottolinea come “una Prassi di Riferimento UNI per l’Educatore civico-istituzionale consentirebbe di attribuire tale ruolo a figure già operanti in molteplici contesti, offrendo a scuole, enti pubblici, imprese e terzo settore un riferimento professionale chiaro, verificabile e coerente con gli obiettivi di rafforzamento istituzionale e partenariato previsti dall’Agenda 2030“.
In conclusione, il Rapporto ASviS 2026 conferma il ruolo della normazione tecnica come infrastruttura abilitante della sostenibilità, promuovendone l’azione al servizio dell’economia e della società. Un impegno che UNI svolge e continuerà a svolgere con forza e consapevolezza.
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