Articoli | 11 Dicembre 2025
Gli standard alla COP30: il resoconto
Si è da poco conclusa la conferenza sul clima che ha riconosciuto il ruolo chiave che gli standard hanno all’interno delle politiche di salvaguardia del Pianeta.
Nelle scorse settimane si è tenuta la COP30 a Belém nel cuore dell’Amazzonia, luogo simbolo della resistenza al cambiamento climatico. L’obiettivo della conferenza era discutere e negoziare le misure per contrastare il cambiamento climatico, concentrandosi maggiormente sull’adattamento e resilienza dei luoghi e delle persone, della finanza climatica e la riduzione delle emissioni, con l’obiettivo di rafforzare gli impegni stabiliti con l’accordo di Parigi, siglato in occasione della COP21 nel 2015. La Conferenza ha visto molti protagonisti: leader, ministeri e delegazioni da oltre 190 paesi, ONG, rappresentanti della società civile e della comunità scientifica, oltre ad esponenti delle comunità indigene e dell’attivismo climatico.
Ma la COP30 ha dato lustro anche alle attività e all’impegno che la normazione porta avanti in questo campo. Alla Conferenza, infatti, era presente lo Standards Pavilion guidato da ISO, IEC e UL Standards & Engagement (ULSE) che ha visto riunite organizzazioni internazionali, agenzie delle Nazioni Unite e coalizioni del settore privato.
L’obiettivo dello Standards Pavilion era quello di promuovere l’adozione di soluzioni tangibili per la salvaguardia del clima dal momento che gli standard forniscono un framework affidabile attraverso un linguaggio comune che trasforma i piani di azione – per il clima in questo caso – in risultati misurabili. La presenza di ISO e IEC all’interno della COP30 dimostra anche l’importanza della cooperazione globale fra diverse entità, con l’obiettivo ultimo di integrare gli standard in ogni fase dell’agenda climatica, promuovendone l’adozione. Questo approccio, se pienamente condiviso, segnerebbe un cambiamento radicale nel modo in cui i governi, i fondi di investimento e gli esecutori politici trasformano le ambizioni climatiche dei singoli paesi in azioni globalmente responsabili.
Uno dei risultati più importanti ottenuti da ISO e IEC è stata la citazione degli standard all’interno
dell’Action Agenda della COP30, che attraverso sei assi tematici e trenta obiettivi, stila un piano quinquennale che supporta i governi, la società civile, le amministrazioni locali e regionali, le popolazioni indigene e le società di investimenti nell’azione climatica. Questo risultato va inteso anche come riconoscimento delle norme internazionali come strumenti chiave, attuabili a livello globale, per la salvaguardia del clima.
A latere, ISO e IEC hanno anche stilato un policy paper dal titolo “How to use international standards for climate action” che aiuta tutte le parti interessate nell’attuazione di azioni per il clima. All’interno del documento si evidenzia anche uno dei ruoli chiave degli standard: sbloccare le barriere sistemiche. Questo metodo, largamente sostenuto anche dalla Presidenza della COP30, incarna i suoi risultati in tre casi:
- il Piano di transizione per le istituzioni finanziarie (Asse 6, obiettivo 20 dell’Action Agenda; qui disponibile) che verrà supportato dalla futura norma ISO sulla pianificazione della transizione verso le emissioni a zero (Net Zero) a cura della ISO/TC 322 – Sustainble Finance;
- il Piano per accelerare lo sviluppo dell’idrogeno rinnovabile e a basse emissioni e dei suoi derivati (Hydrogen PAS) (Obiettivo 4, Asse 1; qui disponibile) che vede l’integrazione dell’ISO/TS 19870;
- il Piano per accelerare l’armonizzazione della contabilità globale del carbonio (Obiettivo 23, Asse 6 dell’Action Agenda; qui disponibile) che ha visto la collaborazione fra ISO e Greenhouse Gas Protocol (GHGP) per la stesura congiunta di un futuro standard. A questo proposito si può citare l’ISO/TC 207/SC 7 “Greenhouse gas and climate change management and related activities”, che da anni sviluppa standard in questo ambito, e – a livello europeo – il più recente CEN/TC 467 “Climate change” a presidenza italiana e segreteria UNI.
Questo documento, oltre ad elaborare soluzioni dettagliate per trasformare gli impegni presi sul clima in azioni concrete, promuove anche le partnership per la costruzione di economie di impatto. L’idea, promossa dall’agenzia United Nation Development Programme (UNDP) e ISO, si pone l’obiettivo di costruire economie le cui le decisioni finanziarie e organizzative determinano progressi significativi in materia di sviluppo sostenibile. All’interno del paper ISO conferma e rafforza la propria volontà e intenzione a impegnarsi alla stesura di standard basati sull’architettura della Climate Promise dell’UNDP.
La COP30 è stata anche la sede dell’annuncio del lancio del Global Circularity Protocol for business (GCP) a cura di One Planet Network e del World Business Council for Sustainable Development (WBCSD). Il GCP è un framework volontario basato sulla scienza e armonizzato a livello globale, progettato per aiutare le organizzazioni di tutte le dimensioni a misurare, gestire e comunicare le loro prestazioni circolari e il loro impatto. Quanto presente nel protocollo è in linea con gli standard ISO sull’economia circolare.
L’esperienza dell’ISO anche all’interno della Conferenza sul clima dimostra che gli standard internazionali sono strumenti essenziali per trasformare le ambizioni nazionali in materia in un’esecuzione credibile, trasparente, pratica e responsabile.
E con lo sguardo rivolto verso la COP31 che si terrà ad Antalya, in Turchia, i partner dello Standards Pavilion ribadiscono il loro impegno comune a rafforzare la messa in pratica dell’agenda climatica promuovendo l’uso di standard internazionali.
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