Storie | 9 Aprile 2022
Marzia Bolpagni – Passione per il consenso
Intervista
Marzia Bolpagni
Head of Building Information Modelling (BIM) International - Direttore Associato presso Mace
Sono nata, cresciuta e ho studiato a Brescia dove – spinta dalla passione per l’arte e l’ambiente costruito – ho studiato ingegneria edile e architettura laureandomi con il massimo di voti nel 2013. Successivamente ho fatto un dottorato di ricerca al Politecnico di Milano che mi ha portato prima a Boston e poi a Londra.
Ho incontrato la normazione nel 2011: me l’ha presentata Angelo Ciribini nel corso di Organizzazione del cantiere, incentrato proprio sul tema della digitalizzazione del settore.
Sono entrata più in confidenza (con la normazione!) nei 18 mesi che ho passato al CNR-ITC “sotto l’ala” di Elisabetta Oliveri, una ex-dipendente UNI che mi
ha portato per la prima volta in UNI e mi ha trasmesso la passione per il consenso e la volontarietà: mi ha fatto capire quanto sia di prestigio e importante
lavorare per la normazione a livello italiano, europeo e internazionale, quindi lei sicuramente è stata una delle persone di riferimento per me nel percorso della
normazione.

La svolta è stata nel 2016, quando ho pubblicato una ricerca su come venivano definiti i requisiti informativi per gli edifici e le infrastrutture: ogni Paese li definiva usando codici differenti, c’era (e in parte c’è ancora) molta confusione su come definire quante informazioni fossero necessarie.
La ricerca è piaciuta al DIN che mi ha chiamata a Berlino per presentarla, cosa che ho fatto con il supporto di UNI e della norma che era già stata sviluppata in Italia. Dopo 3 mesi ero la coordinatrice di un gruppo di lavoro CEN!
Nel frattempo ho conservato la passione che mi ha trasmesso Elisabetta e la esercito partecipando a numerosi gruppi di lavoro UNI della sottocommissione “BIM e gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni” della commissione “Prodotti, processi e sistemi per l’organismo edilizio” (dei quali coordino il
GL3 “LOIN, struttura per il mercato nazionale”) e ad altrettanti gruppi di lavoro CEN e ISO (in quest’ultimo sono Project Leader dei lavori per la stesura della norma “Building information modelling – Level of information need – Concepts and principles”).
È anche grazie alla portata mondiale delle attività della mia compagnia (le cui business unit si occupano di costruzione, real estate, facility management e consulenza) che ho potuto continuare a lavorare nella normazione. A differenza di quello che spesso succede in Italia, Mace ha valutato le mie competenze e il potenziale che potevo esprimere, non gli “anni di esperienza pregressa”: mi ha assunto con la posizione di manager, dopo 2 anni sono diventata senior manager e adesso sono Direttore Associato con la responsabilità di tutto il mercato internazionale della digitalizzazione del processo di costruzione.
Il ruolo, però, non mi impedisce di avere una vita privata (pratico sport e viaggio): in Inghilterra il tema del benessere è molto importante, quindi ho imparato a gestire il mio workload e ad avere un equilibrio vita/lavoro che superasse la propensione molto mediterranea a lavorare fino a tardi. In azienda c’è inoltre molta attenzione alla gestione e inclusione della diversità (di genere, nazionalità, razza…) che – sebbene l’ambiente “maschile”- mi ha sempre fatto sentire a mio agio, cosa che non posso dire delle prime riunioni negli organi tecnici di normazione:
Nella prima riunione a Berlino su 40 persone eravamo solo 2 donne; il “pregiudizio di (in) competenza” mi ha poi obbligato a imparare a “difendere un’idea” (tanto più se non è solo mia ma del Paese che rappresento) sviluppando degli skill che mi hanno fatto trasformare la remissività, spesso tipica nelle donne, in capacità di convincimento.
Dalla normazione – comunque – sto ricevendo tanto: contatti, networking, la possibilità di avere discussioni altamente specializzate e approfondite con esperti di tutto il mondo, che rappresentano soggetti ed esigenze diverse del processo di costruzione.
Ma soprattutto ho la possibilità di cambiare il settore delle costruzioni, perché la normazione ha un impatto che difficilmente puoi avere con qualsiasi altro strumento.
Io in cambio ho portato delle idee, di come si poteva e si doveva cambiare il modo di definire i requisiti informativi nel settore delle costruzioni e che bisognava
farlo tramite la standardizzazione. Mi sento di dire che forse i tempi della normazione potrebbero ridursi ancora un po’ senza rinunciare alla forza del consenso, ma – di sicuro – è necessario accelerare il processo di digitalizzazione dei contenuti: sia nella fase di preparazione delle norme con processi più snelli (ad esempio con un “portale dei commenti” che superi gli attuali moduli in word) sia in quella di utilizzo finale (ad esempio rendendo possibile il controllo della conformità tramite un approccio digitale e non in modo manuale).
Concludo con una considerazione basata sul mio settore ma che ritengo estendibile a qualsiasi campo: investire in normazione ripaga perché è fondamentale avere un processo standardizzato digitalizzabile per poi fare tutte quelle analisi intelligenti che aiutano a ottimizzare. I tempi e le regole della normazione garantiscono che lo standard sia il riconoscimento ragionato
della soluzione migliore, che crea valore a beneficio di tutti.
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