Notizie | 5 Novembre 2026

Spreco alimentare: UNI ISO 20001… e non solo

La normazione offre strumenti per gestire in maniera strutturata il fenomeno. Ne parliamo con l’esperto Nicola Rondoni.

Secondo dati della FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), riportati dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, oltre un terzo del cibo prodotto al mondo va perso. In altri termini questo significa che gli alimenti sono persi o sprecati lungo l’intera catena di approvvigionamento alimentare.
Si tratta di un fenomeno di enormi dimensioni che chiama in causa tutti i soggetti della filiera, dall’azienda agricola a quella di trasformazione e lavorazione, dalla grande distribuzione ai negozi al dettaglio per finire ai ristoranti e, non ultimo, all’ambito più strettamente domestico.

Che il problema abbia una rilevanza globale è confermato dal fatto che tra i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile identificati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, uno (il dodicesimo, n.d.r.) richiama esplicitamente questo tema: parlare di “consumo e produzione responsabili” significa infatti agire per una gestione sostenibile ed efficiente delle risorse. E la drastica riduzione dello spreco alimentare è una delle principali direttive per raggiungere questo obiettivo.

Ovviamente il mondo della normazione può offrire un significativo contributo da questo punto di vista, in termini di strumenti pratici di gestione, pianificazione e monitoraggio.

Tra questi, un posto di rilievo è destinato ad essere occupato dalla UNI ISO 20001 “Sistema di gestione della perdita e degli sprechi alimentari — Requisiti per la prevenzione e la minimizzazione della perdita e degli sprechi alimentari lungo tutta la catena di approvvigionamento alimentare”.

Sviluppato dall’ISO/TC 34/SC 20 “Food loss and waste”, il documento specifica i requisiti per un sistema di gestione delle perdite e degli sprechi alimentari (FLW – Food Loss and Waste), al fine di consentire a un’organizzazione coinvolta nella filiera alimentare di ridurre gli sprechi al minimo; quantificare, misurare, monitorare, documentare e rendicontare le eccedenze alimentari oltre che le perdite e gli sprechi alimentari; comunicare efficacemente le problematiche relative alle perdite e agli sprechi alimentari alle parti interessate; impegnarsi in un miglioramento continuo e, non ultimo, avviare un percorso di certificazione di conformità che attesti l’impegno profuso e i risultati raggiunti.

Nicola Rondoni, DNV

Per approfondire i punti di forza della UNI ISO 20001 e gettare luce su analoghi lavori in corso a livello nazionale, abbiamo parlato con Nicola Rondoni (Global Food & Beverage Service Line Manager di DNV), membro del Gruppo di lavoro UNI/CT 003/GL 29 (“Perdite, sprechi ed eccedenze alimentari”) che interfaccia i lavori del comitato internazionale e che è impegnato a sviluppare ulteriori documenti normativi sul tema.

Da quali esigenze nasce la UNI ISO 20001?
La UNI ISO 20001 nasce dall’esigenza di fornire alle organizzazioni uno strumento internazionale e condiviso per affrontare in modo strutturato il tema della prevenzione e gestione delle perdite e degli sprechi alimentari, una sfida che genera impatti economici, ambientali e sociali significativi. La norma supporta inoltre il raggiungimento dell’Obiettivo 12.3 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, dedicato alla riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari.

Quali sono gli aspetti più rilevanti che la norma affronta?
La norma introduce un Sistema di Gestione dedicato alla prevenzione ed alla riduzione delle perdite e sprechi alimentari, basato sul miglioramento continuo. Tra gli aspetti principali vi sono la misurazione e il monitoraggio delle eccedenze, l’identificazione delle cause di spreco, la definizione di obiettivi di riduzione e il coinvolgimento degli stakeholder lungo la catena del valore. Un principio fondamentale è che ogni iniziativa di prevenzione o recupero deve essere realizzata senza compromettere la sicurezza alimentare.

A quali organizzazioni si rivolge?
La UNI ISO 20001 si rivolge a tutte le organizzazioni coinvolte, direttamente o indirettamente, nella filiera alimentare, indipendentemente dalle dimensioni o dalla complessità delle attività svolte. Il campo di applicazione comprende aziende agricole, industrie alimentari, operatori logistici, distributori, dettaglianti, organizzazioni benefiche, servizi di ristorazione e soggetti impegnati nella gestione e valorizzazione delle eccedenze e dei residui alimentari.

In ambito nazionale si sta lavorando a delle linee guida per la gestione e valorizzazione delle eccedenze alimentari. A che punto sono i lavori e qual è la recettività delle organizzazioni su un tema così rilevante sia dal punto di vista economico che sociale?
In ambito UNI è stato recentemente avviato il Gruppo di Lavoro UNI/CT 003/GL 29 dedicato alle perdite, agli sprechi e alle eccedenze alimentari, con l’obiettivo di sviluppare linee guida nazionali per la gestione e valorizzazione delle eccedenze. I lavori sono attualmente nella fase di definizione dei contenuti tecnici attraverso il contributo dei diversi stakeholder coinvolti.
L’interesse delle organizzazioni è elevato e in costante crescita. Sempre più aziende riconoscono che una gestione efficace delle eccedenze alimentari non genera solo benefici sociali e ambientali, ma rappresenta anche un’opportunità concreta per migliorare l’efficienza operativa e creare valore lungo tutta la filiera.

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