Articoli | 16 Aprile 2024
Il mobile: un’eccellenza italiana… tra standard e circolarità
In occasione del Salone del Mobile 2024, facciamo il punto sul mercato del mobile in Italia parlando di normazione, sostenibilità e innovazione.
Non c’è dubbio che il nostro Paese vanti numerose eccellenze, declinate nei più svariati settori. E non è certo un mistero che l’industria del mobile rappresenti una delle punte di diamante dell’economia nazionale.
I numeri testimoniano questa realtà anche a livello globale. Secondo un report pubblicato dall’Area Studi Mediobanca, l’Italia si pone infatti al terzo posto su scala mondiale per quote di mercato, preceduta solo da colossi come Cina e Stati Uniti e superando la Germania.

Il nostro Paese è dunque il principale produttore di mobili nell’Unione Europea ed ha una crescita che si attesta al momento al quarto posto, dietro Svezia, Spagna e Polonia. Ma a questo proposito va anche ricordato che l’Italia è riconosciuta universalmente per la qualità dei prodotti e la sua specializzazione nella fascia alta del mercato. Entrando più nel dettaglio, si stima che nel nostro Paese il numero di imprese che operano nel settore mobili ammonti a circa 21.750, con oltre 140.000 dipendenti e un fatturato di circa 29 miliardi di euro (di cui oltre il 50% rappresentato dall’export).
Insomma, i numeri ci confermano che il settore mobili è uno dei pilastri della nostra economia e che la qualità della nostra produzione si è ritagliata una fetta importante di mercato a livello internazionale. Possiamo dire che si stratta di un settore ad alta competitività.
E non è certo secondario, in questo quadro a colori vivaci, il ruolo svolto dalla normazione tecnica. A livello nazionale è la commissione tecnica UNI/CT 028 “Mobili” a presiedere l’attività normativa. E lo fa sia sviluppando norme prettamente nazionali (un esempio recentissimo? La UNI 11938:2024 sui requisiti minimi per l’installazione dei mobili sospesi per bagno), sia interfacciando il comitato europeo (CEN/TC 207) che quello internazionale (ISO/TC 136 “Furniture”) di cui UNI detiene anche la segreteria, a conferma ulteriore di un ruolo riconosciuto a livello mondiale.
Gli standard trattano i temi più svariati: dalla sicurezza, all’ergonomia ai metodi di prova, dai processi di fabbricazione ai requisiti delle finiture… Ma c’è un tema recente che si è fatto strada nella filiera e si riconnette a una materia di evidente attualità: la circolarità del mobile.
L’argomento ha la sua pregnanza nel mondo della normazione (e non solo), tanto più se si pensa che a livello europeo è stato istituito un apposito gruppo di lavoro – il CEN/TC 207 WG 10 “Requirements and tools for furniture circularity” – che affronta proprio questo aspetto.
In questo contesto la circolarità del mobile mira a riutilizzare o recuperare i prodotti usati, e lo fa attraverso la valutazione delle prestazioni di smontaggio del mobile stesso e quindi del suo cosiddetto valore di recupero.

Proprio a gennaio di quest’anno è stata pubblicata (recependo lo standard europeo) la norma UNI EN 17902:2024 “Mobili – Circolarità – Metodo di valutazione della capacità di smontaggio/rimontaggio” che appunto stabilisce una serie di criteri su cui basare, in fase di progettazione del prodotto, la valutazione della capacità di accedere e rimuovere, sostituire o rimontare parti prioritarie del mobile (in un’ottica di cosiddetto “design for disassembly“).
Si parla, in questo contesto, più genericamente di “design circolare”: un approccio costruttivo lungimirante che mira a creare le condizioni per un uso quanto più prolungato possibile del prodotto e delle sue componenti da parte del consumatore.
Una caratteristica centrale di un prodotto sostenibile è appunto la sua durabilità e la durata di vita associata dell’intero prodotto. Non a caso c’è chi ha detto che “il prodotto più verde è quello che già esiste, perché non attinge a nuove risorse naturali“. Una strategia di indubbia efficacia.
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