Notizie | 13 Giugno 2024

La rivoluzione pet friendly sul posto di lavoro

UNI, membro della Pets at Work Alliance, condivide il principio che “insieme è meglio, anche in ufficio” e racconta il proprio progetto “Dogs at work”

Pets at Work, il programma di Purina che permette ai proprietari e proprietarie di animali domestici di vivere la relazione positiva con i propri amici a quattro zampe anche sul posto di lavoro Purina, compie 10 anni. Una missione che si concretizza portando il progetto anche all’esterno, in importanti aziende su tutto il territorio nazionale, membri della Purina Pets at Work Alliance.

Gli animali da compagnia fanno sempre più parte del nostro tessuto sociale e delle comunità: la popolazione pet in Italia supera i 65 milioni, di cui quasi 19 milioni sono cani o gatti (Dati rapporto Assalco – Zoomark 2024). Nonostante ciò, da una ricerca di Purina con BVA Doxa che in Italia per oltre l’80% delle persone non è consentito portare un pet in ufficio, anche se molti pet owner, soprattutto i proprietari di cani, desidererebbero farlo. Oltre 7 persone su 10 riconoscono l’influenza positiva degli amici a quattro zampe sul luogo di lavoro, come un miglior benessere emotivo, la creazione di un ambiente più tranquillo e rilassato e la riduzione dello stress.

Negli uffici UNI, la proposta di attivare il programma è arrivata da Lucia Ramazzotti, responsabile della comunicazione, che nel 2017 ha deciso di accogliere un cane in famiglia e ha chiesto la possibilità di portarlo presso la nostra sede milanese. La risposta positiva dal management è stata lo spunto dal quale è scaturita la decisione di inserire e strutturare il programma, così da permettere a tutti i dipendenti di usufruirne e di godere dei benefici, che sono molto positivi.

Grazie a una survey interna Purina, emerge che il 100% degli aderenti all’iniziativa Pets At Work è soddisfatto e riconosce una migliore gestione del cane, meno sensi di colpa legati a lasciarlo a casa da solo e un migliore equilibrio lavoro/vita privata. Anche chi non ha usufruito in prima persona dell’iniziativa si dice molto soddisfatto, infatti al 93% dei dipendenti piace avere pet in ufficio, perché mettono di buon umore, incoraggiano l’adozione e facilitano le interazioni con i colleghi. Oltre il 90% si dichiara orgoglioso di far parte di una realtà che sostiene ed implementa questa iniziativa e il 92% degli intervistati consiglierebbe ad amici che lavorano per altre aziende di inserire il programma Pets at Work nel loro programma di welfare.

La presenza dei cani in ufficio crea inoltre un’atmosfera migliore con meno stress e più possibilità di socializzazione tra le persone, le quali hanno l’opportunità di interagire tra di loro e conoscere persone dei diversi team, con cui non si interfaccerebbero normalmente grazie all’amore per gli animali.

Non bisogna però trascurare la diffidenza o paura che gli animali possono generare: questo è possibile grazie al rispetto delle opinioni e delle preferenze di tutti. L’obiettivo del programma è infatti quello di creare un ambiente piacevole per tutte le persone coinvolte e lasciare ad ognuno la possibilità di scegliere se e in quale misura interagire con i pet. Chi ancora non ama la presenza dei cani in ufficio si è infatti detto rassicurato dai percorsi e dagli spazi a loro dedicati, dagli ascensori alle sale riunioni, fino alla sala break. Nelle realtà in cui non c’è un’area dedicata al progetto, come nella nostra sede di Milano, la regola è una sola: tutti possono portare il cane in ufficio ma devono aver verificato che tutti i colleghi siano d’accordo; un approccio che incoraggia il dialogo aperto e che si è sempre rivelato positivo.

Inoltre, l’ingresso dei pet in azienda può essere regolamentato da alcune linee guida, che variano a seconda delle esigenze specifiche, fino alla richiesta di un patentino che attesta la buona condotta del cane e il rapporto positivo del pet e del suo proprietario.

In tanti anni di applicazione del progetto, abbiamo solo goduto dei benefici dell’iniziativa e nessun disagio. Suggerisco vivamente di seguire questo esempio virtuoso che rappresenta una soluzione di welfare aziendale inclusiva e terapeutica

Ruggero Lensi, Direttore Generale UNI

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