Storie | 13 Novembre 2022

Marianna Villani – Ancora di salvezza

Partecipare al Panel dedicato agli Young Professionals in occasione della scorsa 57a Assemblea Generale CEN/CENELEC, grazie a UNI, mi ha dato un’ulteriore possibilità di crescita, di ambizione e di ammirazione verso tutti coloro che erano lì ad ascoltarmi e pronti a credere nelle idee dei giovani che si avvicinano al mondo della standardizzazione, e ho potuto ancor di più constatare tutto l’impegno e la dedizione impiegata dagli esperti nel portare avanti i propri progetti condivisi verso un obiettivo comune.

Intervista

Marianna Villani

Analista di Laboratorio di Tortora Vittorio S.r.l.

Sono una ragazza semplice e dalle poche pretese, proveniente da un paese in provincia di Salerno in cui c’è una mentalità ancora conservatrice e tradizionalista, ma sono sempre stata concentrata e determinata sui miei obiettivi e sul mio percorso. Il mio inserimento nel mondo scientifico deriva da una propensione che ho sempre avuto e gli studi classici – paradossalmente – mi convinsero maggiormente a seguire la passione verso la chimica.

La curiosità di conoscere la materia, di capire ciò di cui siamo fatti, di meravigliarmi di quanta complessità ci sia dietro ogni piccolo evento quotidiano mi condussero a scegliere quello che poi è stato il mio percorso universitario in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche. Durante questo iter ho incontrato le norme UNI EN ISO ma fu un approccio molto superficiale che mi lasciò una sensazione di noia. Invece qualche anno dopo, all’inizio della mia prima e attuale attività lavorativa in un’azienda di trattamento e smaltimento rifiuti, ho avuto modo di ricredermi.

Misi piede in un laboratorio nuovo di zecca che doveva partire da zero e in cui era tutto nelle mie mani.
Strumentazione nuova, nessuna procedura né metodica, nessun tutor, ma soltanto un enorme e gigantesco iceberg nascosto nel buio più totale. Mi sono armata di tanto spirito di sacrificio, di studio continuo e di prove, di confronti con specialisti e ho cercato qualsiasi mezzo che potesse essermi utile. Ho acquistato le prime norme UNI per iniziare a operare tra una strumentazione e l’altra. Sono state davvero la mia àncora di salvezza! Poi sono arrivati altri ostacoli, riscontrati in alcuni procedimenti di preparazione dei campioni: non potete immaginare quanta eterogeneità si rileva nella sfera dei rifiuti, specialmente quelli industriali.

A quel punto, mi porsi la domanda: “E se iniziassi a sviluppare una procedura tutta mia? Se proseguisse nel verso giusto, potrebbe essere utile anche a qualche altro povero navigante fermo davanti a quell’enorme
iceberg come me”. Ecco, capite l’importanza di avere degli standard in un contesto così complesso e vasto già di suo come è la scienza, e a maggior ragione in un settore ricco di responsabilità – principalmente
morali – come è l’ambientale. C’è da dire che i miei studi concernenti la procedura di estrazione e la sua elaborazione sono ancora agli albori e in fase di sviluppo; una volta terminati, vorrei magari sottoporli
all’attenzione degli organi tecnici di UNI. Sono consapevole che la circumnavigazione sarà ancora lunga e non priva di difficoltà, ma il campo della chimica così come quello ambientale ha bisogno della standardizzazione sia perché la chimica e la tecnologia potrebbero fare tanto per tutti i settori tecnici e scientifici sia perché abbiamo noi tutti bisogno di un mondo in crescita e in miglioramento ma inquadrato
e incentrato sul bene universale.

Il campo della chimica così come quello ambientale ha bisogno della standardizzazione sia perché la chimica e la tecnologia potrebbero fare tanto per tutti i settori tecnici e scientifici sia perché abbiamo noi tutti bisogno di un mondo in crescita e in miglioramento ma inquadrato e incentrato sul bene universale.

Un ulteriore aspetto che mi ha indotta a non mollare è stato quello di mettere in risalto la figura femminile nel mondo scientifico e nella standardizzazione: mi fa piacere constatare che alcune aziende del mondo scientifico-sanitario stiano incrementando il proprio personale con un numero sempre più elevato di donne, ma sicuramente non siamo ancora giunti a una situazione priva di pregiudizi.

A volte mi capita di provare un po’ di disagio in questa realtà, ancora maschilista, in cui vige l’idea che al vertice debba esserci un uomo o che le idee brillanti possano provenire soltanto da un uomo. Altre volte mi capita di vedere che un uomo si senta sconfitto solo perché è stata una donna ad avere l’idea vincente… La cosa che però mi ha incuriosita dell’azienda presso la quale lavoro (situata nello stesso quartiere di paese in cui sono nata e cresciuta) che mi ha portata a voler farne parte, oltre all’evidente influenza che sta esercitando nel Sud Italia, è stata quella di scoprire che al vertice c’era proprio una donna! È stata un’amministratrice che ha creduto fermamente alle idee e alle menti femminili e alla loro capacità di fare la differenza. Avendo un tale esempio e appoggio, ho avuto la forza di lottare contro i pregiudizi che mi circondano e di proseguire con le mie idee.

Spero di aver trasmesso la passione che muove qualsiasi azione verso la crescita professionale e personale, che ho riscontrato anche grazie alla normazione, ma soprattutto spero di aver messo in risalto quanto sia fondamentale la standardizzazione: faro che illumina l’oscurità per non andare a sbattere contro le profonde, nascoste e affascinanti radici di quell’enorme iceberg fatto di incertezze, ignoto e caos.

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